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La sovranità europea, le costituzioni e la solidarietà

La sovranità europea nasceva accumulando nel tempo frammenti di potere che gli Stati cedevano a un'Europa con ambizioni limitatamente mercantili

di Giovanna De Minico

(AdobeStock)

3' di lettura

La sovranità europea nasceva accumulando nel tempo frammenti di potere che gli Stati cedevano a un'Europa con ambizioni limitatamente mercantili.

Il processo non era però infinito, conosceva i limiti dell'identità nazionali, dei diritti e dei principi fondamentali che gli Stati assumevano come insuperabili anche dall'Europa.

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In ragione di questo limite l'imperium europeo era una grandezza politica relativa: non poteva scrivere su una lavagna bianca, ma si doveva muovere entro una cornice costituzionale preesistente. Gli Stati con le rispettive rinunce acconsentivano sì a concorrere a un progetto comune ma a condizione di non perdere se stessi.

Se questo il percorso teorico della sovranità europea, nei fatti le cose sono andate diversamente. Valori apicali nelle Costituzioni nazionali sono stati sacrificati o equiordinati dalla Carta di Nizza in nome di beni alternativi ai primi; i principi basilari di un ordinamento interno sono stati messi da parte in nome di esigenze ritenute più basilari dal diritto comunitario. L'atteggiamento della nostra Corte Costituzionale rivela il diverso corso della storia: tanto più il Giudice supremo minacciava l'inviolabilità dei diritti fondamentali contro il primato del diritto comunitario tanto meno però si adoperava per attivarli in concreto. Lo scarto tra teoria e prassi ha lasciato traccia anche nelle pronunce della Corte di Giustizia, che, mentre proclamava l'intangibilità delle identità nazionali dalle aggressioni del legislatore comunitario, non pronunciava l'attesa invalidità degli atti comunitari lesivi dell'identità.

Le sentenze hanno finito per promuovere la sovranità europea a valore assoluto; anche se per il diritto costituzionale questo muoversi verso l'assoluto è un ossimoro perché vigente una Costituzione gli unici poteri legittimi, anche se sovranazionali, sono solo costituiti, che, come tali, devono obbedire alla struttura portante della/e Costituzioni. Il giro di giostra sembrava invece concludersi con la primazia incondizionata del diritto comunitario, capace di spazzare via ogni riserva nazionale come se gli Stati avessero firmato una resa in bianco a Bruxelles. Ma ancora una volta la storia è intervenuta, scartando un epilogo che sembrava scontato. Il 28 settembre la Germania ha annunciato di stanziare 200 miliardi di euro per proteggere proprie famiglie e imprese dall'aumento dei prezzi del gas. Il cancelliere Scholz ha risposto agli altalenanti tentennamenti della Commissione europea con un futuro scudo di prezzo solo tedesco. Questo price cap in house fa tante cose che non dovrebbe fare: viola le norme della finanza europea superando il limite massimo di indebitamento del 60%, calpesta la sovranità europea, rendendo un'eventuale delibera della Commissione inutiliter data; mette in tensione i vincoli di bilancio della loro Costituzione. Ma tutti questi strappi rimangono sotto traccia perché, come ha detto l'attento parere della Corte dei Conti federale tedesca, lo stanziamento di 200 miliardi di euro corre su un binario parallelo e quindi distinto da quello del bilancio federale. Pertanto, il Parlamento non potrà vederlo, discuterlo, né tantomeno approvarlo o rigettarlo. Il nuovo debito pubblico si nasconderà dietro un velo di opacità, mostrando rispetto solo formale alle regole finanziarie della Verfassung, come alla percentuale del 60% dettata dalla finanza europea.

Mettiamo da parte i vizi di costituzionalità dell'atto tedesco, cose di casa loro, e chiediamoci invece cosa significhi l'atto in esame nel contesto europeo. E' il canto del cigno della sovranità europea e della sua cultura solidaristica, andate in mille pezzi sotto i colpi di un nazionalismo tedesco che si è ridestato e al cui confronto impallidiscono quelli dichiaratamente tali.

Ma i 200 miliardi vogliono dire anche altro: incidono direttamente sulle sovranità dei terzi. Infatti, se altri Stati volessero seguire l'esempio tedesco non potrebbero farlo, perché i loro bilanci non sono così capienti da permetterlo.

Come proteggerci da questo egoismo generatore di invidie?

Si potrebbe creare un fondo comune per garantire l’extra gettito del debito pubblico, che la Commissione si potrebbe assumere per poi girare agli Stati secondo i rispettivi bisogni.

Questo ragionamento presuppone che la Germania ritiri il suo diniego al nuovo debito pubblico, ammettiamo che ciò accada, il rimedio di Bruxelles sarebbe equivalente allo scudo tedesco?

Riterrei di no perché tempi, entità e modalità di impiego saranno nella disponibilità della Commissione, non degli Stati, il che rende il price cap tedesco incompatibile con il concetto di sovranità europea come con il suo mercato unico. Quest'ultimo sarà violato dall'ingiustificato vantaggio competitivo delle merci tedesche, favorite dai costi calmierati del gas, rispetto alle merci degli altri concorrenti, che incontreranno un'insuperabile barriera al corretto gioco competitivo. L'unico rimedio alla prepotenza tedesca – lasciando da parte un'improbabile azione di infrazione per violazione del divieto di aiuti di stato - è un atto di coraggio dei 26 Paesi che dovrebbero iniziare a guardare a mercati e ad alleati nuovi. Il Mediterraneo uno di questi.

Professore di diritto costituzionale Università Federico II

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