Sartoriale

La startup Toscano torna sull’abito di alta gamma

Il brand nato dall’asta Mabro e dalle sue maestranze specializzate

di Silvia Pieraccini


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La prima collezione sartoriale del nuovo brand viene presentata in questi giorni a Firenze  

2' di lettura

È una startup innovativa non tanto per il business, quanto per gli investitori e per il know how che utilizza. Toscano Alta Sartoria, marchio di abbigliamento uomo che fa capo all’azienda grossetana Vega, è nato infatti nell’aprile scorso con l’idea di realizzare un prodotto sartoriale made in Italy di fascia medio-alta attingendo alle maestranze specializzate di un’altra azienda della zona, la Mabro, fallita e finita all’asta a pezzi dopo aver accumulato una lunga esperienza come terzista di abiti maschili d’alta gamma. Tredici degli addetti ex-Mabro (tra cui il direttore della produzione e la modellista) oggi lavorano per Toscano, brand creato ex novo da Marco Berti, imprenditore grossetano estraneo al settore che non voleva disperdere il patrimonio di “saper fare” sartoriale radicato in una terra come la Maremma, dove non ci sono distretti e dove trovare lavoro resta ancora difficile. Berti, attivo nel settore delle costruzioni e delle energie rinnovabili (con la società M2R che possiede il 90% della Vega), già si era avvicinato alla Mabro per rilevarne la parte immobiliare, e dunque conosceva l’azienda e le competenze.

Al suo fianco, come amministratore di Vega, c’è Luciano Bianchi, ex agente immobiliare, che sta completando i tasselli dello sviluppo. «Il business plan ha richiesto due anni di lavoro – spiega Bianchi – e, proprio perché non siamo esperti di moda, prevede piccoli passi e punta a una crescita graduale e sostenibile. Il fatto di avere personale di grande esperienza nella fattura degli abiti sartoriali, e di poter contare interamente sul capitale proprio, ci dà tranquillità e tempo per aspettare i risultati».

Finora Berti ha investito circa due milioni di euro nella nuova azienda che, almeno nella prima fase, affiancherà alle produzioni a marchio proprio quelle per terzi. In primavera sarà pronto il nuovo stabilimento di “Toscano”, 3mila metri quadrati dedicati a stile, taglio, cucitura, in cui lavorerà una quarantina di persone.

La prima collezione vera, di fatto, è quella dell’autunno-inverno 2020-2021, formata da una quarantina di capi disegnati dal team interno e prodotti sempre internamente. La collezione viene presentata fuori-salone. Nel frattempo Bianchi sta costruendo la rete vendita e ha avviato la strategia di brand marketing, in vista della campagna pubblicitaria vera e propria che partirà nei prossimi mesi. In primavera aprirà anche lo show room di Milano, in via Monte Napoleone.

«Abbiamo scelto di chiamarci Toscano – spiega il manager che prevede il pareggio nel 2024 – perché vogliamo trasmettere la cultura, il bel vivere, il paesaggio e l’artigianato di questa terra. E vogliamo realizzare una scuola di formazione interna per sarti e un museo per ricordare i fasti della Mabro: per questo abbiamo riacquistato all’asta alcuni vecchi macchinari».

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