torino Film festival

La sopresa di «Beanpole» e «Dio è donna e si chiama Petrunya»

Il film russo e il film macedone sono stati due delle principali rivelazioni della kermesse piemontese, anche quest'anno molto attenta alle nuove proposte

di Andrea Chimento


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2' di lettura

Il Torino Film Festival è da sempre una kermesse dove scoprire nuovi talenti e lasciarsi sorprendere da film molto diversi da quelli che entrano tradizionalmente a far parte dei nostri circuiti distributivi.

Tra le rivelazioni di questa edizione c'è senza dubbio il film russo «Beanpole», opera seconda di Kantemir Balagov, che si era già fatto conoscere con il suo esordio «Tesnota».

Leningrado
Ambientato a Leningrado nel 1945, il film mostra come la seconda guerra mondiale abbia devastato la città, demolendo gli edifici e lasciando i cittadini a brandelli, fisicamente e mentalmente. Sebbene l'assedio – uno dei peggiori della storia – sia finalmente finito, ciò che è avvenuto rischia di cambiare per sempre le vite di chi l'ha vissuto: due giovani donne, Iya e Masha, cercano di dare senso e speranza alla lotta per ricostruire la loro vita tra le rovine.

Beanpole
Inserito in concorso, «Beanpole» è un lungometraggio tecnicamente magistrale, girato con grande maturità da un regista di soli 28 anni.
Balagov aveva già mostrato il suo talento con il film precedente, ma con quest'opera seconda appare ancor più consapevole dei propri mezzi e dotato di un'ambizione non semplice da trovare negli autori della sua generazione.

Alcuni passaggi possono risultare estenuanti nella staticità del ritmo, ma «Beanpole» colpisce per la durezza della narrazione e per una fotografia di rara raffinatezza.

Altrettanto interessante è «Dio è donna e si chiama Petrunya» della regista macedone Teona Strugar Mitevska, a cui il Torino Film Festival ha dedicato una bella rassegna personale.

Petrunya è una ragazza di 32 anni laureata in storia, che vive nella cittadina macedone di Štip. Non riesce a trovare un'occupazione e abita con i genitori. Di ritorno da un colloquio di lavoro andato male, si ferma ad assistere a una cerimonia ortodossa, che prevede la partecipazione di soli uomini: compirà un gesto che potrebbe cambiarle la vita.

«Dio è donna e si chiama Petrunya» è una pellicola diretta ed essenziale, che spinge sui contenuti che stanno maggiormente a cuore alla regista, senza alcuna scelta ipocrita o retorica. Il risultato è un lungometraggio semplice ma efficace, assolutamente da non perdere: arriverà nelle nostre sale a metà dicembre.

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