SALE IN ZUCCA

La sindrome cinese torna ad aleggiare sui mercati

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

Ci risiamo: la sindrome cinese torna ad aleggiare sui mercati finanziari in vista del 2019. Al di là della vicenda Huawei - con l'arresto in Canada della figlia del colosso giallo che ha gelato le grandi aspettative di un accordo commerciale tra Stati Uniti e Pechino consolidate appena una settimana fa al vertice dei “grandi” in Argentina - gli operatori finanziari si stanno sempre più interrogando su cosa ci sia davvero oltre la porta: siamo di fronte ad un passeggero rallentamento congiunturale dopo una lunga fase di espansione economica o, invece, abbiamo decisamente imboccato il tunnel della recessione? Ho provato a porre la domanda ad alcuni “guru” finanziari e quasi tutti hanno allargato le braccia: in effetti è difficile rispondere al quesito che, in queste settimane, tormenta un po' tutti.

Nessuno ha certamente la sfera di cristallo, ma ci sono alcuni fatti che meritano di essere meglio analizzati a fondo per cercare di capire in quale direzione la finanza mondiale sta procedendo. Se, in effetti, è evidente come il mercato globale – e in particolare l'Europa e pure la Cina - abbia perso colpi, ci sono alcuni fatti che possono schiudere uno scenario meno nero rispetto a quello dipinto da moltissimi operatori. Tre, in particolare: 1) la Federal Reserve ha chiaramente attenuato le previsioni di un forte rialzo a breve dei tassi d'interesse; 2) la stessa Cina è in grado di invertire il “trend”; 3) i livelli d'inflazione negli Stati Uniti e nell'Eurozona sono sotto controllo.

A completare il quadro, il previsto calo delle quotazioni del petrolio potrà aiutare i consumatori di tutto il mondo a rimettersi in carreggiata anche perché i prezzi delle varie “asset class” sono sostanzialmente scesi come è il caso degli “spread” sul credito che sono ora più corretti e in linea con i dati medi di lungo periodo.
Gli scenari recessivi in Europa e nel mondo potrebbero essere, dunque, meno preoccupanti per il semplice motivo che, guardando i fondamentali, gli attivi finanziari di diverse società registrano ancora quotazioni che risultano appetibili.

E' chiaro, però, che mai come nei prossimi mesi le aspettative degli operatori internazionali non dovranno essere vanificate dai comportamenti dei vari “establishment” politici come, invece, è spesso accaduto negli ultimi tempi. Basti solo pensare a cosa è successo tra Washington e Pechino appena pochi giorni dopo la “fumata bianca” di Buenos Aires. O, anche, alle manifestazioni di protesta in Francia dei “gilet gialli”, con relativa marcia indietro di Macron, o alla “telenovela” inglese sulla Brexit. Per non parlare dei fatti di casa nostra: dall'interminabile balletto delle cifre sulla manovra economica, che resta poco concentrata sulla crescita, al braccio di ferro nei confronti dell'Europa che sembra ora giunto al “rush” finale. E, guardando proprio ai panni sporchi dell'Italia, sarebbe il caso di dire: “Pedro, adelante cum juicio!”.

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