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La storia a passeggio nel viale dei lecci

Davide Rondoni è in libreria con “ Il concerto del viale dei lecci” per i tipi di Aboca Edizioni, «Il bosco degli scrittori»

di Alberto Fraccacreta

3' di lettura

In Il concerto del viale dei lecci Davide Rondoni mette in atto un vero e proprio “memonoir”, cioè una sorta di memoir reso avvincente da una storia misteriosa, umbratile, che riguarda la sua famiglia, la casa avita e soprattutto il nonno Enea, un «vecchio liberale», con un passato in Eritrea e serrato nella dolorosa perdita della terzogenita Marta, morta a ventidue anni a causa di un incidente stradale.

Dialoghi muti

A osservare i dialoghi muti tra nonno e nipote ci sono gli «alberi anarchici», i lecci appunto, che hanno visto sfilare le epoche, da Mussolini ai brigatisti, rimanendo cechovianamente al loro posto, infrangibili. «Sotto il viale dei lecci – scrive Rondoni – andava in scena non solo l'andirivieni della grande storia con i suoi rivolgimenti tra regimi, politica, terrorismo, ma anche il confuso viavai del tempo feriale, basso, quello dei semplici e dei segnati, il romanzo degli umili. La bassa marea confusa e potente, lo sciacquio delle cose basse, la forza che consuma le rive e gli scogli. Forse quella violentissima forza che ridisegna le storie, i profili del mondo. Perché nel viale dei lecci passavano ogni bellezza e ogni dolore. Anche quelli inimmaginabili».

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La prosa di Rondoni, divisa in quattro parti e in settantuno rapidi capitoli, è ovviamente lirica, ricca di evocazioni e accostamenti arditi, frasi contratte ed essenziali, slanci di passione e di rimpianto. Nel racconto c'è parecchia Romagna, ci sono ragazze, scaglie di mare, alberi e piatti tipici. Ma soprattutto, in termini almeno narratologici, c'è la cosiddetta Spannung, il momento di massima tensione diegetica. Essa corrisponde con l'arrivo di un «uomo che veniva dalla stazione, con passo lento». «La prima cosa che vidi fu il suo naso storto. Da pugile. Ecco. Camminava come uno che ha preso molti colpi. Me lo ritrovo davanti, ha lo stesso vestito sgualcito di qualche giorno prima, quando lo vidi dalla finestra. “Tu sei il nipote di Enea, vero?” Mi fissava. “Sì, perché?”». L'uomo dal naso fratturato è lì per chiudere i conti con Enea, una volta per tutte. Si vedranno successivamente al bar e stringeranno un patto...

Astoricità del ricordo

Al di là degli aspetti più propriamente impenetrabili del testo, il senso profondo di Il concerto del viale dei lecci è nella sostanziale astoricità del ricordo, negli attimi di piena bellezza e comprensione, con uno sguardo sempre rivolto alla trascendenza. Rondoni torna sulle vicende che hanno accompagnato la sua giovinezza per trarne motivo di rammemorazione-redenzione, nel significato segnatamente benjaminiano della parola. Ecco un fulgido esempio: «Sta declinando la luce del pomeriggio. Mi alzo dal tavolino del bar, faccio due passi nel viale. Inizia come un'onda lieve, quasi un ultrasuono diffuso, e poi rapidissimo sale, vasto e strepitoso il cinguettio degli uccelli. È l'ora del ritorno ai nidi. Mille e mille creaturine frullano nel folto di lecci, entrano ed escono dalle chiome, altre, ancora più piccole, pigolano nei nidi nascosti. Una folla diffusa di esserini alati, di beccucci, di capini che si voltano a scatti, di zampette che saltano, di brevissimi e precisissimi voli. Una scrittura confusa e febbrile riempie il cielo attorno al viale. Allora alzo gli occhi sorridendo rivolto al palazzo, al bar, alla schiera di lecci, allo strepito e dico piano: “Andiamo al mare?”».

Benjamin diceva che «nella rammemorazione noi facciamo un'esperienza che ci vieta di concepire la storia in modo fondamentalmente ateologico». Il libro di Rondoni si muove sul medesimo piano di storia – personale e universale – e di riscatto, affrancamento, salvezza.

Davide Rondoni, Il concerto del viale dei lecci, Aboca Edizioni, «Il bosco degli scrittori», pagg. 216, € 16,00


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