collezioni in banca

La svolta di Banca Mps: ora mostra la collezione

Dal 30 novembre apertura gratuita al pubblico su prenotazione. Visite di un’ora e mezza attraverso i diversi corpi di fabbrica dell'antico castellare Salimbeni

di Marilena Pirrelli


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5' di lettura

Da sabato 30 novembre Banca Mps apre la sua collezione al pubblico. Con “Invito al Monte” l’istituto ha deciso di aprire al pubblico il museo e l'Archivio storico in Piazza Salimbeni attraverso una serie di visite guidate e gratuite. Già nei giorni del palio il 2 luglio e il 15 agosto, oltre Invito a Palazzo del primo sabato di ottobre con la regia di Abi e in qualche altra sporadica occasione, la banca apriva il suo scrigno di opere d’arte gratuitamente al pubblico, che rispondeva con un forte interesse. Ma ora tutto cambia e l’arte torna al suo splendore e diviene fruibile dalla città e da tutti coloro che vorranno venire a Siena. È un cambiamento di rotta significativo sull’arte da quando la banca aveva addirittura ipotizzato la possibilità di cedere la collezione, contenuta negli accordi presi con la Ue sul piano di ristrutturazione per il via libera agli aiuti di stato, ipotesi prontamente bloccata con l’emissione del vincolo da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto ed Arezzo guidata dall'architetto Anna Di Bene. Ma erano altri tempi. La collezione d'arte di proprietà della Banca ha un valore a bilancio di circa 121 milioni di euro e la maggior parte è notificata. La gestione del patrimonio artistico è curata dalla Direzione Comunicazione, Relazioni Istituzionali e Sostenibilità che ha al suo interno un servizio dedicato, guidato da Carlo Lisi e Laura Doretto, che si occupa della valorizzazione e salvaguardia del patrimonio storico-artistico.

Il nuovo corso prevede visite a numero chiuso un sabato al mese – 25 persone per gruppo e cinque gruppi per ogni appuntamento – solo su prenotazione obbligatoria tramite la pagina dedicata del sito internet.

Da martedì 19 novembre, ci si può iscrivere all'appuntamento scegliendo tra cinque diversi orari di ingresso: al mattino, a partire dalle ore 10.00, e nel pomeriggio, dalle ore 14.30.

Necessità legate la fatto che la collezione è collocata in una sede di lavoro, sottoposta anche a vincoli culturali e paesaggistici. L’istituto comunicherà da dicembre poi le date e le modalità di prenotazione dei successivi appuntamenti mese per mese fino ad aprile, la visita durerà un’ora e mezza e si concluderà a Rocca Salimbeni sulle note degli allievi dei corsi universitari di Siena Jazz.

Banca Mps apre le porte della sua collezione

Banca Mps apre le porte della sua collezione

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La svolta
«Banca Monte dei Paschi di Siena considera il suo straordinario patrimonio artistico un tesoro da condividere con la comunità in cui opera e con questa serie di aperture straordinarie mensili vuole dare l'opportunità a chi lo desidera di visitare il museo e conoscere i capolavori che custodisce» ha comunicato in una nota. I partecipanti alle visite avranno l'opportunità di visitare il percorso espositivo attraversando i diversi corpi di fabbrica che compongono l'antico castellare Salimbeni: il fondaco, luogo di compravendita delle merci; l'ampio cortile della Dogana, fulcro del palazzo; la famosa scala progettata dall'architetto fiorentino Pierluigi Spadolini; la sala di studio e consultazione, la galleria peruzziana e, infine, la pinacoteca, riallestita in anni recenti seguendo i più moderni standard museali.
Qui i visitatori potranno ammirare la collezione che Banca Mps ha acquisito nel corso dei secoli attraverso committenze e importanti acquisizioni: opere di pittura, scultura, grafica ed arte decorativa, rigorosamente realizzate da artisti senesi o legati alla città, quali Pietro Lorenzetti con la «Crocifissione con la Madonna, la Maddalena e San Giovanni Evangelista dolenti. Vergine Annunciata, San Paolo e San Pietro, San Giovanni Evangelista e un committente» – tempera su tavola, 60 x 31 cm e 51 x 16 cm, 1335 circa, - Stefano di Giovanni detto il Sassetta, Sano di Pietro, Rutilio Manetti o Bernardino Mei con «Il ciarlatano» – olio su tela, 190 x 135 cm, 1656, – spesso commissionate dalla Banca stessa, che con il loro splendore restituiscono un significativo spaccato della storia e della cultura di Siena. E autori del Novecento da Gino Severini a Ottone Rosai, da Giorgio de Chirico a Henry Moore.

