regole e controlli

La Svizzera stringe le maglie contro i falsi

di Lino Terlizzi


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3' di lettura

«Avete visto degli orologi falsi? Segnalate qui». Questo titolo, in francese o in inglese, apre una sezione del sito della Federazione dell’industria orologiera svizzera (Fh). La stessa Federazione nel testo si impegna a prendere le misure appropriate attraverso i suoi uffici. È un tassello che conferma l’importanza che riveste la lotta alla contraffazione per le imprese del polo orologiero elvetico, che rappresenta da solo oltre il 50% del fatturato mondiale del settore, con un tasso di esportazione superiore al 90%.

La posizione di forza dell’industria svizzera dei segnatempo è indubbia, ma è altrettanto certo che senza le contraffazioni le imprese elvetiche sarebbero ancora più forti. È un principio che vale per le imprese di tutto il mondo, naturalmente, ma tanto più per chi ha una leadership internazionale. Ormai da molti anni la linea della Fh è quella di un doppio binario: da una parte azioni di denuncia e di richiesta di sequestro dei prodotti contraffatti alle autorità competenti dei vari Paesi; dall’altra l’adeguamento in patria della soglia che permette di definire un orologio Swiss Made. Quando, il primo gennaio del 2017, in Svizzera sono entrate in vigore le nuove norme sullo Swiss Made, il presidente della Fh, Jean-Daniel Pasche, ha superato la tradizionale cautela elvetica e ha parlato di tappa cruciale per l’industria orologiera.

La soddisfazione di molti attori del settore per il nuovo Swiss Made va in due direzioni: sul versante della concorrenza legittima, su quello della lotta contro la contraffazione. Uno Swiss Made più severo secondo la Fh rafforza infatti la credibilità dei prodotti elvetici e scoraggia una concorrenza che, seppur legittima, punta su una qualità non adeguata. Al tempo stesso, norme più stringenti sono un ulteriore strumento contro la concorrenza illegittima, la contraffazione; non che prima non si potesse lottare contro i falsi, beninteso, ma ora lo si può fare ancora meglio, sostiene la Fh. E la lotta, aggiunge questa, va ormai pienamente estesa anche alle vendite online di prodotti contraffatti, che rappresentano un ulteriore fronte.

Da inizio 2017 per essere Swiss Made i segnatempo devono contenere un minimo del 60% di costi di produzione realizzati in Svizzera, conteggiato sull’intero orologio. In precedenza la soglia era del 50% e veniva conteggiata sui soli movimenti. La discussione è durata alcuni anni, una parte dell’industria orologiera elvetica avrebbe voluto un 80% di valore minimo, un’altra parte avrebbe voluto rimanere al 50%. Ma l’80% sarebbe stato in contrasto con gli accordi in sede di Organizzazione mondiale del commercio e il 50% era secondo la Fh in contrasto con la necessità di rafforzare il marchio elvetico. Il 60% alla fine ha fatto la maggioranza.

Per Jean-Daniel Pasche l’innalzamento al 60% della soglia Swiss Made favorirà gli orologi rossocrociati, che sono leader nelle gamme alte e medio-alte, con una crescita ulteriore della fiducia dei consumatori. I critici continuano a ritenere che il 50% già bastasse. Intanto la Fh non toglie il piede dall’acceleratore per quel che riguarda la lotta alla contraffazione nel mondo. Nel sito della Federazione fanno bella mostra anche alcuni episodi significativi. Tra questi, il sequestro di 3.700 orologi falsi in Spagna, quello di 15mila contraffatti da cinesi in Toscana, quello di 7.500 in Brasile. I prodotti contraffatti sono milioni nel mondo, a volte i sequestri sono poderosi. Ma l’importante è la continuità, la lotta si fa anche con tanti sequestri di migliaia di falsi alla volta. Parola di Fh, custode della Swiss Made.

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