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La sostenibilità non entusiasma le imprese del Mezzogiorno

Secondo i dati diffusi da Cribis, tra le regioni del Sud solo la Sicilia ha numeri positivi di certificazione delle imprese mentre in tutte le altre aree sono ancora poche le aziende degne di rating

di Nino Amadore

 Secondo Cribis il rating è molto apprezzato in Sicilia

3' di lettura

Le imprese del Sud arrancano sul fronte della sostenibilità a eccezione della Sicilia che si piazza in Italia subito dopo la Lombardia per quota di aziende che hanno scelto di investire in sostenibilità. Lo si ricava dai dati di Cribis.

«Ad oggi le aziende – spiega Marco Preti, direttore generale di Crif e ceo di Cribis – sono chiamate a una profonda rivoluzione nel modo di pensare e agire. L’attenzione verso pratiche sostenibili è ormai un requisito fondamentale per poter ambire a uno sviluppo costante e duraturo nel tempo e per rimanere competitivi sul mercato; in questo la Sicilia si è dimostrata molto sensibile all'argomento, capendo l'importanza e la strategicità di attuare una transazione sostenibile per lo sviluppo economico dell'intera isola. La Sicilia rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno è sicuramente quella più avanti. È stato fatto un grande lavoro per esempio da Confindustria ma intanto anche le banche e non solo si muovono in questa direzione: diciamo che ci sono molti fattori che spingono alla crescita del numero di aziende che vogliono il rating di sostenibilità. Noi vediamo che ci sono anche parecchi imprenditori che hanno fatto questo tipo di scelta che ha anche implicazioni di governance e dunque anche di gestione delle aziende».

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Secondo i dati Cribis, in Sicilia il 15,55% delle imprese a capo di una filiera produttiva che hanno chiesto una valutazione di sostenibilità provengono dalla Sicilia. Testimonianza, secondo Cribis, di quanto l’Isola, con Palermo in testa, sia attenta alle tematiche Esg, ponendosi come first mover della sostenibilità, seconda solo alla Lombardia (19,09%): «I first mover, oltre ad essere interessati alle tematiche Esg, sono aziende che si dimostrano attente allagestione aziendale e affidabili nei confronti dei propri partner commerciali». Un elemento sottolineato anche da Preti: «Laddove c’è una predisposizione a certificare la sostenibilità spesso c'è una situazione di bilancio sana di imprese che stanno sul mercato e che sanno anticipare le tendenze». Sul primato siciliano incide di certo il lavoro fatto da Sicindustria: «Da sempre Sicindustria è un acceleratore di sviluppo e promotrice di innovazione, non solo del sistema industriale, ma del territorio nel suo complesso e lavora già da tempo sul tema della sostenibilità – dice il presidente di Sicindustria Gregory Bongiorno – . Non è un caso che siamo la prima associazione di categoria in Sicilia a sottoscrivere un protocollo per consentire agli associati di effettuare una valutazione sul livello di sostenibilità raggiunto. Le sfide economiche, sociali, ambientali, tecnologiche e digitali sono connesse ed è quindi necessario affrontarle con una visione integrata e con la consapevolezza che le scelte di oggi riconfigureranno il futuro dell’industria». La Sicilia primeggia anche sul versante dei fornitori delle catene produttive: il 27,15% delle imprese fornitrici presenti nella piattaforma Synesgy di Cribis è costituito infatti da aziende siciliane. L’isola, con Palermo, fa eccezione anche per le scelte istituzionali: il Comune di Palermo ha scelto la valutazione attraverso il rating di sostenibilità per le aziende fornitrici: «Abbiamo trovato il Comune di Palermo e Sicindustria molto disponibili e il fatto che un grande Comune scelga il rating di sostenibilità come elemento premiante per le imprese è sicuramente una scelta che può aiutare il sistema a crescere ancora» dicono da Cribis.

Completamente diversa la situazione nelle altre regioni del Mezzogiorno che risultano molto indietro. Per quanto riguarda le aziende capofiliera la situazione è questa: in Basilicata solo lo 0,79% delle imprese, in Calabria lo 0,98%, in Campania il 3,35%, in Puglia l’1,97% delle imprese, in Sardegna il 5,12 per cento. Mentre per le aziende fornitrici il quadro è di questo tipo: in Basilicata lo 0,64% delle imprese, in Calabria il 2,28%, in Campania il 4,92%, in Puglia l’1,99% delle imprese fornitrici, in Sardegna il 3,57 per cento. Può la crisi economica avere inciso sulle scelte delle aziende? «Diciamo – spiega Preti – che siamo in una fase di incertezza in attesa di capire cosa accadrà nel 2023 ma possiamo anche dire che il lavoro sulla strada della sostenibilità va avanti perché, per esempio, in questa situazione le imprese investono nelle energie rinnovabili o comunque autoprodotte. E poi sappiamo già che i fondi del Pnrr hanno questo vincolo della sostenibilità e le imprese per poterne beneficiare avranno bisogno di dimostrare di essere sostenibili».

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