Mercato unico

La Svizzera abbandona dopo sette anni i negoziati con Bruxelles

di Beda Romano

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2' di lettura

Il governo svizzero ha annunciato ieri l’interruzione del negoziato con l’Unione Europea in vista di un accordo istituzionale, che avrebbe rafforzato il legame tra le due parti. La scelta, giunta dopo sette anni di trattative, è stata accolta «con rammarico» da parte della Commissione europea. Attualmente il rapporto è retto da un centinaio di intese bilaterali che in assenza di un accordo-quadro rischiano, secondo Bruxelles, di erodersi nel tempo.

Parlando a Berna, il presidente svizzero Guy Parmelin ha annunciato che la Svizzera avrebbe «messo un termine» alle trattative in corso. La decisione giunge dopo che molti nella Confederazione Elvetica temevano che un’intesa avrebbe rimesso in discussione la piena sovranità del Paese. Nel contempo, il dirigente svizzero ha voluto tenere la porta aperta a nuove trattative: «Stiamo aprendo un nuovo capitolo nelle nostre relazioni, speriamo fruttuoso», ha auspicato Parmelin.

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Dopo aver espresso rammarico per una scelta tutto sommato attesa, la Commissione europea ha avvertito che senza un accordo-quadro «la modernizzazione delle nostre relazioni non sarà possibile e i nostri accordi bilaterali invecchieranno inevitabilmente: sono passati 50 anni dall’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio, 20 anni dagli accordi bilaterali I e II. Già oggi non sono all’altezza di come le relazioni tra Unione Europea e Svizzera dovrebbero e potrebbero essere».

Il negoziato era iniziato a seguito di un referendum svizzero che aveva messo in forse la libera circolazione dei cittadini europei (si veda Il Sole/24 Ore del 14 febbraio 2014). Tre gli ostacoli a un’intesa: le norme sugli aiuti di Stato; la libera circolazione delle persone; i livelli salariali. Il Paese alpino è strettamente legato ai vicini. In Svizzera risiedono 1,4 milioni di cittadini comunitari, mentre 344mila lavoratori si recano ogni giorno oltre frontiera per lavorare nella Confederazione.

A Bruxelles esponenti comunitari hanno insistito per dire che in questi anni di negoziato la Commissione non aveva mancato di dimostrare buona volontà. Un testo preliminare era stato finalizzato nel 2018, ma poi messo nel congelatore da Berna. Nella documentazione pubblicata ieri, l’esecutivo comunitario ha messo l’accento sui risvolti negativi del mancato accordo. «Le 120 intese bilaterali sono testi statici, che senza un accordo-quadro sono destinati a morire», spiega una esponente comunitaria.

In particolare, Bruxelles nota rischi negli accessi alla rete elettrica comunitaria, nell’import-export di prodotti agricoli o alimentari, nella progressiva partecipazione delle compagnie aree svizzere al mercato unico. Da notare la situazione relativa alle apparecchiature mediche. Un nuovo quadro regolamentare europeo è entrato in vigore ieri. Secondo la Commissione, un aggiornamento dell’attuale intesa con la Svizzera in questo campo non sarà possibile in assenza di un accordo-quadro.

Più in generale, come non fare un parallelo tra la doppia scelta della Gran Bretagna e della Svizzera? In entrambi i casi, i due Paesi hanno deciso di prendere le distanze dall’Unione Europea, naturalmente da punti di partenza diversi. C’è chi ne trarrà la convinzione che la costruzione comunitaria è in crisi. E chi invece spiegherà che la doppia scelta riflette l’ormai elevato grado di integrazione tra i Ventisette, che mette ansia ai Paesi tradizionalmente dubbiosi.

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