verso le politiche

La spinta dei «moderati» per Gentiloni

di Barbara Fiammeri

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(AFP)


2' di lettura

Silvio Berlusconi vola a Bruxelles per il vertice del Ppe in vista del Consiglio europeo. Il Cavaliere è in grande spolvero e accoglie con soddisfazione gli auguri di Angela Merkel per la prossima campagna elettorale. Le reazioni della Lega al suo endorsement per la conferma dell’attuale premier Paolo Gentiloni, in caso di stallo post voto, non lo preoccupano. Berlusconi è convinto che «il centrodestra avrà i numeri per governare». Ma comunque vada si prepara a sedersi a capotavola dopo il voto.

I riposizionamenti nel centrodestra
I sondaggi danno il centrodestra in vantaggio e soprattutto confermano che Fi è attualmente il primo partito della coalizione. E a rafforzare il perno moderato contribuirà anche la cosidetta quarta gamba, la cui formazione il Cavaliere sta seguendo passo passo. Mercoledì sera ha incontrato Fitto, Quagliariello e Lupi, che ha scelto di tornare nel cetrodestra assieme ad altri parlamentari di Ap ma che ancora oggi guida il gruppo centrista alla Camera a sostegno di Gentiloni. Chissà che il divorzio consensuale dei centristi guidati da Angelino Alfano, tra qualche mese non si ricomponga. E chissà che non se ne sia parlato anche nell’incontro che Berlusconi ha avuto ieri con Alfano, anche lui a Bruxelles per il vertice del Ppe. Un vis a vis di natura assolutamente «personale», come ha sottolineato il ministro degli esteri che ha già detto che non si ricandiderà.

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Salvini contro Berlusconi
La Lega però resta sul piede di guerra. Matteo Salvini ieri ha ripetuto di non essere disponibile «a nessun tavolo con chi protegge stupratori e assassini», con riferimento al «no» di Fi alla legge Molteni che esclude lo scontro di pena per reati gravissimi. È solo «un puntiglio che sarà presto superato», chiosa il Cavaliere. Ma il ddl Molteni è solo un pretesto. A terremotare in queste ore il centrodestra sono le parole del leader di Fi per mantenere in sella Gentiloni per un periodo «non breve», qualora non ci fosse un vincitore dopo le elezioni. Un’affermazione che nella Lega (e anche in FdI) viene letta con sospetto. Anche perché il partito pro-Gentiloni ha alleati anche sul fronte opposto. Non solo i centristi di Ap guidati da Beatrice Lorenzin che hanno scelto di andare con il centrosinistra. È nel Pd che cresce il partito di Gentiloni.

Gli amici di Gentiloni tra i dem
A parte le posizioni esplicite di Luciano Violante e del ministro Anna Finocchiaro, tanto nella minoranza che nella maggioranza dem la figura del premier trova sempre più sostenitori. A nessuno sfugge che mentre il partito di Matteo Renzi continua a calare nei sondaggi, la fiducia nel premier al contrario non diminuisce ma cresce. A dire no a Gentiloni è invece Pier Luigi Bersani. Per il leader della sinistra la questione del “partito di Gentiloni” risponde «sempre ad una logica di establishment. Si tratta di un istinto gattopardesco di cambiare senza cambiare». Piero Fassino, il pontiere delle alleanze per il Pd, minimizza: «Smettiamola di immaginare governi possibili, il problema si porrà solo dopo il voto e dipenderà dai risultati elettorali e dalla scelta del capo dello Stato». Nel frattempo però ci si attrezza.

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