amministrative rinviate a dopo il 15 settembre

La «strana coppia» Zaia-De Luca e il pressing per il voto subito: no del governo

I due governatori vorrebbero incassare il prima possibile il consenso di cui sembrano godere nell’emergenza: la freddezza di Salvini e del Pd

di Emilia Patta

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I due governatori vorrebbero incassare il prima possibile il consenso di cui sembrano godere nell’emergenza: la freddezza di Salvini e del Pd


3' di lettura

Alla fine il pressing dei governatori per votare il prima possibile nelle regioni, in particolare da parte del presidente del Veneto Luca Zaia e della Campania Vincenzo De Luca, non ha superato le ultime resistenze del governo.

La strana coppia Zaia-De Luca
Una strana coppia, quella formata dal leghista Zaia e dal democratico con piglio da sceriffo De Luca, divisi su tutto - a cominciare da quando riaprire, con Zaia che spinge per riaprire tutto subito e De Luca che minaccia di ricacciare indietro chi dovesse arrivare in Campania da altre regioni - ma uniti dalla comune esigenza di capitalizzare il prima possibile un consenso che in queste settimane risulta molto alto per entrambi. Se si scavalla l’estate, magari con gli effetti della recessione che si cominceranno a sentire, il consenso potrebbe svanire così come è arrivato. Per di più De Luca, a differenza di Zaia la cui ricandidatura non è stata mai messa in discussione né nella Lega né nel centrodestra, non ha ancora ottenuto dal suo Pd il via libera ufficiale a correre per la riconferma: prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria i democratici non escludevano di puntare su un altro candidato se questo avesse ottenuto il sostengo dei riottosi pentastellati.

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Il Cdm corregge in corsa il decreto
Fatto sta che il decreto che rinvia all’autunno prossimo le regionali e le comunali che si sarebbero dovute tenere questa primavera è stato cambiato in corsa durante il Consiglio dei ministri: mentre il testo di ingresso prevedeva la possibilità di tenere le regionali (si deve votare in Val d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia) a partire dal 12 luglio fino a fine ottobre, il testo di uscita unifica la finestra delle regionali e delle comunali in circa mille comuni: dal 15 settembre al 15 dicembre.

Le ragioni sanitarie del rinvio all’autunno
A mettersi di traverso contro l’ipotesi di un voto nelle regioni in piena estate è stato per primo il ministro della Salute Roberto Speranza, preoccupato per una possibile ripresa dei contagi quando ancora non è chiaro quando potrà partire la fase 2, subito sostenuto dalla delegazione pentastellata al governo. «Lo svolgimento delle elezioni richiede non solo che sussistano condizioni di sicurezza sanitaria il giorno fissato per il voto - ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, del M5s - ma anche che si sia assicurato il pieno ed effettivo esercizio dei diritti politici nella fase precedente, durante la quale si raccolgono le firme per presentare le candidature e si svolge la campagna elettorale».

Possibile election day il 27 settembre
L’ipotesi del governo è dunque quella di un election day tra settembre e ottobre che includa regionali, comunali e referendum confermativo sulla riforma costituzionale che taglia di un terzo il numero dei parlamentari, già rimandato di sei mesi con il decreto Cura Italia di marzo. Lo stesso D’Incà ha indicato ai colleghi, durante il Cdm di ieri, la scadenza di fine settembre per celebrare l’ection day (la data cerchiata in rosso è domenica 27): se il virus continuerà a circolare sarà ancora caldo - è l’argomentazione condivisa dai ministri - mentre in autunno inoltrato sarà probabile una seconda ondata.

I fattori politici del no al voto in estate
A vincere il pressing dei governatori per un voto in piena estate, inoltre, due fattori politici importanti: la richiesta di Zaia non è stata supportata dal leader della Lega Matteo Salvini, non proprio entusiasta all’idea di “regalare” a breve un plebiscito al suo principale competitor interno in un momento in cui sembra godere di larga popolarità anche tra chi alle scorse regionali non aveva votato per lui. Inoltre M5s e Pd non sono affatto pronti, in termini di alleanze e candidature, ad affrontare l’importante test regionale. Prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria un timido tentativo di dialogo era stato avviato tra i due principali alleati di governo solo in Liguria.

La protesta dei governatori
Di segno opposto, naturalmente, le ragioni dei governatori. Da qui una nota congiunta di Zaia e De Luca, ai quali si sono uniti il governatore azzurro della Liguria Giovanni Toti e quello democratico della Puglia Michele Emiliano: «Ribadiamo la necessità di garantire l’inanienabile diritto a esprimersi nei tempi più rapidi possibili, compatibilmente con l’andamento dell’epidemia. E l’estate è la stagione più sicura dal punto di vista epidemiologico». Ora il Cdm di ieri sembra aver chiuso la questione regionali. Ma certo non la pugnace attività dei governatori nelle loro regioni.

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