referendum nella confederazione

La Svizzera vota per mettere al bando le armi semiautomatiche

di Lino Terlizzi


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(Bloomberg)

2' di lettura

Un adeguamento della legge elvetica sulle armi divide gli svizzeri, che questa domenica voteranno sulla questione. Il fatto è che nella vicenda si confrontano non solo pareri diversi sulle armi, ma anche sui rapporti con l’Unione europea. Sì, perché ciò che il Governo elvetico e la maggioranza del Parlamento nazionale propongono è di recepire nel diritto svizzero una modifica alla direttiva Ue sulle armi, che riguarda in particolare restrizioni su quelle semiautomatiche, impiegate purtroppo in più di un attentato terroristico anche in Europa. Se la Svizzera non recepisse questa modifica, rischierebbe d’altronde di perdere il suo statuto di partecipante agli accordi di Schengen/Dublino sulla sicurezza.

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Gli svizzeri sono naturalmente d’accordo sulla lotta contro il terrorismo, ma una parte degli elvetici ritiene che le norme esistenti della Confederazione funzionino già bene. E in questa parte ci sono anche quanti pensano che si tratti in questo caso di un'imposizione della Ue a danno della sovranità svizzera. Nella realtà elvetica c'è una lunga tradizione di esercito di leva e di armi tenute a casa, seppure con norme precise. A questo si aggiunge poi l’esistenza di molte associazioni di tiratori sportivi e di cacciatori, all’interno delle quali la nuova direttiva Ue suscita opposizioni. Il Governo elvetico spinge per il sì e fa notare da un lato che la modifica alla direttiva Ue è già frutto di un compromesso ottenuto anche grazie all’azione svizzera e dall’altro che un no potrebbe appunto portare la Confederazione fuori dall'area Schengen, con chiare conseguenze negative anche per la sicurezza elvetica.

In pratica, l’adeguamento delle norme svizzere significa soprattutto che la polizia potrà stabilire più facilmente la provenienza di un'arma e che occorreranno autorizzazioni eccezionali e controlli più stretti per le armi semiautomatiche dotate di un caricatore ad alta capacità di colpi. I promotori del voto popolare, raccolti nella Comunità d’interesse Tiro Svizzera, ritengono che si tratti di misure inutili e che limiterebbero la sicurezza personale. Gli ultimi sondaggi sul voto indicano che il sì al recepimento della direttiva Ue avrebbe circa il 55%; un margine non grande, quindi, che lascia per ora incertezza sull’esito finale del voto stesso, su una questione che tocca al tempo stesso i rapporti con Bruxelles e alcune radicate tradizioni elvetiche.

Nella Confederazione questa domenica si vota anche su una nuova legge che riguarda sia una riforma fiscale, sia il finanziamento dell'Avs (sistema pensionistico pubblico). In sostanza, la legge fa venire meno i privilegi fiscali accordati a imprese che operano prevalentemente a livello internazionale, imprese che in futuro saranno tassate come le altre, come richiesto d'altro canto da Ue e Ocse. In parallelo saranno incentivati fiscalmente gli investimenti in ricerca e sviluppo. I singoli Cantoni potranno inoltre abbassare per la loro parte la pressione fiscale. L'Avs dal canto suo riceverà ulteriori 2 miliardi di franchi l'anno. Governo e maggioranza del Parlamento anche qui sono per il sì. Fisco e Avs vengono messi insieme, in una miscela che viene criticata dagli oppositori, nel tentativo dichiarato di far passare misure che separatamente in altre occasioni non hanno avuto una maggioranza. I sondaggi indicano peraltro in questo caso una maggioranza possibile abbastanza ampia per il sì nel voto popolare, tra il 60% e il 65%.

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