Il rilancio

Governo Draghi: ecco la squadra dei ministri

Il nuovo premier, ex presidente della Bce, ha sciolto la riserva e ha comunicato la lista dei suoi ministri. Ecco i profili, uno per uno, dei componenti dell’esecutivo presieduto da Mario Draghi

di Nicoletta Cottone e Vittorio Nuti

La squadra di governo del premier Mario Draghi

19' di lettura

(articolo modificato il 13 febbraio alle ore 13)
Una squadra di governo all’insegna della coesione, sociale e delle forze che sosterranno l'azione dell'esecutivo. Un esecutivo scelto da Mario Draghi, come prevedono le prerogative costituzionali, con molti politici. Nessuna mossa frettolosa, tutto studiato nei minimi dettagli per giungere a una squadra di alto profilo consegnata al Quirinale al momento dello scioglimento della riserva. Tutto rispettando la regola del silenzio. Quello di cui si è parlato di più è il superministro della Transizione ecologica, caldeggiato da Grillo e annunciato dalle associazioni ambientaliste, per la svolta green del Paese che fino a qualche anno fa appariva una utopia. Oggi alle 12 la cerimonia del giuramento.

L’ESECUTIVO
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I ministri con e senza portafogli

In totale l’esecutivo è composto da 23 ministri, di cui otto donne, mentre gli uomini sono 15.

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Ministri senza portafoglio
Federico D'Incà (Rapporti col Parlamento)
Vittorio Colao (Innovazione Tecnologica e transizione digitale)
Renato Brunetta (Pubblica Amministrazione)
Maria Stella Gelmini (Affari generali e autonomie)
Mara Carfagna (Sud e coesione territoriale)
Fabiana Dadone (Politiche Giovanili)
Elena Bonetti (Pari opportunità e famiglia)
Erika Stefani (Disabilità)
Massimo Garavaglia (Coordinamento di iniziative nel settore del turismo)

Ministri con portafoglio:
Luigi Di Maio (Esteri)
Luciana Lamorgese (Interno)
Marta Cartabia (Giustizia)
Lorenzo Guerini (Difesa)
Daniele Franco (Economia)
Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico)
Stefano Patuanelli (Agricoltura)
Roberto Cingolani (Transizione ecologica)
Enrico Giovannini (Infrastrutture)
Andrea Orlando (Lavoro)
Patrizio Bianchi (Istruzione)
Cristina Messa (Università e ricerca)
Dario Franceschini (Cultura)
Roberto Speranza (Salute)
Roberto Garofoli è sottosegretario alla Presidenza.

Ecco i profili dei ministri del nuovo governo

Mario Draghi, il premier del “Whatever it takes”

Il neo premier Mario Draghi è considerato l’italiano che ha salvato l’Europa dalla grande crisi del debito sovrano, che a partire dal 2010 aveva messo a rischio la moneta unica europea. Economista, accademico e banchiere, si è formato all'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e si è specializzato al Massachusetts Institute of Technology. Docente universitario negli anni novanta è stato direttore generale del ministero del Tesoro. Dopo un breve periodo a Goldman Sachs, è diventato Governatore della Banca d'Italia nel 2005, al posto di Antonio Fazio. Dal 2011 al 2019 è stato presidente della Banca centrale europea. Celebre la sua frase del 2012 “Whatever it takes”, per spiegare che la Bce avrebbe fatto tutto il necessario per preservare l'euro. Dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte, il 3 febbraio 2021 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito l'incarico di formare un governo tecnico-istituzionale.

MINISTRI CON PORTAFOGLIO

Daniele Franco, il dg di Bankitalia con un master in economia all’università di York

Al ministero dell’Economia arriva Daniele Franco, classe 1953, direttore generale di Banca d'Italia dal 1° gennaio 2020. È lui che sostituisce il governatore in caso di assenza o impedimento. Dalla stessa data è anche presidente dell'Ivass, l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. Laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, ha conseguito un Master in organizzazione aziendale presso il Consorzio universitario di organizzazione aziendale di Padova e un Master in economia presso l'Università di York, in Gran Bretagna. Assunto in Banca d'Italia nel 1979, dal 1994 al 1997 è Consigliere economico presso la Direzione generale degli Affari economici e finanziari della Commissione europea. Dal 2007 al 2011 è Capo del Servizio studi di struttura economica e finanziaria e dal 2011 al 2013 è direttore centrale dell'Area ricerca economica e relazioni internazionali. Dal 20 maggio 2013 al 19 maggio 2019 è Ragioniere generale dello Stato. Vice direttore generale della Banca d'Italia dal 20 maggio 2019 al 31 dicembre 2019. Ha tenuto corsi presso le Università di Bergamo e Trieste, l'Università Cattolica di Milano e la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. Ha pubblicato libri in materia di spesa pubblica, sistemi di protezione sociale e regole fiscali europee e scritto saggi in materia di politica di bilancio, federalismo fiscale, contabilità generazionale, tassazione delle attività finanziarie e distribuzione dei redditi.

