Interventi

La stagione delle ristrutturazioni aziendali: dalla crisi, un'opportunità

di Mara Caverni

3' di lettura

In Italia, basandoci sui dati elaborati da Cerved, è possibile prevedere un aumento delle ristrutturazioni aziendali. Si stima infatti che di 500.000 “aziende sicure” ante Covid, 182.000 diventeranno vulnerabili (cioè circa il 36,5%) dopo il Covid; e di 284.000 aziende considerate vulnerabili già prima del diffondersi del virus, circa 182.000 diventeranno “rischiose” (ovvero il 64% circa) dopo la pandemia.
Inoltre, secondo le stime di Banca d'Italia, i fallimenti supereranno di circa 6.500 unità quelli del 2019. Tuttavia, alla luce dell'attuale crescita del Pil (a circa il 6%), l'istituto bancario stima che il numero così previsto dei fallimenti potrebbe ridursi di circa 1/5 (quindi a 5.200 unità).
Sono dati che indicano in prospettiva un aumento delle crisi aziendali. Sappiamo che oggi risultano contenute (e che quindi non si sono ancora manifestate nella loro reale dimensione), in virtù delle misure prontamente messe in campo dal governo. In Italia possiamo infatti contare numerosi provvedimenti: dalla CIGS con blocco licenziamenti, prorogata fino al 31 dicembre 2021; ai finanziamenti garantiti da SACE e da CDP; a Patrimonio Rilancio di CDP; fino al nuovo Codice sulla crisi d'impresa, che entrerà in vigore a maggio 2022 e il cui punto di forza è l'introduzione degli strumenti d'allerta (attivi dal 2024). Le aziende in difficoltà che beneficiano di queste misure a scadenza si trovano quindi in una modalità di “attesa”, all'interno di una sorta di “limbo”. Inevitabilmente, alla scadenza di queste misure, alcune aziende dovranno affrontare la crisi.
Considerato tutto ciò, sembrerebbe abbastanza ragionevole aspettarsi un aumento dei processi di ristrutturazione tra la seconda metà del 2022 e l'inizio del 2023 e dobbiamo quindi prepararci per affrontare nel modo più efficace possibile questa prossima stagione.
In questa direzione, fondamentale è sicuramente il recepimento della Direttiva Europea in materia di ristrutturazioni e insolvenza, che dovrà avvenire entro il 17 luglio 2022 (l'Italia ha infatti chiesto proroga di 1 anno). La Direttiva è appositamente studiata per fronteggiare le situazioni originate dalla crisi pandemica che sono destinate a emergere. Due gli aspetti essenziali regolati: il primo riguarda il salvataggio dell'impresa tramite la tempestiva emersione della crisi (strumenti di allerta) e tramite strumenti di ristrutturazione semplici, a beneficio dei creditori e di tutti gli stakeholders quali i dipendenti, la filiera e anche lo stesso debitore. Il secondo attiene alla rapidità di tempi e procedure per la liquidazione o il fallimento, nei casi di aziende che non presentino i presupposti per un salvataggio. Recepire questa Direttiva in maniera corretta è quindi sostanziale per gestire efficientemente l'aumento delle ristrutturazioni.
Al di là dell'efficacia delle nuove normative, sarà altrettanto importante essere preparati e agire quanto più possibile in modo preventivo. Catturare i segnali d'allerta per tempo, distinguere se la crisi sia legata a fattori solo contingenti (Covid) oppure se sia manifestazione di punti deboli e fragilità che vengono da lontano. Saper cogliere e sfruttare il momento per ri-organizzarsi, strutturarsi meglio o ripensare il proprio modello di business. In questi modi dalle crisi possono nascere anche le opportunità.
In questo contesto penso che anche nel nostro ruolo di consulenti, sarà necessario prepararsi e aiutare i processi di ristrutturazioni con modalità e approcci nuovi e flessibili e non con le modalità già viste nelle crisi precedenti. Infatti ogni crisi ha caratteristiche diverse e distintive rispetto a quanto già visto e fatto nel passato. E nella consulenza vince chi è più flessibile e adattabile al cambiamento.

Mara Caverni, Fondatrice e Managing Partner di New Deal Advisors

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