libera circolazione

No alla «Brexit svizzera»: bocciata proposta di chiudere frontiere con la Ue. Ma in Ticino vince il «sì». Ginevra: ok a salario minimo di 23 franchi all’ora

Secondo i sondaggi gli elettori svizzeri hanno respinto con un netto margine del 63 contro 37% la proposta di abrogare l’accordo con l'Unione Europea che permette la libera circolazione delle persone

di Lino Terlizzi

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Un manifesto per il no alla proposta di abolire la libera circolazione tra Svizzera e Unione Europea (Epa)

Secondo i sondaggi gli elettori svizzeri hanno respinto con un netto margine del 63 contro 37% la proposta di abrogare l’accordo con l'Unione Europea che permette la libera circolazione delle persone


3' di lettura

In Europa c'è ora un elemento di tensione in meno. La Svizzera infatti manterrà la libera circolazione delle persone con l'Unione europea; ciò consentirà di non avere nuovi ostacoli politici ed economici nel vecchio continente dopo la Brexit e di non far cadere l'insieme degli Accordi bilaterali tra Berna e Bruxelles, in vigore dal 2002.

L'iniziativa contro la libera circolazione sostenuta dall'Udc, partito della destra nazionalista svizzera, è stata nettamente bocciata nella votazione popolare svoltasi nella Confederazione, con una percentuale di no che è pari a circa il 60% a spoglio delle schede quasi concluso.È una sconfitta secca per la destra nazionalista ed è una vittoria netta per gli schieramenti di centro (liberali e democristiani) e di sinistra (socialisti e verdi), che hanno sostenuto il no. In Svizzera dell'Esecutivo fanno parte tutti partiti principali, quindi anche l'Udc, ma quest'ultima è rimasta in sostanza isolata, sia nel Governo che nel Parlamento.

Anche associazioni delle imprese e sindacati hanno attuato una convergenza sul no, pur da posizioni diverse. Per Economiesuisse, che è in pratica la Confindustria elvetica, si trattava di difendere le libertà legate al mercato e i rapporti economici con la maggior area di riferimento: circa il 55% dell'import-export totale della Svizzera riguarda l'Ue a 27. Per l'Unione sindacale svizzera, il punto principale era non perdere le maggiori tutele per i lavoratori introdotte con le misure di accompagnamento alla libera circolazione.L'Udc non è dunque riuscita a replicare il 2014, quando a sorpresa riuscì a far passare sul filo di lana, con poco più del 50%, una iniziativa che cercava di limitare in parte la libera circolazione (gli effetti furono poi contenuti con un compromesso approvato dalla maggioranza in Parlamento).

L'Udc ci ha riprovato con questa votazione, con un attacco più largo agli accordi con l'Ue. Se questa nuova iniziativa fosse passata, la libera circolazione sarebbe in pratica caduta e la Svizzera di fatto sarebbe andata verso il ripristino dei contingenti di manodopera con tutta la Ue, quindi anche con l'Italia. Inoltre, sarebbero quasi certamente caduti anche gli altri sei capitoli degli Accordi bilaterali 1 (ostacoli al commercio, trasporti aerei e terrestri, agricoltura, forniture alla pubblica amministrazione, ricerca), perché la stessa Ue avrebbe potuto applicare la prevista clausola-ghigliottina.

In Canton Ticino vince di misura il sì

In Canton Ticino, che ha un mercato del lavoro caratterizzato anche da una forte presenza di frontalieri italiani, l'elettorato è più diviso che a livello nazionale; alla fine, nel cantone italofono di frontiera è passato il sì all'iniziativa dell'Udc, seppure, secondo i dati del pomeriggio, con un 53% che è decisamente più basso del 68% di sì che si era registrato nel 2014, per la precedente iniziativa della destra nazionalista.

Dopo questa bocciatura della linea Udc da parte degli elettori svizzeri, resta nello scenario il nuovo accordo quadro istituzionale richiesto dalla Ue alla Svizzera, allo scopo di adeguare l'insieme delle intese bilaterali (non solo quelle del pacchetto del 2002). Ma sull'accordo quadro restano pareri diversi sia a Berna che a Bruxelles. In un modo o nell'altro, comunque, dopo quest'ultima votazione elvetica ci dovrebbero essere meno tensioni tra la Confederazione e la Ue.In questa tornata gli svizzeri hanno votato anche su altri quattro temi.

Gli altri quesiti

Sull'acquisto dei nuovi aerei da combattimento e sulla nuova legge sulla caccia (che prevede anche un inasprimento dei controlli sul lupo) a spoglio non concluso c'era un testa a testa tra sì e no; è passato chiaramente il congedo di paternità pagato, mentre sono state respinte le nuove deduzioni fiscali per le famiglie con figli. Senza nulla togliere a questi temi, ora è però soprattutto il risultato sulla libera circolazione con la Ue a tenere banco. Nella Confederazione e, almeno per alcuni aspetti, anche a Bruxelles e nei Paesi confinanti, Italia compresa.

Ginevra dice sì al salario minimo di 23 franchi

In un altro quesito referendario, il cantone di Ginevra ha votato a favore di un salario orario minimo di 23 franchi (oltre 21 euro), l'ultimo sforzo in Svizzera per garantire che le persone possano vivere dignitosamente con il loro salario.
Secondo i dati pubblicati sul sito web del governo, quasi il 58% degli elettori del cantone ha sostenuto la misura volta a “combattere la povertà” e “rispettare la dignità umana”.
Ogni giorno 181.000 persone fanno i pendolari dalla Francia per lavorare in Svizzera, con il più grande contingente nella regione del lago di Ginevra. Il costo della vita in Svizzera è elevato, e i pendolari transfrontalieri sono talvolta accusati di esercitare pressioni al ribasso sui salari locali.


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