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La strada che scoprì le Dolomiti

Per la prima volta arriva la traduzione dal tedesco del volume di Karl Felix Wolff

di Piero Fornara


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4' di lettura

Un’aquila in bronzo, alta due metri e mezzo, sorveglia da uno sperone di roccia il Passo di Costalunga e il Latemar, nelle Dolomiti di Fassa. Il singolare monumento, che appare quasi d'improvviso percorrendo il sentiero Cai-Sat 549, è dedicato a Theodor Christomannos (1854-1911), viennese di radici greche, uomo di legge, ma anche appassionato alpinista e riconosciuto padre della “grande Strada delle Dolomiti”, la pionieristica infrastruttura viaria da Bolzano a Cortina d'Ampezzo. Nel 1908, quando l'opera è quasi ultimata, il giornalista e scrittore Karl Felix Wolff, nato in Croazia, giunto a Bolzano con i genitori fin da bambino, pubblica il volume Monographie der Dolomitenstrasse, abbellito dalle illustrazioni del fratello Richard, pittore, pure lui affascinato dal paesaggio delle Dolomiti.

Questo libro, finora mai tradotto dal tedesco, esce adesso in italiano per iniziativa dell'Istituto culturale ladino di San Giovanni di Fassa (Trento) e con il patrocinio della Fondazione Dolomiti Unesco. Di Karl Felix Wolff era già stato pubblicato in italiano un libro sulle leggende delle Dolomiti con il titolo I monti pallidi. Il volume che qui presentiamo contiene un'ampia introduzione storica di Ulrike Kindl, un capitolo inedito sulla Marmolada (che, nel progetto dell'autore, doveva far parte del seguito dell'opera), oltre a diverse tavole fuori testo con i dipinti di Richard Wolff, cartoline e foto d'epoca. In allegato anche la riproduzione della carta delle Dolomiti dell'edizione originale.

L'opera di Karl Felix Wolff è molto più di una guida per villeggianti e alpinisti della belle époque, perché il territorio attraversato dalla nuova strada è descritto nei suoi aspetti morfologici, geologici e antropici, costituendo un compendio culturale della regione atesina e della Val di Fassa, con un ricco corredo di annotazioni su lingua, toponomastica, tradizioni delle genti ladine, alla ricerca di una propria identità nella cornice del conflitto fra gli opposti nazionalismi del primo Novecento. Come scrive la professoressa Kindl nell'introduzione, «il fatto che la strada avesse anche uno scopo militare, non fu un mistero – e l'atroce capitolo del fronte dolomitico (1915-17) lo confermò in modo palese e tragico – ma ciò nonostante l'opera rimane fino al giorno d'oggi un capolavoro di ingegneria e di lungimiranza imprenditoriale, oltre ad essere una delle strade panoramiche più belle d'Europa».

Il progetto di una strada che attraversasse le Dolomiti, da Bolzano fino a Cortina d'Ampezzo - rendendo accessibili le quattro valli di Fassa, Livinallongo, Badia e Gardena attorno al massiccio del Sella (oggi conosciuto anche come percorso sciistico con il nome di “Sellaronda”) – venne discussa negli ambienti dei nascenti club alpini già dopo il 1860, quando fu aperta la strada per la Val d'Ega da Cardano (presso Bolzano) a Nova Levante. Poco più di una ventina di chilometri, ma furono necessari numerosi interventi con l'esplosivo e la costruzione di parecchi ponti per rendere percorribile la gola della Val d'Ega, scavata nel porfido dal torrente omonimo, tra minacciose pareti di roccia. La strada fu poi allungata fino al Lago Carezza, ai piedi del Latemar. Oltre il vicino passo di Costalunga (Karerpass in tedesco) verso la Val di Fassa c'erano invece solo dei sentieri, che potevano essere percorsi a piedi o con animali da soma.

Qui entrano in gioco la tenace volontà e i buoni contatti di Christomannos: per ottenere i finanziamenti necessari non bastava l'appoggio del Club alpino austriaco, ma occorreva smuovere anche il ministero della Guerra a Vienna. In effetti il tracciato della strada segue grosso modo la vecchia linea di confine tra l'Italia e l'Impero asburgico (di cui allora facevano parte le Dolomiti, compresa Cortina d'Ampezzo). I lavori per la strada cominciarono nel 1900 e durarono una decina d'anni, aprendo man mano nuovi tratti intermedi. L'inaugurazione ufficiale avviene il 13 settembre 1909.

Prima ancora del completamento della strada fino a Cortina -ma quando già esisteva la carrozzabile da Bolzano - a 1.600 metri d'altitudine, veniva inaugurato il Grand Hotel Carezza, realizzato in dolomia e porfido con manodopera locale, dotato di tutti i comfort per la buona società mitteleuropea della belle époque: luce elettrica, ufficio postale con telegrafo e telefono, medico e farmacia e anche una chiesetta. Karl Felix Wolff non precisa quanto costava una camera, ma aggiunge che «nella taverna gli escursionisti senza pretese possono trovare del buon cibo a un prezzo relativamente economico».

A una ventina di minuti di cammino dal Grand Hotel, nella quiete solenne del bosco, si raggiunge il Lago Carezza. Il nostro autore lo descrive con sincero entusiasmo: «Sapevamo che le abetaie selvagge della grande foresta di Carezza lo nascondono, sapevamo che le guglie del Latemar si specchiano sulla sua superficie, solo che non lo potevamo ammirare. E ora lo abbiamo raggiunto, quel lago di eterna bellezza». L'incanto fiabesco, purtroppo, oggi non è più lo stesso: dopo la tempesta Vaia di fine ottobre 2018 passeranno anni per rivedere quelle acque limpide abbracciate dagli abeti, dove si specchia il profilo del Latemar. Le raffiche di vento a quasi 200 km l'ora, seguite alla pioggia torrenziale, hanno provocato un numero enorme di schianti di alberi: sommando le stime delle due province di Trento e Bolzano si arriva a 3,5 milioni di metri cubi di legname (ma danni ingenti ci sono stati anche in altre aree del Triveneto). Nelle zone più colpite - e fra queste Carezza - il paesaggio dolomitico è visibilmente mutato.

LA GRANDE STRADA DELLE DOLOMITI
Karl Felix Wolff
Traduzione di Isabella Ferron,
a cura di Ulrike Kindl e Fabio Chiocchetti
Nuovi Sentieri-Istitut Cultural Ladin
pagg. 493 + XXIV tavole fuori testo, € 35

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