Castello di Rivoli

La sostenibilità al centro della personale di Otobong Nkanga

L'artista nigeriana,allieva di Penone ha realizzato un'installazione site specific in un percorso che invita alla meditazione. Il suo mercato in ascesa

di Maria Adelaide Marchesoni

Otobong Nkanga, installation view

4' di lettura

Raccontare il mondo esponendo le complessità del presente è il focus di «Corde che si arricciano attorno alle montagne», personale di Otobong Nkanga (Kano, Nigeria, 1974) al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria. Il grande progetto site specific (fino al 30 gennaio 2022) dell'artista nigeriana indaga i temi della crisi ecologica e ambientale, dello sfruttamento delle risorse e della sostenibilità. La mostra è stata concepita ad hoc per le sale al terzo piano del Castello di Rivoli che l'artista aveva già sperimentato nel 2017 quando aveva partecipato alla mostra «L'emozione dei COLORI nell'arte» tenutasi nelle sale del museo e alla GAM di Torino in occasione della quale nella Manica Lunga ha esposto l'opera «Kolanut Tales: Slow Stain (I racconti della noce di cola: macchia lenta, 2012-2017)» successivamente entrata a far parte delle collezioni del museo grazie al Dono degli Amici Sostenitori e Benefattori del Castello di Rivoli. Il progetto era tra i vincitori del PAC2020 - Piano per l'Arte Contemporanea promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nella sezione Committenze pubbliche di opere di artisti affermati, mid-career, emergenti anche site specific, al fine di arricchire in modo significativo le collezioni dei soggetti proponenti. L'ammontare del finanziamento ricevuto è stato pari a 150.800 euro rispetto ai 248.900 euro richiesto.

La mostra

Come un’oasi meditativa, l’installazione site-specific si sviluppa attraverso le cinque grandi sale del terzo piano del Castello a livello del pavimento inserendo nel percorso diversi elementi e oggetti uniti da lunghe corde. La corda è il primo elemento che colpisce l'attenzione, realizzata a mano, l'artista ha utilizzato materiali che possono ritornare alla terra senza un impatto sull'ambiente. Il significato di questo oggetto fondamentale è sia metaforico sia letterale, unisce uno spazio all'altro e permette un collegamento con la nostra sfera emotiva, il nostro desiderio. La corda fa da ponte, ovvero unisce i diversi oggetti scultorei concavi realizzati in legno, vetro e terracotta che al loro interno ospitano materiali organici o veicolano suoni, dotando l'opera di una componente performativa e sensualmente relazionale. Luce e colore delle pareti sono parti integranti della mostra e caratterizzano i passaggi da una stanza all'altra. Il punto focale, o starting point, sono i due bellissimi tappeti, opere dalle quali escono le corde che conducono al percorso. Realizzati presso il Textiel Museum una ex fabbrica tessile a Tilburg, in Olanda, specializzato nella produzione e nell’innovazione dei tessuti presso il quale Otobong Nkanga ha realizzato anche una serie di quattro arazzi, le due opere tessili dalla forma irregolare invitano al riposo anche se in effetti rappresentano dei minerali, come quarzo e malachite, le cui proprietà curative sono note fin dall'antichità. Dai tappeti si estendono nello spazio le lunghe corde intrecciate a mano che connettono nelle varie stanze dai colori oggetti scultorei concavi che invitano alla manipolazione. Nel percorso troviamo sculture in legno ricavate da un albero ormai morto recuperato nei boschi del Piemonte al quale l'artista dona una nuova vita e una forma diversa che esprime un potenziale di trasformazione in un altro mondo che non contempla la morte.
Le sculture in legno come per quelle in vetro (realizzate dai maestri di Murano) sparse per tutto il percorso contengono diversi elementi naturali liquidi, come camomilla, lavanda, melissa, oli essenziali locali che è possibile annusare e che l'artista ha voluto inserire insieme ad altri elementi che provengono da altre regioni più lontane, come l'olio di palma africano utilizzato non solo per cucinare. Oppure sono inseriti degli amuleti che in alcune tradizioni africane vengono regalati alla nascita di un bambino, nonché le erbe usate per le loro proprietà curative sin dall'antichità. Le sfere in terracotta sono sempre dei contenitori, ma in questo caso di suoni che propagano nella stanza la voce dell'artista.

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Otobong Nkanga, «Lined with shivers sprouting from the rock (Rivestito con tremori che germogliano dalla roccia)», 2021. Foto Sebastiano Pellion di Persano

L'artista e il mercato

Otobong Nkanga vive e lavoro ad Anversa e appare sulla scena artistica attorno al 2011. Nella sua pratica utilizza tutti i tipi di media: disegno, installazione, video, performance. Per Nkanga oggetti e paesaggi sono abitati dalla memoria e dall’emozione. Piante, pietre, polvere, bagliori, materiale d’archivio sono elementi ricorrenti nelle sue complesse installazioni. Sono la prova di ciò di cui sono fatti i nostri ambienti. Nelle sue performance racconta il loro impatto sul passato, il presente e un possibile futuro. Durante i suoi studi a Parigi, Nkanga è stata allieva dell’artista Giuseppe Penone (Garessio, 1947): nel suo lavoro, attento ai materiali e alle loro trasformazioni, si evidenzia infatti l’eredità dell’Arte Povera a livello dei più attuali sviluppi internazionali del mondo dell’arte contemporanea. L'artista lavora con le gallerie In Situ, (Paris, Romainville), Mendes Wood DM, (São Paulo, Brussels, New York) e Lumen Travo (Amsterdam). Da In Situ, nel 2020 durante la fiera d'arte africana 1-54 a Marrakesh le opere fotografiche della serie «Alterscapes Playground» (A,B, C, D, E c -print montata su alluminio 50 x 67 cm - 54 x 71 x 4 cm con cornice - edition de 7 ex + 1 AP) erano vendute ad un prezzo di 4.500 euro mentre altre fotografie della serie «Currency Affair» in un'edizione di 5 +1AP presentavano un prezzo di 4.000 euro. Oggi la galleria per policy non comunica più i prezzi ma alcuni collezionisti hanno dichiarato che i suoi lavori più recenti di grandi dimensioni come gli arazzi partono da 50mila euro. Il suo lavoro è stato acclamato ed esposto nelle principali manifestazioni internazionali, 58° Biennale di Venezia (2019) dove ha ricevuto una menzione speciale per la sua ricerca continua e carica di ispirazione attraverso i media nella politica della terra, del corpo e del tempo, Documenta 14, Atene / Kassel (2017), 13th Biennale de Lyon, La vie moderne, Lyon (2015); 31st Bienal de São Paulo, São Paulo (2014), 8th Berlin Biennale, Berlin (2014) e acquisito nelle collezioni permanenti del Centre Pompidou (Parigi), Tate Modern (Londra), Kiasma Museum of Contemporary Art, Helsinki; Studio Museum Harlem, New York.

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