decreto sicurezza

La stretta di Salvini sui negozi etnici «colpisce» la Campania di Di Maio

di Andrea Marini


Negozi aperti nel we? La maggioranza pensa a un “tetto” di 8 domeniche

2' di lettura

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato una stretta verso i negozi etnici: nel decreto sicurezza in discussione alle Camere sarà inserito un emendamento che prevedere «la chiusura entro le 21 dei negozietti etnici che diventano ritrovo di spacciatori e di gente che fa casino». Una misura che rischia di colpire 150mila attività (dati Infocamere), in lenta, ma continua, crescita negli ultimi anni (+0,8% rispetto al 2016). La misura andrà a colpire soprattutto la Campania, feudo dell’alleato di governo si Salvini Luigi Di Maio, dove si trova il numero più consistente di negozi etnici (che in generale sono concentrati soprattutto al Sud, dove il M5S alle politiche ha stravinto).

Il peso del Sud Italia
In base ai dati di Infocamere, è la Campania la regione d’Italia con il maggior numero di imprese di commercio al dettaglio con titolare straniero e nazionalità extra-Ue (22mila negozi a giugno 2018). Seguono la Lombardia (19mila) e il Lazio (18mila). In generale questi negozi sono concentrati soprattutto al Sud. Qui è concentrato solo il 30% delle imprese italiane: percentuale che invece sale al 42% se si prendono in considerazione le imprese di commercio al dettaglio con titolare extra Ue. Anche se è nel Lazio che dal 2016 al 2018 si è registrato l’incremento maggiore (+8,1%).

La reazione cauta delle imprese
Confesercenti ha preso le distanze dall’iniziativa di Salvini: «Non si può - spiega il segretario generale Mauro Bussoni - fare una norma che discrimina determinati imprenditori rispetto ad altri. Chi ha un’attività commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, che siano esercizi gestiti da stranieri o da italiani». Più cauta Confcommercio: «Il principio di voler contrastare l’invasione dei minimarket nei centri storici cittadini, fenomeno figlio delle liberalizzazioni, è condivisibilissimo, ma va fatto con raziocinio», osserva Enrico Postacchini, membro della giunta.

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