Roberto Speranza, il ministro che ha cancellato il superticket

Confermato al ministero della Salute Roberto Speranza, già ministro della Salute del governo Conte bis, che ha dovuto affrontare in prima persona la pandemia da nuovo coronavirus. L’Rt è diventato il suo pane quotidiano, insieme agli altri parametri per calcolare il grado di incidenza del Covid-19 in Italia, nelle regioni e nelle province autonome. Classe 1979, nato a Potenza, ha iniziato la sua carriera politica nella Sinistra giovanile. Deputato del Pd nella XVII legislatura, è stato capogruppo alla Camera del partito dal marzo 2013 all’aprile 2015. Il 20 febbraio 2017 ha abbandonato il Pd con altri esponenti della minoranza, tra cui l’ex segretario Pier Luigi Bersani, a causa dell’acceso scontro interno per la linea attuata dal partito sotto la segreteria di Matteo Renzi. Ha creato insieme ad altri fuoriusciti da Pd e Sinistra italiana un nuovo partito di sinistra, Articolo 1 - Movimento democratico e progressista, diventandone segretario. Alle politiche 2018, candidato nelle file di Liberi e Uguali, è stato rieletto deputato nella circoscrizione Toscana. Il 4 settembre 2019 è diventato ministro della Salute nel governo Conte bis, in quota Liberi e Uguali. Fra le sue battaglie, la più nota è quella per l’abolizione del superticket, cancellato da settembre 2020.

Marta Cartabia, la prima donna al vertice della Corte costituzionale

Nuova ministra della Giustizia è Marta Cartabia. È arrivata a Roma tre giorni fa per selezionare il futuro direttore dell’area archeologica di Pompei. Avvistata in aeroporto a Milano, aveva precisato di recarsi a Roma non su invito di Draghi, ma del Mibact, che l’ha nominata al vertice della commissione che deve scegliere il nuovo dirigente dell’area archeologica di Pompei. Sotto la lente della selezione i dieci candidati che concorrono al posto di vertice degli scavi campani. Ma Draghi una telefonata deve avergliela fatta. Costituzionalista, giurista e accademica italiana, nel 2011 è diventata la terza donna a essere nominata giudice costituzionale dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle. Nel 2014 è diventata vicepresidente della Corte. Quattro mesi dopo la presidenza, prima donna a occupare la carica. È stata presidente della Corte Costituzionale dall'11 dicembre 2019 al 13 settembre 2020 e oggi è presidente emerito. «Si è rotto un vetro di cristallo. È un passo significativo per la storia delle nostre istituzioni», aveva commentato da neo presidente, ricordando che le donne in magistratura sono il 53%, «ma non ai vertici, nelle alte cariche. La mia elezione è un po' l’elezione di tutte loro». Attualmente è docente ordinario di Diritto costituzionale e di giustizia costituzionale all’Università Bocconi di Milano. Il 9 dicembre 2020 le è stato conferito il dottorato honoris causa in Law dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove ha tenuto una lectio magistralis dal titolo «Per l’alto mare aperto. L'università al tempo della grande incertezza».

