Le testimonianze

La specializzazione che piace a Pmi e alla gestione delle risorse umane

di Francesco Nariello


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(Fotolia)

2' di lettura

Non solo grandi studi legali o big della consulenza. Specializzarsi in welfare aziendale o pianificazione previdenziale è un’opportunità anche per chi proviene da realtà professionali meno strutturate e intende ampliare i servizi alla clientela. Oppure per chi punta a costruirsi una strada alternativa, attraverso specifici percorsi di formazione e approdando direttamente in azienda.

Alla prima categoria appartiene Riccardo Zanon, 37 anni, avvocato e consulente del lavoro presso lo studio legale di famiglia, radicato nel Nord Est: dal Veneto, dove c’è la sede principale (a Dolo, Venezia) al Trentino Alto Adige fino all’Emilia Romagna. «Ho iniziato a occuparmi di welfare aziendale dal 2016 - racconta - e ad oggi, sono una sessantina le aziende che affianchiamo nella preparazione di piani su misura». Da realtà con organici fino a 300 persone a Pmi, «l’idea è stata quella di portare il welfare nelle Pmi come strumento di competitività». Zanon si è specializzato seguendo corsi di formazione ad hoc, tra cui un percorso trimestrale presso Altis-Università Cattolica, e si è iscritto al mini master della Fondazione Studi consulenti del lavoro. «Offrire servizi personalizzati alle imprese ha permesso allo studio di acquisire nuova clientela. Il potenziale è ancora elevato, ma per sfruttarlo occorre diffondere cultura del welfare”.

È un identikit diverso quello di Giulia Marcozzi (29 anni), laurea in Filosofia e esperienza all’estero, poi il master in Gestione risorse umane e organizzazione alla Luiss business school, a Roma, con un modulo dedicato a “rewarding e progettazione di programmi welfare”. A fine percorso, lo stage presso la sede di Torino di Cnh industrial (automotive) con l’inserimento in area Hr. «Un’esperienza a tutto campo - racconta la ex studentessa - durante la quale sono entrata in contatto con il piano welfare aziendale, soprattutto per gli aspetti di comunicazione al personale». Il secondo step è stato il passaggio presso lo stabilimento di Lecce, con un contratto di un anno come hr plant specialist: «Qui ho toccato con mano, tra l’altro, la risposta dei dipendenti agli strumenti a disposizione ma anche la parte relativa alle relazioni sindacali». Un mix di formazione multidisciplinare ed esperienza sul campo che va incontro «alle richieste del mercato» e può portare allo sviluppo di un percorso professionale autonomo.

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