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La Sicilia vuole ripartire da reti d’impresa, investimenti e legalità

di Nino Amadore

3' di lettura

Un nome antico per guardare al futuro. È la nuova Sicindustria che ieri ha tenuto la sua prima assemblea. E nel nome, che fu voluto da Mimì La Cavera che di Sicindustria è stato il fondatore, non c’è solo la romantica malinconia per il passato, ma quasi un programma per il futuro ispirato a La Cavera, cui è stato intitolato un premio per valorizzare le eccellenze dell’isola. 

Al centro del dibattito la questione industriale, che da queste parti, si ripropone in tutta la sua evidenza. Come ha colto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: «Riguarda il Paese - ha detto - e a Mezzogiorno vale il doppio». Un preambolo per rilanciare su temi già cari a La Cavera: finanziare lo sviluppo e avere coscienza che si riparte grazie all’industria. Con un paio di riferimenti a una strategia che è sicuramente più complessa. 

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Il primo è alle Reti d’impresa, struttura che all’interno del sistema Confindustria raccoglie oltre 18mila aziende ed è guidata da Antonello Montante, past president di Sicindustria: «Non è un caso che abbiamo ritenuto di affidare RetImpresa a Montante - ha detto Boccia -. Non ci sono solo i numeri ma c’è anche un dato qualitativo: le Reti d’impresa pongono una questione culturale perché in questo caso le aziende devono essere in grado di fare sistema, collaborare per la competitività, saper crescere». Per Boccia la Sicilia e il Mezzogiorno devono saper cogliere le opportunità, diventando anche grazie ai fondi di coesione, «laboratori di attrattività e devono essere capaci di costruire una nuova primavera». Ma l’intero Paese deve darsi un progetto: «Dobbiamo aprire una stagione con i sindacati in cui la questione industriale diventi prioritaria e non deve essere la questione degli industriali ma degli attori della fabbrica. Speriamo di trovare grandi convergenze per costruire questa stagione.

Diversa anche nel metodo». Quanto alla politica il presidente di Confindustria è stato netto: «Bisogna andare oltre le tattiche fra i partiti e dobbiamo costruire una stagione di confronto sui contenuti sulla politica economica -ha detto Boccia-. Come si fa ad allearsi con chi a sinistra chiede di smantellare il Jobs Act e con chi a destra chiede di uscire dall’euro? È arrivato il momento di parlare di contenuti e di politica economica.Il Paese vive una fase interessante dal punto di vista economico che va accelerata e una fase di incertezza dal punto di vista politico che speriamo si risolva quanto prima. Occorre continuare quella stagione di riforme che hanno portato degli effetti positivi in termini economici».

Il confronto è necessario, dunque. Perché oggi, per esempio in Sicilia, questioni antiche si ripresentano sotto altra forma: la competitività del sistema industriale siciliano, limitata da ritardi infrastrutturali storici; la capacità di attrarre nuovi investimenti, la modernizzazione frenata da strumenti non sempre rispettosi degli investimenti, la poca trasparenza della pubblica amministrazione, la mafia e la corruzione in un contesto mutato grazie all’impegno dello Stato e delle associazioni (come la Federazione antiracket e la stessa Confindustria).

Tutti temi sottolineati nel suo intervento dal presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro che ha ribadito la necessità di scelte di prevenzione contro la corruzione e la scelta di denunciare racket e mafie: «Per ogni corrotto c’è un corruttore. Noi lo sappiamo e non intendiamo sottrarci» ha detto. E poi la proposta di una alleanza per lo sviluppo: «Siamo convinti di una cosa: si vince tutti insieme. Le divisioni portano alla sconfitta, che è di tutti». Alla politica il presidente di Sicindustria chiede fatti: «La campagna elettorale diventa troppo spesso un limbo per imprese e cittadini: le azioni per la crescita economica vanno sottratte alla competizione elettorale».

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