Il graffio del lunedì

Calcio, la Signora in rosso (e senza idee) va in collegio. Milan e Napoli avanti tutta

Intanto, mentre la Juve affonda, il Milan e il Napoli proseguono la loro marcia in vetta

di Dario Ceccarelli

Serie A: altro ko per la Juve, stasera Roma-Milan

5' di lettura

La Signora va in collegio fino a sabato prossimo, quando giocherà a Torino contro la Fiorentina. Eh, sì, butta male per Madama. E non solo perché ha perso anche contro il Verona (dopo Sassuolo, Empoli e via elencando) ma perché, sbandata dopo sbandata, la Juventus non sa più a che santo votarsi.

Una squadra in cerca di idee

Quando si decide di portare la squadra in ritiro, nell'anno 2021, vuol dire che le cose si stanno mettendo male, male sul serio. E che soprattutto, oltre che i soldi (209 milioni l'ultimo disavanzo), mancano le idee e uno straccio di progetto. Diciamo la verità: Il ritiro è l'ultima spiaggia, dopo che ogni altro tentativo è andato a vuoto.

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Come capita a quei genitori senza polso che di fronte a un adolescente ingestibile minacciano di togliergli il cellulare. Forse avrebbero dovuto pensarci prima.

E così mettere in castigo padri di famiglia come Chiellini e Bonucci francamente fa ridere. Una volta, ai tempi di Trapattoni e Sacchi, per non tornare ancora più indietro a Nereo Rocco ed Helenio Herrera, il ritiro poteva essere un rimedio per rimettere in riga dei giocatori con troppi grilli per la testa.

In quel modo, per punirli, li tenevi chiusi a chiave per una settimana facendoli giocare a carte e fumare di nascosto. Ma oggi? Ai tempi dei social che senso ha costringere a far colazione assieme Morata e Chiesa ogni mattina?

Se già sei un filo depresso, e ti svegli in pigiama a prendere il cappuccio con Szczesny e Bentancur ti va di traverso tutta la giornata, Se poi a darti una strigliata arrivano Nedved e Andrea Agnelli allora l’autostima va proprio giù.

Il ritiro che non c’è

Non ha più senso. Un conto era il blitz improvviso di Giampiero Boniperti o di sua maestà Gianni Agnelli quando c'erano Platini e Boniek. Un altro è quello di rivedere ancora Max Allegri che scaraventa a terra il suo cappotto alla Continassa. È questione di stile, di carisma, di credibilità.

E anche da queste cose che si capisce quanto Madama sia sfiorita. Al di là della giostra al ribasso di allenatori e di giocatori, della lievitazione dei costi e della riduzione dei punti, pesa anche un problema di stile che è andato perso chissà dove.

Lo stile non è roba per calciatori radical chic. No, è anche l'essenza di una società, la capacità di far sentire che c'è qualcuno che governa davvero. Alla Juve si è perso questo senso della bandiera.

Allegri da solo non basta

Non si può lasciare tutto sulle spalle di Allegri, che è alla fine, anche se costa uno sproposito (9 miliardi a stagione per 4 anni) è pur sempre un allenatore.

Un allenatore che per giunta è stato fermo due anni mentre nel frattempo il calcio correva a mille. Non bastano le battute, le barzellette coi giornalisti, per ridare vigore a un gruppo così allo sbando.

Quanto è lontana Verona da Torino

La differenza col Verona sta anche in questo: che da Simeone (capace di realizzare 6 gol in sei giorni) al portiere Montipò, sono tutti motivati. Orgogliosi di giocare in una squadra dove tutti credono nel lavoro di Igor Tudor, un tecnico di nuova generazione che oltre ai punti (15 in 8 partite) ha portato gioco e coraggio.

Quelle qualità cioè che ora mancano alla Juventus, sempre inchiodata al braccino corto dell'uno a zero. Non è più concesso pensare che basta un gol per chiudere la partita. È roba vecchia, che poteva andare bene ai mitologici tempi di Ciotti e Ameri.

