Il ruolo di Cdp nella ripresa / 2

La sinergia virtuosa tra private equity e capitali pubblici

di Fabio L. Sattin

(XtravaganT - stock.adobe.com)

3' di lettura

Su questo giornale è stato spesso sottolineato come per superare l’attuale fase di profonda crisi siano necessari strumenti di intervento basati su una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato. E in riferimento agli interventi in chiave di ricapitalizzazione, sono stati illustrati alcuni strumenti operativi ritenuti
adatti a realizzare tale obiettivo.

Ora sembra che ci siano finalmente anche le condizioni politiche per dare avvio a questa importante collaborazione. È infatti da valutare in modo molto positivo l’orientamento che i nuovi vertici di Cassa depositi e prestiti (Cdp), con il pieno supporto dell’attuale governo, stanno imprimendo al ruolo che questa dovrà svolgere a sostegno dell’economia. Un ruolo che dovrà essere incentrato – come recita lo statuto – alla promozione della sostenibilità economica, sociale e ambientale nel lungo termine a beneficio degli azionisti e tenendo conto degli interessi degli altri stakeholder rilevanti per la società (a partire ovviamente da chi fornisce a Cdp le risorse finanziarie). In sostanza, un’azione forte e incisiva a supporto dell’economia e della crescita economica e sociale del Paese nel lungo termine, ma sempre in una logica di “temporaneità” e di ritorno economico sugli investimenti effettuati.

Loading...

È quindi essenziale, per soddisfare tali esigenze, che le operazioni, dirette o in partnership, vengano pensate e strutturate in modo che, una volta ripristinata una situazione di normalità, i soggetti oggetto di intervento possano tornare a “correre con le proprie gambe” in una condizione di libero mercato, e che la componente pubblica, rappresentata da Cdp (in quanto controllata dal Mef) possa “uscire” dall’investimento con modalità e tempistiche predefinite e realizzando un adeguato ritorno che, quantunque calmierato e di lungo termine, deve essere necessariamente presente.

Sono queste condizioni – all’apparenza semplici, ma imprescindibili – che devono, ad avviso di chi scrive, essere sempre rispettate, qualsiasi sia lo strumento tecnico utilizzato per l’intervento o l’oggetto dell’intervento stesso.

In questo scenario, la collaborazione con gli operatori di private equity, nazionali e internazionali, rappresenta una soluzione concreta e di enorme potenzialità. Questi, oltre a disporre di notevoli mezzi finanziari, necessari a consentire un “effetto leva” molto importante per incrementare significativamente le risorse allocabili, posseggono anche consolidate competenze ed esperienze in tema di investimenti volti alla valorizzazione e al rilancio delle imprese (è il loro mestiere) e possono contare su un’ampia copertura territoriale e su numerosi professionisti.

Questi operatori, inoltre, negli ultimi anni hanno largamente ampliato le loro modalità di intervento, rendendole più funzionali a coniugare esigenze sempre più differenziate sia dal lato degli investitori (anche pubblici) sia da quello delle aziende, ricorrendo anche a strumenti più “pazienti” e di lungo termine, come nel caso dei cosiddetti fondi di permanent capital, o a supporto del venture capital e del capitale di sviluppo, o a quelli specializzati in operazioni di turnaround e negli investimenti in real estate o infrastrutturali.

Tutte queste sono competenze oggi estremamente utili e già disponibili e pronte all’utilizzo. Basterà selezionare in modo trasparente i migliori professionisti, a livello nazionale e internazionale, e concordare con loro le modalità di collaborazione più adeguate.

C’è quindi da augurarsi che si possa instaurare tra il private equity e Cdp, come in parte sta già avvenendo, una virtuosa e sinergica partnership, oggi non solo auspicabile, ma necessaria. Gli strumenti tecnici, come abbiamo detto, ci sono, sono noti e sempre più articolati, ma bisogna conoscerli bene e nel dettaglio per poter scegliere di volta in volta quello più adatto alle specifiche esigenze. E spesso è sufficiente “copiare” da chi ci ha preceduto con successo, quantunque sempre in modo intelligente e adattato alle nostre peculiari necessità.

In presenza di un’apertura in tal senso, il settore del private equity, in tutte le sue nuove e molteplici articolazioni, sarà più che pronto per affrontare una nuova stagione di sviluppo e crescita, capitalizzando al meglio sulle esperienze sviluppate, adattandosi alle attuali necessità, anche di tipo sociale e di sostenibilità, e creando le condizioni basilari per liberare il suo enorme potenziale a supporto della crescita economica e sociale dell’intero Paese.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti