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La stella Betelgeuse si spegne: esploderà? Ecco cosa succederebbe sulla Terra

Spalla della costellazione di Orione, dista «solo» 600 anni luce da noi. Secondo gli studiosi si prepara a diventare supernova. Con quali rischi per l’umanità?

di Leopoldo Benacchio


La stella Betelgeuse esploderà? Cosa succederebbe sulla Terra

3' di lettura

Scoppia o non scoppia? E, caso mai dovesse farlo, ci andiamo di mezzo noi umani oppure no? Stiamo parlando di Betelgeuse, una stella supergigante rossa non molto distante - appena 600 anni luce - nella bellissima e molto nota costellazione di Orione che in inverno si vede magnificamente dalle nostre regioni. Dall’ottobre scorso questa enorme stella che ci appare rossastra alla vista fa le bizze e diminuisce costantemente la sua luminosità.

Una stella instabile
Betelgeuse è una stella ben conosciuta, da sempre, e ne fa fede il suo antico nome arabo, come quello delle stelle più brillanti, quelle che vediamo anche a occhio nudo. Era la decima stella più brillante in cielo. Ora è invece, sì e no, la ventesima e continua ad affievolirsi. Che succede? Non è chiaro neppure agli astrofisici che la studiano, però diciamo che fin dal 1836 si sa che è una stella variabile, ossia cambia la sua luminosità, ma senza una regola precisa, come fanno tantissime altre stelle variabili: è molto irregolare in questo suo aumentare e diminuire.

La costellazione di Orione vista dalla Terra (Roberto Mura)

Sull’orlo del trapasso. Forse
Il sospetto dei bene informati - e pure un po’ pessimisti - è che sia sull’orlo del trapasso: anche le stelle infatti «muoiono», nel senso che arrivano alla fine della loro evoluzione. Mentre per stelline tranquille, come per fortuna il nostro Sole, la durata media della vita sarebbe di 10 miliardi di anni. E ora saremmo a metà del cammino. Per la massiccia Betelgeuse l’esistenza è molto più effimera: solo 10 milioni di anni. Il fatto è che, usando un’immagine rozza ma efficace, più la stella è massiccia e più velocemente brucia il «carburante», sostanzialmente idrogeno ed elio, e arriva a fine corsa. La nostra odierna beniamina è assai grossa, 11 volte il Sole come massa e 900 volte circa come raggio, e parliamo di milioni e milioni di chilometri.

Che succede nella stella
In queste condizioni, dopo aver dato fondo ai due elementi che abbiamo citato, la stella, nel suo nucleo, inizia a sintetizzare per fusione atomica tutti gli altri, ma a un certo punto la spesa non vale l’impresa e l’energia richiesta per la fusione dei nuclei di ferro è maggiore di quella prodotta, o quanto meno non basta e ce ne vuole altra, che però non c’è. Ecco che la stella allora implode su sé stessa e poi esplode violentemente in pochi attimi, e parliamo di una sfera di miliardi di chilometri di diametro che cade verso il suo centro in pochi secondi. È veramente incredibile, ma tipico di questa disciplina, come fenomeni che richiedono milioni o miliardi di anni per evolvere poi si dissolvono in pochi secondi. In pochi secondi viene emessa tanta energia quanta ne irraggia il Sole in tutta la sua esistenza di 10 miliardi di anni e abbiamo il fenomeno Supernova, uno dei più violenti dell’universo.

Quali conseguenze per la Terra?
Allora il punto è questo: Betelgeuse scoppierà fra poco, si sa, ma nel caso che fine faremo noi? Lo abbiamo chiesto a Enrico Cappellaro, uno dei migliori specialisti in questo campo a livello internazionale, che lavora per l’Istituto Nazionale di Astrofisica. «Che sia sul punto di scoppiare è molto probabile, ma attenzione, niente panico, potrebbe essere in un qualunque momento nel prossimo milione di anni», ci rassicura Cappellaro che ci riporta alla misura dei tempi astronomici, aggiungendo che probabilmente l’aumento di radiazioni e particelle per un fenomeno Supernova così vicino sarebbe notevole, ma non certo letale, anche per lo scudo che il campo magnetico terrestre opera».

Il cacciatore Orione rappresentato in un’antica carta celeste

La «spalla» del cacciatore Orione
Radiazioni e particelle dallo spazio comunque ci arrivano già a ogni secondo e a bizzeffe, e ci siamo tranquillamente evoluti fino a oggi. E riprodotti fino al numero di quasi 8 miliardi di individui aggiungiamo noi. Come sarebbe quindi lo spettacolo? Fantastico. Per settimane o mesi vedremmo qualcosa di molto simile alla Luna piena in pieno giorno, tanta sarebbe la luminosità del fenomeno esplosivo che contraddistingue la fine delle stelle di grande massa. Vedremo quindi come evolverà, anche se la soluzione più probabile e che questa bella stellona rossa, che secondo gli antichi segnava la spalla sinistra del grande cacciatore Orione, torni a riprendersi da questa specie di momentanea débâcle invernale.

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