Enrico Giovannini, il paladino dello sviluppo sostenibile

Alle Infrastrutture e Trasporti arriva Enrico Giovannini. Fare 17 goal, quelli corrispondenti ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Non è fede sportiva, ma il credo di Enrico Giovannini, che da anni è impegnato nel verificare i passi avanti sul fronte dello sviluppo sostenibile, per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda 2030. Ha sempre puntato a un’economia che non crei disuguaglianze, a danno soprattutto delle future generazioni. «Chiudete gli occhi e pensate a come dovrebbe essere il Paese in cui vorreste vivere», si legge nella prefazione del suo libro “L'utopia sostenibile”, stampato per Laterza su “carta amica delle foreste”. Enrico Giovannini, classe 1957, è un economista, statistico e accademico italiano. É stato Chief statistician dell'Ocse dal 2001 all’agosto 2009, presidente dell’Istat dall’agosto 2009 all’aprile 2013. Ministro del Lavoro nel governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014). A lui si deve, dopo alcune tentativi nel 2012 di Elsa Fornero, la semplificazione dell’apprendistato professionalizzante per accelerare la transizione nel mondo del lavoro. É co-fondatore e portavoce dell'Asvis, l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, una rete che unisce 270 soggetti della società civile italiana. Professore ordinario all'Università “Tor Vergata” di Roma, dove insegna Statistica e analisi e Politiche per lo sviluppo sostenibile, docente di Sviluppo sostenibile presso l’Università Luiss e la Scuola nazionale di amministrazione, è anche presidente della Commissione per la redazione della Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del ministero dell’Economia e membro del Comitato scientifico dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Infaticabile paladino dello sviluppo sostenibile e di una visione green dell’industria e del mondo, nell’ottobre del 2014 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica. Ha più volte sottolineato la necessità in Italia di un ministero ad hoc per gestire l’attuazione e l’aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, come già avviene in altri Paesi europei.

Di Maio resta alla Farnesina

Confermato ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, che dal 5 settembre 2019 era già al vertice della Farnesina nel Governo Conte II. Ha ricoperto poi la carica di capo politico del Movimento 5 Stelle dal 23 settembre 2017 al 22 gennaio 2020. É stato inoltre ministro dello Sviluppo economico e ministro del Lavoro e vicepresidente del Consiglio dei ministri nel primo governo Conte . Dal 21 marzo 2013 al 22 marzo 2018 è stato anche vicepresidente della Camera. Cresciuto a Pomigliano d'Arco (Na), nato ad Avellino, nel 2007 apre il Meetup di Pomigliano d'Arco, aderendo all'iniziativa di Beppe Grillo, che chiedeva di formare gruppi di cittadini che si occupassero dei problemi del loro comune. Viene eletto alla Camera per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013 e diventa rapidamente uno dei volti più noti del partito, tanto da far parte del “direttorio” del movimento, costituito nel novembre 2014 da cinque parlamentari scelti da Beppe Grillo. Nel settembre 2017 si candida alle primarie per scegliere il capo politico del Movimento 5 Stelle e vince con 30.936 voti, l'82% dei votanti. Alle politiche italiane 2018 ottiene 95.219 voti (il 63,41%) al collegio uninominale di Acerra, battendo il candidato del centrodestra Vittorio Sgarbi e diventando per la seconda volta deputato. Il 22 gennaio 2020 ha reso note le sue dimissioni, irrevocabili, da capo politico del Movimento 5 Stelle. Elenca tutti i successi del movimento sotto la sua guida, ma parla di battaglie interne e di avversari che «stanno nelle retrovie e vengono al fronte solo per pugnalare alle spalle».

Il bis al Viminale di Luciana Lamorgese

Luciana Lamorgese ha fatto il bis, confemata ministra dell’Interno dal neo premier Mario Draghi. Prefetto in pensione con una lunghissima carriera alle spalle, è sempre stata una persona “al servizio dello stato”, che non teme le sfide. Al Viminale dal 1979, inizialmente presso la prefettura di Varese, è diventata prefetto nel 2003. È stata prefetto di Venezia dal 2010 al giugno 2013, di Milano dal 13 febbraio 2017 al 1° ottobre 2018. Il 13 novembre 2018, un mese dopo essere andata in pensione, è stata nominata consigliere di Stato nello corso del Cdm presieduto da Giuseppe Conte, nel suo primo governo, quello gialloverde. Dal 5 settembre 2019 è ministra dell’Interno nel governo Conte bis. Succede a Matteo Salvini. Terza donna nella storia a ricoprire quell’incarico, dopo Rosa Russo Iervolino (nel Governo D’Alema I) e Annamaria Cancellieri (governo Monti).

Andrea Orlando, lo spezzino di origini campane che tifa Fiorentina

Al lavoro e Politiche sociali arriva Andrea Orlando. Spezzino, famiglia di origine campana, studi di Giurisprudenza a Pisa senza conseguire però la laurea, un volto “da ragazzo” nonostante i suoi 52 anni. Tifa per la Fiorentina, il vicesegretario del Pd è stato ministro dell’Ambiente nell’esecutivo Letta. Poi alla guida del dicastero della Giustizia con Renzi e Gentiloni premier. La politica lo attrae giovanissimo. A venti anni diventa segretario provinciale della Federazione Giovanile Comunista Italiana e l’anno successivo viene eletto nel consiglio comunale di La Spezia con il Partito Comunista Italiano. Dopo lo scioglimento del Pci, viene rieletto con il Partito democratico della sinistra, di cui diviene capogruppo nel consiglio comunale della sua città nel 1993. Nel 2003 è chiamato alla direzione nazionale del partito da Piero Fassino, prima con il ruolo di vice-responsabile dell'organizzazione, poi come responsabile degli enti locali (2005). Nel 2006 è nominato responsabile dell'organizzazione entra a far parte della segreteria nazionale del partito. È stato uno degli esponenti di spicco della corrente interna al Partito Democratico dei Giovani turchi.

