il leader leghista

La solitudine di Salvini, spiazzato anche da Trump

Anche tra i suoi non mancano sottotraccia le critiche per quella che è stata bollata come una strategia suicida: la rottura del governo gialloverde, senza la certezza di avere alle spalle il paracadute e cioè le urne per capitalizzare il consenso ottenuto alle europee

di Barbara Fiammeri


Quando Trump disse a Salvini: «Diventerai premier in Italia»

3' di lettura

«Rifarei tutto quello che ho fatto» continua a ripetere. Difficile credergli. Il leader della Lega rivendica le scelte delle ultime settimane, dall'apertura della crisi al tentativo in extremis di ricucire con Luigi Di Maio. Un’auto assoluzione che punta a disinnescare le critiche per quella che è stata bollata come una strategia suicida: la rottura del governo gialloverde, senza la certezza di avere alle spalle il paracadute e cioè le urne per capitalizzare il consenso ottenuto alle europee.

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Le critiche interne si muovono ancora sottotraccia. Anche perché a preoccupare è anzitutto il calo dei consensi registrato dal Carroccio nelle ultime due settimane. Che va immediatamente arrestato, per evitare che si trasformi in tendenza facendo precipitare il Capitano e il suo esercito. Ecco allora che serve quella che si definisce una “contronarrazione”: l’accordo tra M5s e Pd era in corso gia da tempo, «ora mi spiego i tanti no degli ultimi 2 mesi». In realtà la fine del governo ufficializzata da Salvini l'8 agosto («la maggioranza non c’è, se ne prenda atto e si torni rapidamente al voto») è arrivata dopo il via libera al decreto sicurezza bis e alla risoluzione pro-Tav . Salvini però ora ha bisogno di scrollarsi di dosso l’accusa di aver provocato la rottura dell’alleanza gialloverde.

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Lo fa imputando anzitutto al premier uscente Giuseppe Conte il ruolo di aver giocato alle sue spalle (e anche di Di Maio) con la complicità di Angela Merkel, Emmanuel Macron e Ursula Von der Leyen per riproporsi alla guida di quello che definisce «la riedizione del Governo Monti che preparava la manovra» sotto dettatura di Germania e Francia. Ma a mettere in discussione questa ricostruzione è ora l’endorsment di Donald Trump a favore del Conte bis. Che lascia letteralmente senza parole il Capitano («sono in silenzio stampa»).

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Proprio il presidente degli Stati Uniti meno in sintonia con l’Europa, che quando venne eletto fu salutato dal leader della Lega come «la rivincita del popolo, del coraggio e dell'orgoglio», gli ha di fatto dato il ben servito. Così come del resto avevano fatto i suoi alleati europei, l’ungherese Viktor Orban e il polacco Jaroslaw Kaczyński, sui quali aveva puntato per costruire l'alleanza sovranista e che invece all'indomani delle europee lo hanno salutato contribuendo alla elezione di Von der Leyen. C'è chi intravede nella dichiarazione pro-Conte di Trump, la presa di distanza dal leader di un partito ritenuto troppo vicino alla Russia di Vladimir Putin e che l’inchiesta su Gianluca Savoini avrebbe contribuito a confermare.

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E certo non è un caso che Silvio Berlusconi, pur essendosi schierato accanto a Salvini per un rapido ritorno al voto, abbia però voluto sottolineare qual è l'obiettivo: vincere le elezioni per spianare la strada a un governo di centrodestra «lontano dalle ingenuità sovraniste» e «con una chiara vocazione atlantica ed europeista». Un posizionamento assai diverso da quello della Lega salviniana e anche di FdI ma con il quale il leader del Carroccio, dopo le parole di Trump, non potrà non fare i conti.

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