ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa politica italiana e l’Ucraina

La sinistra e il sentimento anti-Usa: da dove viene l’ambiguità sulla Russia di Putin

Il libro “Nello specchio dell’Ucraina” di Alessandro Maran prova a spiegare perché l’Italia rischia di essere l’anello debole dell’asse atlantico: il perdurare del «campismo» e la debolezza della cultura liberale

di Emillia Patta

(ANSA)

4' di lettura

L’ultimo esempio clamoroso è stato quello del voto sulle mozioni in merito alle comunicazioni al Parlamento della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue del 15 e 16 dicembre. Il documento del M5s voluto dal leader Giuseppe Conte accusa il governo di «totale acquiescenza alle indicazioni di Washington» e chiede di non inviare più armi all'Ucraina perché le «questioni cruciali» sono altre: «La sicurezza, da garantire a tutti, e la tutela delle minoranze russofone».

Se la versione di Mosca è amplificata in Italia da Tv e partiti

Insomma una versione dei fatti, quella del leader 5 Stelle, simile a quella del Cremlino, secondo cui sono gli ucraini a perseguitare i russi (le minoranze russofone, appunto) costringendo quindi Mosca a intervenire in loro difesa. La mozione è rimasta isolata - sulle posizioni del M5s ci sono, per ora, soli i “piccoli” di Alleanza Verdi-Sinistra italiana, mentre sia il Pd sia il Terzo polo hanno votato con la maggioranza per continuare il sostegno alla resistenza ucraina - ma indicativa di quanto in certa sinistra sia perdurante e inscalfibile il pacifismo declinato nella versione dell'antiamericanismo e dell'antiatlantismo. Quella sinistra che appunto Conte vuole scippare al Pd. È anche per questo, va detto per inciso, che la questione della guerra in Ucraina è fin qui assente dal dibattito congressuale dei democratici.

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Il punto sul sentimento anti-Usa nel libro di Maran

Del perché l’Italia sia il Paese dell’asse atlantico e quindi dell’Occidente in cui la penetrazione della propaganda russa (le “ragioni” di Putin e i “torti” degli Stati Uniti, a cominciare dalle “provocazioni” della Nato ai confini con la Russia eccetera) sia più profonda e pervasiva, anche in Tv, si occupa il bel libro di Alessandro Maran (parlamentare dal 2001 al 2018 nelle liste dei Ds, del Pd e di Scelta civica) dal titolo Nello specchio dell'Ucraina, lettera a un amico sulla libertà e la pace, sulla collocazione dell'Italia nel mondo e sugli italiani (nuova dimensione, pp 153, 16 euro). Scritto in forma di lettera all'amico Salvatore (un amico reale dell'autore: d’altra parte chi di noi non ha un amico che dal 24 febbraio scorso si è lanciato contro gli Stati Uniti, quasi fossero loro in guerra, difendendo le “sacrosante ragioni” della Russia di Vladimir Putin?), il libro di Maran è un’utilissima e agile disanima storica dell’ordine internazionale stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, ordine che da Marshall in poi ha garantito all’Europa 70 anni di pace, prosperità economica e allargamento dei diritti civili e sociali. Ma il cuore del libro è a nostro avviso proprio il caso Italia, dove il primo ingrediente di un minestrone culturale stratificatosi negli anni è individuato da Maran nel pregiudizio antiamericano: «In Italia, si sa, ci sono almeno tre correnti antiamericane: di destra, di sinistra e cattolica; detto altrimenti c’è l’antiamericanismo come nazionalismo, come anticapitalismo e come protesta contro la modernità».

La saldatura è la mancanza di cultura liberale

Il nucleo profondo di questi diversi generi di antiamericanismo è tuttavia uno solo: «L’estraneità o la diffidenza verso la democrazia liberale nel cui segno si è potuta sviluppare, rigogliosa e prorompente, la civiltà americana di massa». Ma è soprattutto a sinistra, dove i conti con la storia si sono fatti piuttosto sommariamente, che l’antiamericanismo si tinge ancora oggi di ideologia. D’altra parte è stata Barbara Spinelli a parlare di “smemoratezza patteggiata” e di “reminiscenza rivendicativa” per descrivere il sostanziale vuoto di pensiero sul significato storico del 1989 (buona parte dei dirigenti del Pci accettarono la Svolta di Achille Occhetto per necessità e non per reale convinzione: da qui la difficoltà a fare i conti con il passato criminale dei regimi comunisti).

Gli effetti perduranti del «campismo» a sinistra...

È la stessa forma mentis che durante la Guerra fredda ha portato gli elettori del Pci e degli altri minori partiti della sinistra a sposare il cosiddetto campismo. «Il campismo una volta faceva riferimento al cosiddetto “campo socialista” guidato dall’Urss, o dalla Cina, o da entrambi - scrive Maran -. Il concetto era piuttosto semplice ed era legato, a suo modo, alla tradizione rivoluzionaria. Da un lato c’era l’imperialismo, quello americano, ovviamente. Dall’altro c’erano i paesi non capitalisti, per molti addirittura “socialisti”, che “oggettivamente” contrastavano, con la loro mera esistenza, il pieno dispiegarsi dell’aggressività imperialista».Ora che la Guerra fredda è finita da un pezzo parti della sinistra sono insomma restate impantanate (anche per nostalgia “di quando eravamo giovani”, chissà) in quella visione del mondo: chi si oppone all’America imperialista una qualche ragione ce l'ha sempre.

... e la fascinazione per la Russia erede dell’Urss

Ed eccola spiegata, la fascinazione per le “ragioni” della Russia di Putin erede dell'Urss. Senza rendersi conto, almeno non fino in fondo, che Putin «mira ad indebolire il tessuto della società occidentale e la stessa legittimità della democrazia liberale» e in questo senso «in Ucraina si combatte una guerra contro il fascismo» che ci riguarda tutti. Da qui l’attacco di Putin all’ordine internazionale stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale e alla stessa Unione europea, vista come baluardo delle democrazie liberali e ostacolo alle sue mire espansionistiche («la generosità del Cremlino ha finanziato, si sa, i partiti politici che in tutto il continente europeo sono uniti nella loro ostilità sia all’Ue che alla Nato», scrive l’autore).

«Prendere sul serio le nostre democrazie e difenderle»

E allora che fare per difendere le nostre sempre più fragili democrazie liberali dai nemici esterni e interni? Prenderle sul serio, farne oggetto di dibattito, insegnarle, migliorarle. Ci piace concludere con la Anne Applebaum citata da Maran: «Forse non esiste un ordine mondiale naturale. Ma ci sono società liberali, paesi aperti e liberi che offrono alle persone maggiori possibilità di vivere vite piene e utili rispetto alle dittature. Non sono certo perfetti, ma questo è un motivo in più per difenderli e proteggerli. Non ce ne sono stati molti nella storia umana; ne sono esistiti diversi per un certo tempo e poi sono crollati. Possono essere distrutti dall'esterno ma anche dall'interno, dalle divisioni e dai demagoghi…».

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