La storia della collezione
Le prime opere d'arte furono realizzate per dare risalto all'Istituto negli episodi rilevanti della sua secolare attività. Il maggiore sviluppo della Collezione è avvenuto, però, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, quando furono previsti spazi appositamente destinati ad ospitare una struttura museale nel complesso di palazzi della sede storica, a Siena. Da allora la Banca ha rivolto la sua attenzione ad opere di “scuola artistica” senese, considerata, fin dai suoi esordi, una delle più significative nella storia della cultura figurativa del nostro Paese. Si è così venuta a formare una Collezione di dipinti, sculture e arredi, principalmente di scuola senese dal XIV al XIX secolo, tra cui però spiccano interessanti incursioni, in particolare nel ‘900 italiano.
A incrementare il numero già di per sé rilevante di opere d'arte quelle provenienti dalle Banche acquisite nel corso degli anni e la maggior parte di quelle facenti parte della Collezione Chigi Saracini (una delle più importanti raccolte artistiche private italiane, voluta da Galgano Saracini tra la fine del Settecento ed i primi decenni del secolo successivo), ancora oggi conservate nell'omonimo Palazzo nobiliare senese.

Oltre ai preziosi capolavori artistici (dei quali fa parte anche una ampia collezione di opere contemporanee) sarà possibile visitare l'Archivio Storico, dove sono custoditi numerosi documenti antichi e libri mastri e contabili risalenti ai primi anni di attività della Banca, dichiarato – con notifica ministeriale del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali del 7 aprile 1997 – di “notevole interesse storico”, i cui documenti antichi sono conservati nei locali, musealizzati, al piano terra della Rocca Salimbeni.
Significativo è anche il patrimonio librario, antico e moderno, di proprietà della Banca. Di particolare interesse il Fondo librario antico, composto da edizioni (spesso esemplari “unici” nel circuito delle biblioteche) del Cinquecento, fino all'Ottocento, oltre che da una ricca sezione di manoscritti.
A questo patrimonio culturale si aggiungono anche due Fondi bibliografici appartenuti ad illustri personalità della cultura e dell'economia: Mario Delle Piane e Bonaldo Stringher. Di proprietà della Banca, oltre agli Archivi storici delle Banche acquisite (i più consistenti sono quelli di Banca Toscana, Banca Agricola Mantovana, Banca Antonveneta), anche l'Archivio Chigi Saracini (conservato nella Torre dell'omonimo Palazzo) e il Fondo Sansedoni. Entrambi complessi documentari sostanzialmente “completi”, capaci di testimoniare la storia familiare di due nobili casate senesi.

La storia di Palazzo Salimbeni
Dimora duecentesca della famiglia dei Salimbeni, ospitò agli inizi del XV secolo per volontà della Repubblica di Siena il Monte di Pietà ed è oggi la sede storica di Banca Monte dei Paschi di Siena. Il complesso architettonico che si affaccia su Piazza Salimbeni, con l'antico “castellare” della nobile famiglia di mercanti e banchieri senesi, il rinascimentale Palazzo Spannocchi e le forme eclettiche di Palazzo Tantucci custodiscono memorie storiche e testimonianze artistiche di valore inestimabile.
Nella seconda metà dell'Ottocento il Monte interessò Giuseppe Partini, architetto esponente della corrente “purista”, allora dominante in Italia, per un intervento di restauro importante.
Nel 1972, in occasione del quinto centenario dalla fondazione della Banca, fu inaugurato un nuovo programma di ristrutturazioni, attuato su progetto dell'architetto Pierluigi Spadolini. Ispirata a moderni criteri di intervento, questa operazione ha avuto come principale finalità il recupero e la messa in luce delle strutture antiche ed originali dei Palazzi mantenendo, comunque, gli elementi principali dell'intervento partiniano.

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