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La sostenibilità fa bene all'Italia e al rendimento

La pandemia ha accelerato le dinamiche in atto sul tema della sostenibilità che sarà centrale anche per il Recovery Plan e la crescita del Paese post Covid. Le PMI italiane sono tuttavia ancora indietro. Ecco come imprese e investitori possono trarre vantaggio grazie a una serie di nuovi attori finanziari che possono accompagnarli su questo sentiero.

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3' di lettura

Il Covid 19 ha senz'altro messo in luce l'importanza di un tema, quello della sostenibilità, di cui si parla oramai da anni e che recentemente è entrato prepotentemente nelle agende strategiche di imprese, organi di controllo, governi e investitori. Solo per citare un esempio, almeno 1.000 miliardi di euro nei prossimi 7 anni saranno indirizzati dalla UE a tematiche ambientali e sociali. Inoltre, sono ormai numerose le ricerche, non da ultima quella di BoFa, che mettono in evidenza come investimenti apparentemente “no-profit” da parte delle aziende su aspetti come la tutela dell'ambiente, la salute e il benessere dei dipendenti, i protocolli di sicurezza, possano ridurre del 90% i fallimenti delle compagnie. Anche se i contorni del fenomeno sono in continua evoluzione e non precisamente definiti, appare chiara l'urgenza di “massimizzare il valore dell'impresa” che deve trasformarsi in una strategia aziendale inclusiva di interessi più ampi e finora poco considerati dall'ortodossia manageriale. L'approccio sostenibile ha quindi una duplice finalità: quella del profitto aziendale unita a una diffusione di benessere con ricadute virtuose più ampie. Non più, quindi, solo un retorico impegno morale e, in alcuni casi, di circostanza con l'alibi di controbilanciare le esternalità prodotte da un'azienda nello svolgimento della sua attività. A questo si aggiunge l'evidenza che, in Borsa, le aziende che hanno migliorato il profilo di sostenibilità, hanno ottenuto performance superiori. È chiaro quindi l'interesse che questo tema suscita nei CDA delle aziende e presso gli investitori istituzionali, soprattutto sulle piccole e medie imprese, spina dorsale dell'economia italiana che tuttavia sono ancora indietro su questo tema sia da un punto di vista culturale sia organizzativo.

Nel concreto, l'integrazione di criteri di sostenibilità nelle strategie aziendali e nei processi di investimento degli investitori istituzionali ESG, consiste nel misurare, monitorare nel tempo e gestire una serie di parametri di rischio-opportunità materiali all'attività caratteristica dell'impresa. Nel 2015 l'ONU ha individuato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, Sustainable Development Goals SDGs, inseriti nell'agenda 2030, un programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell'ONU.

In Italia, i grandi gruppi sono avanti, mentre, comprensibilmente, le PMI quotate sono ancora indietro. Con l'entrata in vigore del regolamento SFDR lo scorso 10 Marzo, per le aziende quotate la sostenibilità sarà vitale per attrarre investitori e capitali. Un recente studio di Intermonte-Politecnico di Milano ha evidenziato infatti per le PMI quotate alcuni fattori critici e di urgente risoluzione. Per entrare nei radar degli investitori istituzionali, le aziende dovranno cominciare a elaborare i dati in maniera standardizzata, rendendoli disponibili agli investitori attraverso banche dati specializzate. Un lungo cammino, non privo di punti ancora ciechi.

Per tutte queste ragioni, AcomeA SGR ha aggiunto un nuovo fondo azionario Italia, AcomeA PMItalia ESG, il primo fondo attivista PIR compliant che attraverso una strategia di dialogo e collaborazione con gli emittenti, investe in aziende di piccola e media dimensione che possono offrire il più alto potenziale di miglioramento sul fronte della sostenibilità e che sono ancora fortemente a sconto in Borsa. Generalmente, i tradizionali fondi sostenibili investono in società che hanno già un alto rating ESG e, quindi, già mature e riconosciute come tali dagli investitori. La strategia di AcomeA PMItalia ESG, invece, ha un approccio diverso dai classici fondi ESG. Il processo di creazione di valore nel fondo passa da un attivismo societario collaborativo nei confronti del management e dei consigli di amministrazione delle società in cui investe.

Il fondo si prefigge nella pratica di assistere gli imprenditori e le società non solo a rilevare quantitativamente ma anche a monitorare e migliorare nel tempo le metriche di impatto sostenibile e a comunicarle in modo adeguato al mercato. È questo un aspetto di grande rilevanza per la performance futura del fondo.
Più della metà delle aziende quotate all'AIM non effettua nessun tipo di valutazione di impatto sostenibile. Negli ultimi 3 anni, tuttavia, le PMI quotate che hanno migliorato il loro profilo di sostenibilità, hanno sovraperformato il mercato del 76%.

Tra le PMI esiste, quindi, un sensibile gap di miglioramento in tema di sostenibilità che una volta colmato, porterà a un notevole miglioramento delle valutazioni e, in ultima analisi, della performance in Borsa delle società, oltre che un catalizzatore strategico per la ripresa del sistema Italia post Covid.

Insomma, si può affermare che abbracciare la sostenibilità e implementarla in maniera autentica farà bene al sistema Italia e ai portafogli finanziari degli investitori.

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