Referendum nella Confederazione elvetica

La Svizzera vota contro l’abolizione del canone Tv

di Lino Terlizzi

(Reuters)

3' di lettura

LUGANO – Non passa in Svizzera la proposta dell'abolizione del canone radiotelevisivo, sostenuta dalla destra nazionalista elvetica. L'iniziativa chiamata No Billag (dal nome della società che ha a lungo riscosso il canone) secondo le proiezioni del primo pomeriggio di gfs.bern , a scrutinio inoltrato, è stata respinta nella votazione popolare di oggi con una percentuale attorno al 70%. L'iniziativa è stata bocciata nettamente in tutte le regioni linguistiche e quindi anche nell'italofono Canton Ticino, anche se qui la percentuale dei no è lievemente inferiore alla media nazionale, cioè di circa il 65% secondo le proiezioni.
La vittoria del no in tutta la Svizzera appare più marcata rispetto alle ultime previsioni, che indicavano un 60-65% di no a livello nazionale. Nei mesi scorsi alcuni sondaggi erano arrivati addirittura ad indicare un possibile testa a testa tra sì e no. Poi il quadro dei sondaggi è gradualmente cambiato e l'indicazione di un probabile testa a testa era rimasta solo per la Svizzera italiana. Ma anche in quest'ultima, appunto la bocciatura, alla fine è stata chiara.
La raccolta di firme per l'iniziativa No Billag è cominciata in sordina nel 2015 ma ha avuto successo strada facendo, ha ottenuto la votazione popolare e ha suscitato un dibattito acceso nella Confederazione. Promossa da esponenti dei giovani Udc, partito della destra nazionalista, e dei giovani liberali (in contrasto con il vertice del partito), l'iniziativa chiedeva l'abolizione del canone radiotelevisivo a partire dal 2019 e il passaggio ad un sistema di aste pubbliche per le concessioni. Le critiche dei promotori alla radiotv pubblica svizzera (la Ssr, che in omaggio al federalismo elvetico ha diversi rami linguistici, quello italofono è la Rsi) ruotavano attorno a due punti principali: il costo elevato del canone, la parzialità dell'informazione.

Il canone, che di fatto è ormai una tassa radiotelevisiva, in Svizzera è in effetti pari a 451 franchi (392 euro) annui, destinati peraltro a scendere a 365 franchi (321 euro). Sono cifre elevate rispetto alla media europea, ma l'obiezione della Ssr e della gran parte dei partiti elvetici è che la radiotv pubblica garantisce un servizio di qualità e in tutte le lingue nazionali. Quanto alla parzialità dell'informazione Ssr, cioè ad una maggiore attenzione di questa all'area del centro-sinistra, la critica è sempre stata respinta dalla radiotv pubblica, anche durante la campagna per questa votazione. Questa stessa critica è stata però sostenuta con forza dalla Lega dei ticinesi e questo probabilmente contribuisce a spiegare perché in Ticino la percentuale dei no è meno alta, nonostante la Svizzera Italiana, come la Svizzera francese, sia beneficiaria nel meccanismo di ripartizione dei fondi derivanti dal canone. La Svizzera tedesca cede infatti una parte dei propri incassi, per garantire una produzione adeguata anche nelle altre regioni linguistiche.

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Un sì al No Billag avrebbe chiaramente messo in crisi verticale la Ssr (che vive in sostanza in gran parte di canone e che può raccogliere pubblicità solo limitatamente), ma avrebbe dato alcune difficoltà anche alle 34 radio e televisioni private locali – tra le quali anche TeleTicino e Radio 3i nel cantone italofono – che ricevono una piccola fetta del canone.

Tra le prime reazioni all'esito della votazione, quella del ticinese Fabio Abate, deputato nazionale liberale e co-presidente dei contrari all'iniziativa. «Una vittoria così netta non ce l'aspettavamo – ha detto Abate - ma non ho mai avuta molta fiducia nei sondaggi e alla fine ho fatto bene. È stata una votazione di Paese, molto sentita tra la gente e questo ci ha fatto molto piacere». Nel comitato pro No Billag è stato in prima fila tra gli altri Alain Bühler, dell'Udc, che ha commentato la sconfitta e cercato di porre nuovi obiettivi. «Non mi aspettavo di vincere, ma adesso la Rsi dovrà tenere conto del 34% di favorevoli all'iniziativa. Questa è stata una battaglia, ma ce ne sarà un'altra per l'abbassamento del canone», ha affermato Bühler.

In Svizzera oggi si è votato anche sull'ordinamento finanziario, cioè sulla riscossione da parte della Confederazione dell'imposta federale diretta e dell'imposta sul valore aggiunto. Nel sistema federalista elvetico, questo diritto della Confederazione (gli altri due livelli fiscali sono quello dei Cantoni e quello dei Comuni) deve essere confermato con votazione popolare. Secondo le proiezioni gfs.bern, i sì prevalgono con circa l'83%. Il diritto della Confederazione a riscuotere, che è in scadenza alla fine del 2020, ora varrà sino alla fine del 2035.

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