Lorenzo Guerini, l'ex sindaco dem alla guida dei militari italiani

Confermato al ministero della Difesa Lorenzo Guerini. Lombardo di nascita, classe 1966, laureato in Scienze politiche alla Cattolica di Milano Lorenzo Guerini è cresciuto politicamente nell'area del centrosinistra, esponente di rilevo dell'ala di estrazione democristiana e popolare del Pd, partito in cui ricoperto nel tempo gli incarichi di portavoce, vicesegretario e coordinatore nel periodo della segreteria Renzi. Nella sua carriera politica diversi incarichi a livello locale, tra cui la presidenza della Provincia (1995-2004) e sindaco di Lodi (2005-2012), e la guida del Copasir. Deputato da due legislature, nel 2019 Guerini è subentrato a Elisabetta Trenta come ministro della Difesa nel governo Conte II, a seguito della cosiddetta “crisi del Papetee”.Come ministro “politico” alla guida dei militarila sua linea è stata quella del rafforzamento della Difesa europea, in termini di investimenti attesi e area operativa, ma sempre in modo complementare alla Nato.

Giancarlo Giorgetti, il Letta della Lega che si paragona a Pirlo

Allo Sviluppo economico il leghista Giancarlo Giorgetti. Nato a Cazzago Brabbia nel 1966, Bocconiano (Economia e commercio), commercialista e revisore dei conti, Giancarlo Giorgetti è da sempre il maggiore interprete della linea “responsabile” della Lega, alternativa a quella dell'opposizione dura e pura e del “voto subito” propugnata da Matteo Salvini fino a poco tempo fa, prima della repentina svolta moderata. Sicuro quindi un suo ruolo di primo piano nella svolta europeista del segretario leghista seguita all'appoggio a Mario Draghi. Indiscrezioni sottolineano un suo ruolo anche nel convincere l'ex presidente della Bce ad accettare la sfida della premiership come passaggio obbligato in vista di un incarico al Quirinale. Giorgetti è stato anche capogruppo per la Lega Nord alla Camera (2013-2014) e nella XVIII legislatura fino alla nomina a sottosegretario alla Presidenza del consiglio nel Governo Conte I. Riservato, poco amante dei riflettori e del pettegolezzo politico, gran tessitore delle intese e delle convergenze politiche e per questo definito di volta in volta il Letta (Gianni) della Lega o il Richelieu del Centrodestra, ama paragonarsi al calciatore Andrea Pirlo: «Siccome tanti vogliono giocare in attacco e fare gol, c'è bisogno di stare a centrocampo e io so fare quello».

Roberto Cingolani, il fisico dai 100 brevetti

Roberto Cingolani sarà ministro del nuovo ministero della Transizione ecologica. Sperimentazione e innovazione sono il suo mantra. Roberto Cingolani, fisico italiano, ha al suo attivo ben 100 brevetti. É autore o co-autore di oltre 1000 pubblicazioni su riviste internazionali. Alfiere del lavoro, commendatore della Repubblica dal 2006, dal 1° settembre 2019 è responsabile dell'innovazione tecnologica di Leonardo, dopo essere stato direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia di Genova. Ha conseguito la laurea in Fisica presso l'Università di Bari e nel 1989 il PhD in Fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ricercatore al Max Planck Institut di Stoccarda (Germania), visiting professor all’Institute of Industrial Sciences della Tokyo University (Giappone) e alla Virginia Commonwealth University, negli Stati Uniti. Nel 2000 è nominato professore ordinario di Fisica sperimentale all'Università di Lecce. Nel 2001 fonda e dirige il National Nanotechnology Laboratory dell'Infm a Lecce. Nel 2005 fonda l’Istituto italiano di tecnologia di Genova di cui sarà direttore scientifico fino alla sua nomina come Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo.

