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La società civile nel caos globale: il Premio Giorgio Ambrosoli alla decima edizione

I riconoscimenti alla romena Romana Roxan che denunciò i clan a Roma, ai funzionari di Banca d’Italia Claudio Clemente e Giovanni Castaldi, alla testimone di giustizia Lea Garofalo, al poliziotto Boris Giuliano assassinato da Cosa Nostra nel 1979

di S.U.

4' di lettura

Premiare e valorizzare gli “esempi invisibili”, ovvero persone che nell'ambito della loro attività professionale si siano contraddistinte per la difesa dello stato di diritto tramite la pratica dell’integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni difficili a causa di “contesti ambientali” inquinati da dinamiche criminali. È questo il Premio Giorgio Ambrosoli giunto alla decima edizione e che si svolge sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il Patrocinio del Parlamento Europeo, del Comune di Milano, di Regione Lombardia, della Camera di Commercio di Milano e del Piccolo Teatro di Milano Teatro d'Europa. Co-promotori sono Confcommercio – Imprese per l'Italia e Transparency International Italia.

Questa edizione ha messo in luce «la peculiarissima forza e presenza della società civile in Italia sui temi della tutela della legge, del concreto operato dei cittadini che con le loro singole azioni generano una sorte di voce unica, composta da molteplici esempi invisibili, impegnata nel rafforzamento dello stato di diritto».

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Il tema affrontato nel dibattito di questa edizione è stata la prospettiva internazionale del ruolo della società civile, dalle imprese al mondo delle professioni, al Terzo Settore, alle autorità indipendenti e alla ricerca sociale, nella prevenzione e contrasto al malaffare e alle distorsioni del mercato.

I vincitori

Giovanni Castaldi e Claudio Clemente. Nell’estate del 2005, in qualità di dirigenti dei competenti Uffici della Vigilanza, constatata in sede istruttoria l’assenza dei necessari requisiti soggettivi ed oggettivi, espressero parere contrario all’acquisizione del controllo della Banca Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi, resistendo a reiterate e forti pressioni provenienti dai vertici della Banca d’Italia, determinati a consentire comunque l’operazione. Nonostante il parere negativo della Vigilanza l’autorizzazione fu ugualmente concessa, ma poco dopo sospesa e dichiarata infine decaduta alla luce di successivi accertamenti condotti dalla stessa Banca d’Italia, dalla Consob e dalla Procura di Milano. Su nomina dei Governatori Draghi e Visco, Castaldi e Clemente hanno in seguito ricoperto, in successione, la carica di Direttore dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (UIF), costituita nel 2008 a fini di prevenzione e contrasto del riciclaggio e considerata tra le più efficienti a livello internazionale.

Lea Garofalo, calabrese di nascita e milanese di adozione, fu testimone della giustizia italiana delle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco, denunciando la ‘ndrangheta in un contesto di fortissime pressioni e minacce. Nel 2009 viene rapita, torturata e uccisa. I suoi resti saranno ritrovati solo 3 anni dopo, nel 2012 in un campo vicino a Monza. Il caso giudiziario per la morte di Lea Garofalo, che vede anche l'importante testimonianza della figlia Denise (oggi sotto protezione) contro il padre, si chiude nel 2014 con l'ergastolo di Carlo Cosco, il fratello di questi Vito, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Per Carmine Venturino uno sconto di pena a 25 anni per la collaborazione fornita nel ritrovamento del cadavere. Ha ritirato il premio in rappresentanza della figlia sotto protezione, l'Associazione Libera.

Giorgio Boris Giuliano, poliziotto, funzionario, investigatore della Polizia di Stato e capo della squadra Mobile di Palermo. Negli anni Settanta grazie alla collaborazione con la polizia statunitense contribuì a dar vita a una delle principali indagini di sempre contro Cosa Nostra, la nota “Pizza Connection”, in un quadro di gravissime minacce e intimidazioni. Di fatto, i suoi innovativi metodi investigativi hanno prodotto un salto di qualità rispetto al passato determinante per i decenni successivi sino a oggi. Tra le tante vicende di cui si occupò anche il banchiere Michele Sindona e la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Il 21 luglio 1979 fu ucciso con sette colpi di pistola alla schiena dal boss mafioso Leoluca Bagarella in via De Biasi a Palermo. L'omicidio fu inserito nella sentenza-ordinanza del cosiddetto Maxiprocesso di Palermo dove si costituì parte civile anche la moglie Ines Leotta. Nel 1995 Leoluca Bagarella fu condannato all'ergastolo. Ha ritirato il premio la figlia Emanuela Giuliano.

Roxana Roman, originaria di Timisoara, nel 2003 a 18 anni si trasferisce a Roma dove, nel 2012 apre il “Roxy bar”. Nel 2018, esattamente nel giorno di Pasqua, tre membri del clan dei Casamonica-Di Silvio entrano nel locale aggredendo il marito Marian Roman e una cliente e distruggendo il locale. È proprio in quel frangente che Roxana decide di non soccombere ma di reagire e di non sottostare al silenzio intimatogli dai Casamonica, denunciando il fatto alle autorità. Nello stesso anno, il Presidente Sergio Mattarella conferisce a Roxana Roman il titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana per “il suo contributo nell'affermazione del valore della legalità”.

Le menzioni speciali

Maurizio Bortoletti, ufficiale dei Carabinieri, avvocato specializzato in gestione di impresa; Antonello Congiu, già direttore della Biblioteca di Carbonia da lui avviata, sindacalista, segretario generale della Camera del Lavoro della Sardegna Sud Occidentale dal 2018 a marzo di quest'anno; Rossella Pera, insegnante di scuola e giornalista; Giuseppe Piraino, imprenditore edile di Palermo.

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