Adesso i rigori vengono dati a pioggia per falli banali o per un braccio non perfettamente aderente al corpo. Basta una distrazione per perdere una partita al 95esimo. In questo calcio, non si può sperare che Dybala decida da solo la partita. Forse con Ronaldo, con 30 gol a campionato, era ancora possibile. Adesso è un suicidio, una missione impossibile.

«Vergogna«, dice Allegri rimproverando tutti, forse anche se stesso visto che non sa più dare un'anima ai suoi. Ma chi può mandare via il vecchio Max con tutto quello che costa?

Certo con Pirlo (che aveva 8 punti in più e non aveva ancora perso) si poteva minacciarne la cacciata. Era un precario, un mister a tempo determinato. Ma chi può licenziare Allegri in una società che perde soldi come un ludopatico al Casinò? Il dramma della Juve (sempre che di dramma si possa parlare riferendosi a un gioco) è che Allegri è l'ultima chance.

Bruciata questa, bisogna rifare tutto. Ma ci vorrebbe un coraggio e una “visione” che questa gestione, finora, non ha dimostrato dai possedere. Gli è rimasta solo la vecchia presunzione. Che fa venire agli avversari ancora più voglia di darle una sonora lezione.

Milan e Napoli avanti tutta

Intanto, mentre la Juve affonda, il Milan e il Napoli proseguono la loro marcia in vetta. I rossoneri battono all'Olimpico la Roma per 2-1. I partenopei senza Insigne e Osimhen hanno invece la meglio sulla Salernitana (0-1). Ora entrambe guidano la classifica a quota 31, seguiti dall'Inter, vittoriosa sull'Udinese (2-0) a 24 punti.

Per il Milan, quello sulla Roma, è un successo prezioso ottenuta con una punizione di Ibrahimovic e un rigore (sempre per un fallo sullo svedese) realizzato da Kessiè. La rete giallorossa arriva nel finale con El Shaarawy, ma i rossoneri dal 22' della ripresa hanno giocato in dieci per l'espulsione di Hernandez che dovrà saltare il prossimo derby con l'Inter.

Il Milan, nonostante le proteste di Mourinho contro il rigore assegnato da Maresca per un dubbio contatto tra Ibanez e Ibrahimovic, ha comunque giocato un'ottima partita realizzando la decima vittoria su undici partite.

Una prestazione maiuscola che mette le ali ai rossoneri in vista di una settimana quantomai impegnativa che li vedrà prima giocare col Porto, mercoledì in Champions, e poi domenica nella sfida con l'Inter. Una settimana complicata, quella del Milan, che però non sembra impensierire troppo i giovani diavoli di Pioli, imbaldanziti dal pieno recupero di Ibrahimovic, sempre presente nei momenti chiave della partita, e al suo 400esimo gol in carriera. Un record per un bomber di 40 anni. E se l'arbitro fa arrabbiare Mourinho, dando il rigore del raddoppio al Milan, è anche vero che lo stesso Maresca annulla un gol proprio a Ibra sul filo del fuorigioco.

Alla fine però è la qualità del gioco a far la differenza: il Milan ne ha di più, mentre la Roma, al di là delle intemerate di Mourinho (“Non fatemi parlare, per noi non c'è rispetto”), è ancora acerba e meno strutturata. Meglio i rossoneri, più determinati e consapevoli delle propria forza anche quando -in dieci - hanno dovuto subire l'assalto finale dei giallorossi, sempre in difficoltà contro le big.

L'altra capolista, il Napoli, con la Salernitana ha avuto un compito più facile nonostante le assenze dei suoi due assi in attacco. Il forfait di Insigne, rimasto in panchina per un presunto affaticamento muscolare, ha però fatto scattare una mini diatriba tra Spalletti e la stampa curiosa di saperne di più sulle reali condizioni del capitano. «Non volevo affaticarlo. Perchè volete farla diventare una questione personale?» ha replicato piccato il tecnico. «Sono stato due anni in campagna, se mi rompete ci vado altri cinque» ha concluso Spalletti minacciando un suo ritorno all'agricoltura che nessuno però teme.

Di braccia strappate all’agricoltura il mondo è pieno, sui piedi invece si registrano pochissimi casi.


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