Patrizio Bianchi, l’economista con la passione per la scuola

Al ministero dell’istruzione arriva Patrizio Bianchi, economista con la passione per la scuola: anche per questo nel corso del 2020 ha coordinato la task force voluta dal ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina per la gestione della ripartenza scolastica nell'ambito della pandemia di Covid-19. Nato a Copparo, in provincia di Ferrara, nel 1952 Bianchi si è laureato in Scienze politiche all'Università di Bologna, per poi perfezionare i propri studi alla London School of Economics, con il professore Basil Yamey. Durante lo stesso periodo ha operato presso la Price Commission britannica, dove si è occupato di un'inchiesta sul controllo dei prezzi nel settore del cemento, tema del suo primo saggio, poi pubblicato con Il Mulino. Stesso editore per il recentissimo “Nello Specchio della scuola”, libro del 2020 in cui Bianchi racconta la sua ricetta per il rilancio dell'istruzione italiana dopo la pandemia: tra le proposte, il rafforzamento della formazione professionale affidata alle Regioni (Iefp) per contrastare l'abbandono scolastico puntando anche sugli Its “alla tedesca”. Professore associato nel 1986, ordinario nel 1994, rettore all'Università di Ferrara dal 2004 al 2010, Bianchi è un grande esperto di Economia e Politica industriale, ma anche, per due mandati, assessore all'Istruzione in Emilia Romagna (con i Governatori Errani e Bonaccini). All'Università di Ferrara è anche titolare della Cattedra Unesco in “Education, Growth and Equality”. Tra i suoi incarichi, anche quello di direttore scientifico della Fondazione Internazionale Big Data e Intelligenza Artificiale per lo Sviluppo Umano (Ifab).

Dario Franceschini, politico doroteo che ha rivoluzionato i Beni culturali

Confermato ministro della Cultura Dario Franceschini. Politico di lunghissimo corso, esponente di primo piano del Pd, da ultimo capodelegazione dem e ministro delle Cultura nell'Esecutivo Conte II, Dario Franceschini ha iniziato a guidare il ministero dei Beni culturali ai tempi del Governo Letta, ruolo mantenuto anche con i successivi Governi Renzi e Gentiloni. Porta la sua firma la riforma del ministero, sia a livello centrale sia in periferia, basata sul riassetto e l'accorpamento delle direzioni centrali e la riorganizzazione delle sovrintendenze. In passato, il trampolino di lancio per entrare nella stanza dei bottoni a palazzo Chigi è stato l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del consiglio, con delega alle riforme istituzionali, nel secondo Governo D'Alema (2001) poi nel secondo Governo Amato. Nato a Ferrara nel 1958, avvocato e scrittore (tra i suoi libri «Nelle vene quell'acqua d'argento», edito da Bompiani), Franceschini proviene dalle fila della Democrazia cristiana, di cui il padre, partigiano, era stato deputato. Tra i fondatori della Margherita, nel luglio 2001 è entrato a far parte del Comitato Costituente del Pd, del quale è diventato coordinatore dell'esecutivo nazionale. È stato vicesegretario e segretario nazionale dem (dal febbraio al novembre 2009), primo presidente del gruppo dell'Ulivo alla Camera dei deputati dal 2006 al 2008 e successivamente presidente del gruppo Pd tra il 2009 e il 2013. In passato, ha fatto parte del collegio sindacale dell'Eni ed è socio ordinario di Astrid (Associazione per gli Studi e le ricerche sulla Riforma delle Istituzioni Democratiche e sull'innovazione nelle amministrazioni pubbliche). Ha due figlie. Nel suo curriculum anche la candidatura a sindaco di Ferrara, con l'appoggio di Verdi e Laburisti (raccolse solo il 20% dei voti) e la corsa come vicepremier di Walter Veltroni quale componente del ticket che sfidò Berlusconi alle Politiche del 2008.

Cristina Messa, il medico-Rettore alla guida del dicastero dell’Università

È una delle novità di maggior rilievo del Governo Draghi. La neo ministra all'Università e della ricerca scientifica, nata nel 1961 a Monza, è un medico e professoressa ordinaria di Diagnostica per immagini e radioterapia presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Alla laurea con lode in Medicina e Chirurgia (1986) con specialità in Medicina Nucleare (1989) presso l'Università degli Studi di Milano, sono seguite lunghe esperienze di studio e ricerca negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Dopo un'esperienza di ricerca presso il San Raffaele di Milano, l'avvio della carriera universitaria: prima professoressa associata (2001), poi il passaggio a ordinario (2013). Il culmine, in questo ambito, lo raggiunge con l'elezione a rettore dell'Università di Milano-Bicocca (2013-2019), prima donna a guidare una università milanese, la quarta in Italia. Da diversi anni è anche delegata italiana Miur nel programma Horizon 2020.

