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La sonda Dart ha alterato l’orbita dell’asteroide Dimorphos

È arrivata la conferma dalle osservazioni di questi ultimi 10 giorni che il colpo inferto dalla sonda della Nasa al piccolo asteroide Dimorphos ha sortito l’effetto desiderato: ha alterato l’orbita del piccolo corpo celeste

di Leopoldo Benacchio

La Nasa conferma: deviata l'orbita dell'asteroide Dimorphos

3' di lettura

Nasa, l’agenzia spaziale americana, è «pronta a difendere la Terra da tutto quanto può arrivare dall’Universo». Lo ha affermato Bill Nelson, amministratore delegato dell’Agenzia in una conferenza stampa a cui ha partecipato anche il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giorgio Saccoccia.

È arrivata infatti la conferma dalle osservazioni di questi ultimi 10 giorni di decine di telescopi a terra, che il colpo inferto dalla sonda Dart di Nasa al piccolo asteroide Dimorphos, alla velocità di 24mila chilometri all’ora e a 11 milioni di chilometri da Terra, ha sortito l’effetto desiderato: ha alterato l’orbita del piccolo corpo celeste.

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L’impatto con Dimorphos

Dimorphos, 180 metri di diametro, ruota infatti attorno al fratello maggiore, Didymos, 800 metri, ma ora, dopo l’impatto con la sonda il 26 settembre, impiega 32 minuti in meno di quanto faceva prima a fare un giro. Agli scienziati sarebbe bastato anche la metà, ma così il risultato è ancora più eclatante. Il tutto è stato documentato dalla telecamera del satellite Dart, fino al momento dell’impatto, ma soprattutto dal mini satellite italiano Liciacube, finanziato da Asi e realizzato da Argotec di Torino, che si è staccato dalla sonda madre prima dell’impatto e ne ha stupendamente registrato tutte le fasi, anche immediatamente successive.

Grande soddisfazione anche italiana quindi, anche perché spedire un mini satellite fin nello spazio profondo e fargli fare quelle manovre finora era riuscito solo a Nasa, con due minisatelliti per Marte.

Il prodigio di Liciacube

«Liciacube è un concentrato di tecnologia di altissimo livello e naviga in modo autonomo, prendendo decisioni e agendo di conseguenza con correzioni di assetto, grazie al software di intelligenza artificiale di cui lo abbiamo dotato», dice David Avino, fondatore e ceo di Argotec. Era necessario dotarlo di questa capacità se si pensa che l’ultimo contatto con la Terra Liciacube lo ha avuto 12 ore prima dell’impatto, per un’ultima piccola correzione di rotta ordinata dalla sala controllo, poi ha dovuto fare tutto da solo: tenere il bersaglio al centro della sua ottica di rilevamento, scattare le 627 immagini e anche girarsi continuamente per poter tenere conto dell’angolo di vista, man mano che raggiungeva l’obiettivo e lo superava, come un fotografo su un’auto che debba continuamente scattare immagini di un camion mentre lo raggiunge e poi lo supera.

Argotec, società con sede principale a Torino, impiega oggi un centinaio di persone e pensa di raddoppiare nel 2023 il personale, anche per poter realizzare i progetti in itinere, legati all’osservazione della Terra con minisatelliti e al progetto per “Andromeda”, una costellazione per telecomunicazione attorno alla Luna. Per quello che riguarda il nostro satellite naturale, poi, dentro alla pancia del razzo vettore SLS di Nasa per la Luna, rimandato a novembre per la partenza, c’è anche Argomoon, minisatellite che verrà espulso dal corpo principale del gigantesco razzo per riprendere quel che succederà. Un modo di documentare nuovo e preziosissimo che aspetta da un paio di mesi di essere messo alla prova.

Una missione di successo

Soddisfazione piena anche per gli scienziati che hanno partecipato alla missione, fra cui la planetologa italiana Monica Lazzarin, dell’Università di Padova, che ha seguito la missione passo passo all’interno dei team. «Ora sappiamo che possiamo alterare l’orbita di un asteroide potenzialmente pericoloso fin da quando è molto lontano, in modo da poter deviare dalla Terra» dice Lazzarin e in effetti è un po’ come al biliardo: un piccolo urto provoca un cambio anche importante nella traiettoria della palla.

Oltre a questo però gli scienziati sono molto interessati a proseguire le osservazioni: non si conosceva infatti bene la composizione di questo asteroide e il fatto che l’urto abbia provocato una nuvola di detriti così importante testimonia della fragilità di Dimorphos che, pare, abbia perso quasi il 25% della propria massa, creando anche una coda, quasi come una cometa, lunga almeno 10mila chilometri.

«Ora stiamo lavorando alla sonda europea Hera, che partirà verso la coppia di asteroidi entro due anni, arrivando nel 2026, con un bagaglio di strumentazione ottica, radar e spettroscopica che li studierà per 6 mesi e ci permetterà anche di rivedere da vicino quel che è successo», conclude la Lazzarin.

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