LA SCELTA DELLA FARNESINA

La sostituzione dell’ambasciatore a Tripoli? Colombo (Iai): «Decisione realista

di Andrea Carli

Libia, stretta di mano Haftar - Sarraj

2' di lettura

La decisione del ministro degli Affari esteri Moavero Milanesi di sostituire l’ambasciatore italiano a Tripoli è un cambiamento di rotta rispetto alla linea di politica estera dell’Italia nei confronti della Libia, così come si è era delineata nell’ultimo anno. Da un dialogo “esclusivo” con Fayez Serraj, a capo di quel Governo di accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite a partire dagli accordi di Shikrat del dicembre 2015, l’interlocuzione è ora allargata al feldmaresciallo Khalifa Haftar, nominato dal parlamento di Tobruk a capo dell’Esercito nazionale libico.

Una decisione realista, con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli attori libici
Silvia Colombo, responsabile del programma Mediterraneo e Medio Oriente dello Iai, l’Istituto affari internazionali, sottolinea che la mossa dell’esecutivo Conte era già nei fatti, «scontata». Basti pensare al ruolo che l’uomo forte della Cirenaica ha avuto in occasione della Conferenza internazionale di Palermo, a novembre. «Questo riorientamento - osserva - è il frutto di un forte realismo, che nasce dalla necessità di limare quanto più possibile la contrapposizione tra queste due personalità. Non la vedo come una sconfitta dell’Italia nei confronti della Francia, che da sempre sostiene Haftar».

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Non viene smentita la linea di politica estera classica
Non solo. L’apertura, lo «sdoganamento» nei confronti di quello che sembra essersi candidato a interlocutore primario dell’Italia per risolvere la crisi libica «non smentisce la posizione classica pro Serraj, sostenuta dalle Nazioni Unite, ma semplicemente la “ritara” sulla base dell’esigenza di dialogare con tutte le parti». Colombo parla di «approccio molto più realista, molto più pragmatico».

Per Perrone un’esposizione mediatica troppo marcata
A settembre l’ambasciatore Giuseppe Perrone è stato costretto a lasciare la capitale per alcune incomprensioni anche con le fazioni sostenute da Haftar. «La sua esposizione mediatica è stata un po’ troppo marcata - ricorda Colombo -. Lo ha condotto a fare dei commenti sull’opportunità o meno di tenere delle elezioni in ntempi rapidi nel paese. Il modo in cui questa idea è stata espressa ha fatto la differenza».

Buccino Grimaldi? Conosce bene il dossier
C’è poi un altro aspetto da prendere in considerazione. Il nuovo ambasciatore a Tripoli, Maria Buccino Grimaldi, conosce bene il calderone libico essendo stato ambasciatore a Tripoli già nella turbolenta fase post-rivoluzionaria del 2011-2015, quella della caduta del regime di Muammar Gheddafi e della seconda guerra civile. «È tutto fuorché un cambio radicale», mette in evidenza Colombo.

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