Stefano Patuanelli, il triestino che ama mediare passa dal Mise all’Agricoltura

Nato a Trieste, classe 1974, già capogruppo M5S in Senato, Stefano Patuanelli è stato il successore di Luigi Di Maio al ministero dello Sviluppo economico nell'ambito del Governo Conte II. Patuanelli, scelto dal premier Mario Draghi per guidare il ministero dell'Agricoltura, è laureato con 110 e lode in ingegneria edile e dal 2005, come riporta lui stesso nella sua pagina Facebook, è iscritto alla piattaforma Meetup e fondatore del gruppo Beppe Grillo Trieste. Ha seguito in prima persona, insieme al capogruppo alla Camera, Francesco D'Uva, l'evoluzione della crisi che ha portato dal Governo Conte a maggioranza M5S-Lega al secondo Governo Conte a maggioranza M5S-Pd-Leu. Conoscitore del settore delle opere pubbliche e componente della commissione Lavori Pubblici di Palazzo Madama ha seguito tra gli altri, l'esame del cosiddetto decreto legge “sblocca-cantieri” che ha rivisto diverse misure del Codice degli appalti. Nella scelta di darsi alla vita pubblica decisivo l'imprinting ricevuto a scuola: “Ho cominciato a seguire la politica alle medie – ha raccontato - perché la mia professoressa di italiano ci faceva ascoltare le notizie e le commentavamo insieme durante la prima ora di lezione”. Apprezzato da colleghi di partito e avversari politici per le sua competenza e l'approccio non ideologico ai temi politici, ha doti da mediatore che negli ultimi mesi sono state molto utili nel consolidare i rapporti con il Pd. Ama il basket.

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO

Federico D'Incà confermato ai Rapporti con il Parlamento

Attivista M5S dal 2010 Federico D'Incà è stato confermato dal premier Mario Draghi all'incarico di ministro per i Rapporti con il Parlamento, cui era arrivato nel 2019 sotto il Governo Conte II. Nato a Belluno nel 1976 è sposato con Laura e ha una figlia. Si è laureato in economia all'Università di Trento e ha lavorato in qualità di analista di sistemi di gestione informatica presso una società privata. In precedenza è stato caposettore in un'azienda di grande distribuzione organizzata e responsabile sistema qualità in una realtà di robotica e automazione. Deputato eletto in Veneto da due legislature, è stato anche capogruppo 5 Stelle alla Camera e vice presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta per la digitalizzazione della Pa, oltre che Questore di Montecitorio fino alla nomina a ministro.

Vittorio Colao, un top manager per l'Innovazione tecnologica

Top manager bresciano molto noto anche all'estero, già numero uno di Vodafone, Vittorio Colao ha studiato alla Bocconi e conseguito un Master in Business administration con lode ad Harvard. La sua carriera, iniziata negli anni '80 alla banca Morgan Stanley e poi come partner della società di consulenza McKinsey, lo ha portato a ricoprire nel corso degli anni incarichi di peso in diverse società quotate. Nel settore delle telecomunicazioni ha debuttato nel 1996 assunto dall'allora Omnitel, azienda poi assorbita dal colosso britannico Vodafone in cui Colao ha fatto carriera fino a prenderne le redini come amministratore delegato nel 2008. Negli ultimi tempi è finito sotto i riflettori per aver guidato la task force “Fase 2” voluta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per suggerire come gestire al meglio l'emergenza: giuristi, economisti ed esperti con competenze di tipo prevalentemente socio-economiche (ma nessun imprenditore) e molti i nomi di spicco.

Renato Brunetta torna a Palazzo Vidoni: per lui il ministero della Pa

Per Renato Brunetta, neo ministro senza portafoglio alla Pubblica amministrazione, si tratta di un ritorno, avendo guidato lo stesso ministero dal 2008 al 2011 con il governo Berlusconi IV. In quella occasione conquistò le prime pagine per alcune dichiarazioni in cui auspicava una maggior trasparenza della Pa scagliandosi contro i dipendenti pubblici “fannulloni”. Nel 2008 e 2009 emanò due provvedimenti di riforma della Pa che portano il suo nome. Obiettivo: razionalizzare la funzione pubblica, renderla più trasparente, efficiente e produttiva. Nella sua carriera politica anche due mandati da europarlamentare, nel 1999 e nel 2004, sempre nelle liste di Forza Italia, l'incarico di capogruppo di Forza Italia alla Camera nella XVII legislatura e il ruolo di consigliere economico di diversi governi, tra cui quelli di Craxi, Amato e Ciampi. Di formazione è un economista, laureato in Scienze politiche ed economiche a Padova nel 1973. In una intervista si è definito “liberalsocialista”.

