intelligenza artificiale

La startup cinese del riconoscimento facciale sfida la protesta: pronta all’Ipo a Hong Kong

di P.Sol.


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2' di lettura

La startup cinese del riconoscimento facciale sfida l’incertezza politica legata alle proteste di piazza che tengono banco a Hong Kong e la crisi economica. Megvii Technology, la società di intelligenza artificiale con base a Pechino nota per la piattaforma di riconoscimento facciale Face++, utilizzata anche dal Governo cinese, ha presentato richiesta per l’Ipo alla Borsa di Hong Kong.

Il clima di incertezza nella ex colonia britannica ha provocato proprio settimana scorsa il rinvio della maxi quotazione da 15 miliardi di dollari di Alibaba, il colosso dell’ecommerce cinese che peraltro è tra gli azionisti della stessa Megvii, insieme al suo braccio finanziario Ant Financial.

Stando a quanto riporta Reuters sulla base del prospetto, non ci sono ancora le indicazioni legate alla tempistica dell’Ipo, nè al valore dell’operazione, che dovrebbe comunque essere compreso tra 500 milioni e un miliardo di dollari. A maggio la startup ha chiuso una tornata di finanziamenti Serie D da 750 milioni di dollari sulla base di una valutazione lievitata a oltre 4 miliardi di dollari.

Fondata nel 2011 dall’attuale Ceo Yin Qi e da altri due ricercatori della Tsinghua University, Megvii sarebbe la prima startup cinese attiva nell’intelligenza aritificiale a essere quotata a Hong Kong, simbolo delle amibizioni di Pechino in un settore che sta diventando sempre più strategico in vari settori. I suoi clienti includono gruppi industriali come Alibaba, Ant Financial, Lenovo e Hauwei, ma anche entità governative cinesi.

Le continue proteste in corso a Hong Kong nel corso dei fine settimana sono state accompagnate da polemiche non solo politiche, ma anche sotto il profilo tecnologico di fronte all’uso indiscriminato che le forze dell’ordine farebbero delle immagini per arrivare al riconoscimento dei manifestanti. Human Rights Watch aveva indicato che Face++ era inserita in una app mobile utilizzata dal Governo di Pechino per il controllo degli uiguri nella regione dello Xinjiang, anche se successivamente ha corretto il tiro smentendone l’utilizzo. Ma, indica il prospetto, la smentita non ha evitate che il report «provocasse danni significativi alla nostra reputazione che sono difficili da attenuare».

Il prospetto evidenzia una solida crescita del giro d’affari, passato da 67,8 milioni di renmimbi del 2016 a 1,42 miliardi l’anno scorso. Nel primo semestre 2019 il fatturato è lievitato da circa 950 milioni. Nello stesso periodo sono cresciute anche le perdite: erano pari a 343 milioni nel 2016, sono cresciute a 3,3 miliardi nel 2018 e più di 5 miliardi nei primi sei mesi dell’anno in corso. La startup motiva questo deterioramento della performance con la modifica contabile per le azioni privilegiate e con gli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo. Tra i rischi dell’investimento il prospetto cita esplicitamente restrizioni e dazi imposti sull’export cinese nella guerra commericale innescata con gli Stati Uniti.

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