oltre la guerra tra usa e cina

La sovranità europea passa dalla tecnologia

di Thierry Breton

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(Grecaud Paul - stock.adobe.com)


4' di lettura

L’Europa ha fatto una scelta storica, quella della solidarietà per affrontare la crisi e finanziare la ripresa e la ricostruzione. La pandemia ha messo in luce la nostra dipendenza per quanto riguarda certi prodotti, materie prime critiche e alcune catene del valore. È arrivato il momento che l’Europa riprenda il controllo dei propri interessi strategici per garantire la propria sovranità, che è ormai diventata un’esigenza comune. In un mondo in cui i rapporti di forza tra blocchi geografici rafforzano, assistiamo a una vera e propria corsa all’autonomia e al potere.

Dinanzi alla “guerra tecnologica” tra gli Stati Uniti e la Cina, l’Europa deve, fin da ora, gettare le fondamenta della sua sovranità per i prossimi 20 anni. Ma attenzione: non si tratta affatto di cedere a tendenze dannose e controproducenti all’isolamento o al protezionismo, che sono contrarie ai nostri interessi, ai nostri valori e alla nostra cultura. Si tratta piuttosto di compiere scelte essenziali per il nostro futuro, sviluppando tecnologie e alternative europee senza le quali non vi è né autonomia né sovranità. Quando in passato si è mobilitata, unita, intorno a grandi progetti industriali, l’Europa ha dimostrato di essere in grado di svolgere un ruolo di primo piano sulla scena mondiale. È giunto il momento di riprendere queste iniziative comuni.

Al primo posto delle nostre preoccupazioni è la sovranità digitale dell’Europa, che si basa su tre pilastri fondamentali: potenza di calcolo, controllo dei nostri dati, connettività sicura. In primo luogo e senza ulteriori indugi, l’Europa deve mettersi in condizione di sviluppare e produrre i microprocessori più efficienti a livello mondiale, inclusi quelli quantistici. Questi componenti microelettronici sono alla base della maggior parte delle principali catene del valore importanti per il futuro: veicoli e oggetti connessi, tablet e smartphone, supercomputer, intelligenza artificiale e difesa.

Nella stessa ottica, è essenziale dotarsi di un sistema autonomo di cloud europei che garantiscano alle nostre imprese che i loro dati industriali non saranno soggetti a leggi di Paesi terzi e che saranno protetti da interferenze esterne. Infine, a complemento delle nostre reti a banda ultralarga e 5G, dobbiamo pensare a una costellazione di satelliti a bassa orbita per fornire a tutti gli europei, ovunque si trovino sul continente, la connettività a banda larga che si aspettano: niente più aree bianche e un livello di sicurezza nuovo, quello offerto dalla crittografia quantistica spaziale. Una tale costellazione satellitare andrebbe a completare le infrastrutture sovrane già esistenti: Galileo per la geolocalizzazione e Copernicus per l'osservazione. Questo è il modo di rafforzare l'Europa, seconda più grande potenza spaziale al mondo.

Se parliamo di sicurezza e difesa è ancora più importante rafforzare l’autonomia tecnologica europea. L’Europa, attraverso il Fondo europeo per la difesa, ha fatto un passo avanti e decisivo per organizzare la cooperazione europea in grandi progetti tecnologici: droni, aerei da combattimento, il carro europeo, le capacità spaziali, la cibersicurezza. L’ultima proposta di bilancio per questo programma consentirà di generare tra 30 e 40 miliardi di euro di investimenti collettivi nei prossimi 7 anni. Nonché di garantire che ogni Stato membro sia un vero attore industriale nel settore della difesa e si facciano scelte coerenti per lo sviluppo delle capacità europee.

La sovranità europea passa anche attraverso lo sviluppo di tecnologie verdi innovative, rendendo l’Europa l’epicentro della “green tech”. Anche in questo caso, è imperativo rafforzare le nostre catene del valore, diversificare gli approvvigionamenti essenziali, e anche rilocalizzare determinati tipi di produzione. Ma anche accelerare il processo di decarbonizzazione industriale e ridurre la nostra dipendenza energetica. Ad esempio, attraverso una leadership europea in materia di idrogeno pulito. La produzione di idrogeno mediante elettrolisi richiede la produzione di grandi quantità di energia, ma potremo alimentarla attraverso fonti energetiche decarbonizzate (energia eolica o solare) o su altre fonti di energia a bassa emissione (nucleare, idroelettrica).

C’è oggi in Europa la volontà politica e i mezzi per raggiungere tali ambizioni? La risposta è sì. L’insieme dei programmi europei finalizzati a rafforzare la sovranità europea beneficia di un aumento di budget di oltre il 20 % rispetto al bilancio pluriennale precedente - e persino del 30 % se consideriamo l’uscita del Regno Unito dalla Ue.

Per quanto riguarda la sovranità digitale, il nuovo Programma Europa Digitale consentirà ulteriori investimenti di oltre 20 miliardi di euro. Per quanto riguarda il programma CEF (Connecting Europe Facility), la parte digitale del programma è quasi il doppio del settennato precedente. Il programma per la difesa è stato aumentato così come anche i programmi destinati alla ricerca e allo spazio. C’è margine per fare ancora di più e il Parlamento europeo sarà attore fondamentale in questo. Inoltre, i piani di rilancio nazionali potranno essi stessi aumentare i mezzi di finanziamento dei principali progetti di infrastrutture industriali europee. L’Europa solidare e non più ingenua è nata dalla crisi. L’Europa più autonoma, più resiliente, ha una nuova ambizione. Torneremo sulla questione.

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