L’azzurra Maria Stella Gelmini per Affari regionali e autonomie

Maria Stella Gelmini è stata, tra il 2008 e il 2011, la più giovane ministra dell'istruzione, dell'università e della ricerca dell'Italia repubblicana, firmando la riforma della scuola, quella che introduce tra l'altro il maestro unico alle elementari e due nuovi licei, scienze umane e musicale e coreutico. Dopo 10 anni dall'ultima esperienza torna ora nel Governo Draghi per guidare il ministero senza portafoglio agli Affari regionali e autonomie. Nata a Leno, in provincia di Brescia, il 1 luglio del 1973, liceo classico in una scuola religiosa, la capogruppo di Forza Italia alla Camera si è laureata in giurisprudenza specializzandosi in diritto amministrativo. Dal 2016 è anche Consigliere comunale di Milano nonché capogruppo di Forza Italia alla Camera.

Mara Carfagna per il rilancio del Sud e della Coesione territoriale

Una donna meridionale per il ministero del Sud e della Coesione sociale. La salernitana Mara Carfagna, 45 anni, esponente ormai storica di Forza Italia, torna al governo dopo 10 anni: era stata ministro delle Pari opportunità nel quarto governo Berlusconi dal 2008 al 2011. Dal 2018 è vicepresidente della Camera, nella quale è deputata ininterrottamente dal 2006, tra Forza Italia e Popolo delle Libertà. Laureata in legge, Carfagna ha esperienze giovanili in tv e nel mondo dello spettacolo, come valletta, presentatrice e modella. Ha anche partecipato a Miss Italia nel 1997, vincendo il titolo di Miss Cinema. Nel 2004 esordisce in politica come coordinatrice del movimento femminile di Forza Italia in Campania. Nella sua attività parlamentare Carfagna ha legato in particolare il proprio nome alla legge che ha introdotto il reato di stalking, della quale è stata la principale promotrice. In generale si è occupata a lungo di violenza contro le donne e di mutilazioni genitali femminili, guadagnandosi stima e consensi anche fuori della sua parte politica, il centrodestra. Nel 2009 Carfagna ha realizzato la campagna “Nessuna differenza”, la prima contro l'omofobia e la violenza legata all'orientamento sessuale mai realizzata da un Governo in Italia. Nelle elezioni amministrative del 2010 è eletta Consigliere regionale in Campania con 55.695 preferenze, la più votata di sempre, ma rinuncia all'incarico per rimanere in Parlamento. Il 3 aprile 2019 la Camera dei Deputati approva l'emendamento di Carfagna al disegno di legge “Codice Rosso”, che introduce in Italia il reato di matrimonio forzato e l'istituzione di un fondo per le famiglie affidatarie di orfani di femminicidio.

A Massimo Garavaglia il nuovo ministero del Turismo

Il neonato ministero del Turismo è stato affidato da Mario Draghi al leghista Massimo Garavaglia, già sottosegretario di Stato al ministero dell'Economia e poi viceministro dell'Economia nel primo governo Conte, sostenuto da Lega e M5S. Laureato in Economia e commercio presso l'Università Bocconi e in Scienze politiche presso l'Università Statale di Milano, Garavaglia è nato a Cuggiono (Milano) e vive a Marcallo con Casone. La sua carriera politica inizia come sindaco di Marcallo con Casone.Ha ricoperto la carica di sindaco del suo comune di residenza, Marcallo con Casone, per due mandati, dal 1999 al 2009. È stato anche membro di diversi consigli di amministrazione, tra cui quello di CoNord, dell'Aifa e di CdP. Nel 2006 è eletto deputato alle politiche del 2006, nelle liste della Lega Nord nella circoscrizione Lombardia 1. Nel 2008 viene eletto al Senato in Lombardia, diventando il senatore più giovane della storia della Repubblica Italiana. Nel 2013 è nuovamente eletto senatore. Il 19 marzo 2013 è nominato, dal governatore Roberto Maroni, assessore all'Economia, Crescita e Semplificazione della Regione Lombardia e si dimette dalla carica di senatore il 7 maggio 2013, sostituito da Paolo Naccarato. Alle elezioni politiche 2018 viene eletto deputato nel collegio uninominale di Legnano, sostenuto dal centrodestra.

