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La signora dell’arte: Bianca Attolico raccontata da sua figlia

In mostra la sua collezione, che riunisce circa 60 opere, tra dipinti e sculture, negli spazi del Casino dei Principi a Villa Torlonia. La gestione dell’eredità

di Marianna Agliottone

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Elena Attolico

In mostra la sua collezione, che riunisce circa 60 opere, tra dipinti e sculture, negli spazi del Casino dei Principi a Villa Torlonia. La gestione dell’eredità


4' di lettura

Bianca Attolico (Roma, 1931-2020) è stata una «Signora dell'arte», proprio come viene definita nel titolo della mostra-omaggio a lei dedicata e attualmente in corso nei Musei di Villa Torlonia a Roma. Nel suo percorso ha mantenuto buona parte della collezione creata dal padre Tommaso Lucherini e l'amore nei confronti della pittura, pur essendo fortemente attratta anche da tecniche espressive diverse come la fotografia e il video.
Ritratto di una madre, energica e animatrice di fiere, gallerie, inaugurazioni, cenacoli intellettuali, nell'intervista che Elena Attolico, figlia e una degli eredi della collezione, ha rilasciato ad Arteconomy24.

Come nasce Bianca Attolico collezionista?
Il papà di mia madre, medico e intellettuale poliedrico, era a sua volta collezionista. E lei, ha iniziato il suo percorso seguendo infatti le orme di suo padre, fin da giovanissima, negli anni Cinquanta. In quegli anni mia madre iniziò anche la frequentazione degli artisti della Scuola Romana, grandi amici di suo padre, come Alberto Ziveri, Mario Mafai, Antonietta Raphaël ed altri. Quel periodo le è rimasto nel cuore e le opere acquisite personalmente o ereditate dal padre hanno sempre avuto un posto d'onore nella sua collezione.

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Quali artisti ha collezionato di più? Che rapporto aveva con loro?
Mia madre è cresciuta in un periodo di non-globalizzazione e, via via nella sua lunga vita, ha iniziato a fare ricerca sugli artisti internazionali. La sua collezione è quindi lo specchio dei tempi. A partire dal nucleo della Scuola Romana, dei Futuristi, e degli artisti prevalentemente italiani dei primi decenni del Novecento, arriviamo fino ai giovani, e giovanissimi, artisti contemporanei italiani ed internazionali. Per lei collezionare è stata una vera passione che le ha riempito la vita. Non ha mai inseguito l'investimento o l'artista “di moda”. È stata grande amica di molti artisti italiani ormai storici e, contestualmente, promotrice di artisti giovani. Sempre mossa dalla curiosità, dall'intuizione, dallo studio. Per questo è riuscita a trasformare più di una volta un'acquisizione in un investimento, mi viene in mente ad esempio l'acquisizione di un grande e meraviglioso «Paesaggio anemico» di Mario Schifano, datato 1967, che scovò nel retrobottega di un piccolissima galleria dell'epoca e senza quasi valore per il periodo. Se ne innamorò, il resto è storia.

E chi furono, invece, i galleristi che segnarono maggiormente il suo percorso?
Era molto legata ai galleristi romani, come Paola Capata di Monitor, Lorcan O'Neill , Sara Zanin, Massimo Mininni di Sales, Valentina e Alessandra Bonomo . Ma era grande amica anche di Massimo De Carlo, Alfonso Artiaco, Franco Noero .

Quando ha acquistato l'ultima opera?
Poco prima della sua scomparsa, tra il 2018 e il 2019. Ha acquistato più di un'opera di Gianni Politi e di Emiliano Maggi, due giovani e bravi artisti romani.

Bianca Attolico con Fabio Sargentini

Quante opere vi ha lasciato e come sono state divise tra gli eredi? Avete in programma di vendere qualcosa?
La collezione di mia madre è composta da più di 500 opere, è attualmente indivisa tra me e mio fratello Lorenzo. Ad oggi non abbiamo venduto alcun pezzo e non abbiamo pensato di farlo. Ma considerando che la collezione è indivisa tra gli eredi, realisticamente le esigenze in futuro potrebbero essere diverse.

Dove sono collocate queste opere attualmente?
Mia madre è scomparsa a fine gennaio 2020, poco prima del lockdown, ma malgrado lo scarso tempo a disposizione e la difficoltà del periodo con Ludovico Pratesi abbiamo organizzato la bellissima mostra al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma, con un nucleo di circa 60 opere, dai maestri della prima metà del XX secolo, alla Scuola Romana, fino alle più giovani generazioni. La mostra ha inaugurato a ottobre scorso e resterà aperta fino al 5 aprile. Tutto il resto della collezione è in un magazzino specializzato.

Un angolo della casa di Bianca Attolico a Roma

Esiste in catalogo generale?
Esiste un inventario generale realizzato dopo la scomparsa di mia madre, che è stato fondamentale per noi eredi in primis ai fini del ricordo e, in seconda istanza, di archivio generale. La documentazione, con tutta la ricerca anche delle autentiche, è stata curata da noi eredi insieme a due persone specializzate.

È stato concesso, donato qualcosa a qualche istituzione?
Gran parte della sua biblioteca è stata donata alla Biblioteca della Quadriennale di Roma a cui era particolarmente legata.

Un angolo della casa di Bianca Attolico a Roma

Qual è il futuro della collezione Bianca Attolico: avete intenzione di dare vita ad una Fondazione? E qual è il più bel ricordo che la lega alla collezione di sua madre?
È nostra priorità mantenere viva la memoria di nostra madre tramite la sua collezione. Pertanto stiamo studiando la migliore modalità perché questo accada. Mia madre diceva sempre che le opere fanno compagnia. Ed è vero, nella sua vita non è mai stata sola.

Elena, anche lei colleziona?
Sì sono anche io una collezionista d'arte contemporanea.

Rispetto al nucleo di opere ereditate da sua madre, la sua collezione quali altri artisti comprende?
L'ultima opera che ho comprato è un grande quadro di Pietro Ruffo che rappresenta l'Africa, della serie “Costellazioni / Migrazioni” del 2018.

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