Erika Stefani, l'avvocatessa che si occuperà delle disabilità

Torna nell'esecutivo come ministra per le politiche per la disabilità Erika Stefani. Avvocata vicentina, classe 1971, Erika Stefani è entrata in politica in una lista civica alle amministrative del 1999 come consigliera del Comune di Trissino. Poi l’avvicibamento alla lega e l’ingresso nelle file del Carroccio. È approdata in Parlamento nel 2013 come senatrice, eletta nelle file della Lega in Veneto. A giugno del 2018 è stata nominata ministra del primo governo 'gialloverde' guidato da Giuseppe Conte e ora torna alla carica per occuparsi del delicato tema delle disabilità in quota Carroccio. Si è occupata molto di giustizia e autonomie. Classe 1971, nata a Valdagno, nel vicentino, ha studiato giurisprudenza all'università di Padova. Alle elezioni del 4 marzo 2018 ha ripetuto il successo ottenuto alle precedenti politiche ed è stata rieletta nel collegio uninominale di Vicenza. Ora torna in campo con Draghi. Era stato proprio Matteo Salvini a proporre di far “rinascere” il ministero per le disabilità.

Elena Bonetti ha firmato il family act

Elena Bonetti, esponente di Italia viva, è la nuova ministra delle Pari opportunità e famiglia. Poltrona che aveva già avuto dal 5 settembre 2019 al 14 gennaio 2021 nel governo Conte bis. Proprio le sue dimissioni, il 13 gennaio 2021, insieme a quelle della collega ministra Teresa Bellanova e del sottosegretario Ivan Scalfarotto, avevano aperto la crisi politica. «È stato un onore servire questo Paese nei palazzi romani delle istituzioni. Torno a farlo nelle aule universitarie milanesi. La politica è servizio», aveva postato su Facebook la ministra dimissionaria facendo gli scatoloni e annunciando il suo ritorno alla cattedra di Matematica dell'Università degli studi di Milano. Mantonava, 47 anni, madre di due figli, alla sue prima esperienza come ministro è riuscita a far approvare il Family Act quella che ha definito «l’unica riforma approvata dal Governo Conte II» che dal luglio prossimo prevede un assegno unico per tutte le famiglie con figli, in base alle condizioni economiche. Stanziamento di 3 miliardi, che diventeranno 6 a regime e si aggiungeranno al riordino dei fondi ora destinati alle famiglie, dai vari bonus alle detrazioni dei figli a carico. Da sempre vicina all'area cattolica, dedita allo scautismo, inizia il suo impegno in politica inizia nel 2017 dopo le primarie per la scelta del nuovo segretario del Partito Democratico. Iscritta al Pd dal 2017, è stata chiamata da Matteo Renzi a far parte della segreteria nazionale del partito come responsabile nazionale giovani e formazione. Candidata nel 2018 alla Camera nel collegio plurinominale Lombardia 4 - 02, arriva terza nelle liste del Pd e non risulta eletta. Dopo la scissione del Pd, aderisce il 17 settembre 2019 a Italia Viva, il partito fondato da Matteo Renzi.

Fabiana Dadone, la ministra più giovane ai Giovani

Fabiana Dadone confermata ministra da Draghi, in quota Movimento 5 Stelle, passa dalla pubblica amministrazione alle politiche giovanili. Le politiche per i giovani vanno dunque alla ministra più giovane. Classe 1984, Dadone è approdata per la prima volta al ministero nel 2019 a soli 35 anni, allora seconda solo a Luigi Di Maio nella graduatoria dei ministri più giovani. Piemontese, nata a Cuneo, ha fatto esperienza politica in commissione Affari Costituzionali della Camera, dove è stata anche capogruppo M5s. A 29 anni esordisce come deputato a Montecitorio, tra le più giovani parlamentari del M5s elette. In tasca una laurea in giurisprudenza e un forte impegno nel volontariato sociale. «Non mi sono mai occupata di politica ma mi è piaciuta da subito l'idea di Grillo di riportare la politica attiva al popolo con un nuovo slogan 1=1», disse da esordiente. Come ministro della Pubblica amministrazione è stata lei ad occuparsi nel corso dell'emergenza Covid del passaggio obbligato dei dipendenti pubblici allo smart working, necessario per non far cessare l'erogazione dei servizi pubblici. Una rivoluzione che ha segnato gli uffici e che dovrà essere d'ora in poi regolata anche nella fase post-pandemia. Dadone ha avuto il suo secondo figlio durante la carica di ministro, a giugno scorso. E l’ex premier Giuseppe Conte l’ha elogiata per aver partecipato a una riunione di governo sul decreto semplificazione in diretta dall’ospedale.

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