verso il NUOVO ESECUTIVO

La svolta di Berlusconi: ok al governo M5S-Lega ma senza votare la fiducia

di Andrea Gagliardi e Alessia Tripodi


Verso un governo M5S-Lega: Berlusconi si convince al passo di lato

5' di lettura

Dopo l'ennesima giornata di attesa sulla probabile formazione di un nuovo governo, arriva la svolta: con una nota Berlusconi dà l'ok a un esecutivo M5s-Lega, confermando la formula dell'astensione «benevola» invocata da più parti dentro Forza Italia. «Se un'altra forza politica della coalizione di centro-destra ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i cinque stelle - scrive il Cavaliere in una nota - prendiamo atto con rispetto della scelta. Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali. In questo caso non potremo certamente votare la fiducia. Di più a noi non si può chiedere, anche in nome degli impegni che abbiamo preso con gli elettori».

Governo Lega-M5s non è fine dell'alleanza
«Prendo atto che la strada» di un governo di centrodestra «non è stata considerata praticabile dal Capo dello Stato», scrive Berlusconi, precisando che il governo Lega-M5S «non segna la fine dell'alleanza di centro- destra», perchè «rimangono le tante collaborazioni nei governi regionali e locali, rimane una storia comune, rimane il comune impegno preso con gli elettori». Ma se l'esecutivo giallo-verde «non potesse nascere - aggiunge il Cavaliere - nessuno potrà usarci come alibi di fronte all'incapacità - o all'impossibilità oggettiva - di trovare accordi fra forze politiche molto diverse». E nell'argomentare la sua astensione, Berlusconi precisa che «non possiamo dare il nostro consenso ad un governo che comprenda il Movimento Cinque Stelle, che ha dimostrato anche in queste settimane di non avere la maturità politica per assumersi questa responsabilità».

Da Mattarella altre 24 ore a Di Maio e Salvini
In giornata erano tornati a trattare il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio: un ultimo tentativo per un accordo per formare il nuovo governo. «Entro 24 ore conto di avere qualcosa da dire», ha detto Salvini uscendo da Montecitorio dopo il colloquio a porte chiuse con il leader M5s. E il Quirinale, su richiesta dei protagonisti, ha concesso 24 ore di proroga prima del varo del suo governo «neutrale» atteso invece per oggi. Un governo al quale Lega e M5s hanno già annunciato che farebbero mancare i voti per la fiducia, con annessa prospettiva di un ritorno al voto a luglio.

Parlando poi con i cronisti, Salvini ha precisato che «qualunque cosa accada l'alleanza del centro destra non si romperà, è un prerequisito». «Devo parlare ancora con Di Maio e Berlusconi, non c'è una risposta definitiva», ha aggiunto il leader leghista, convinto che il governo in 24 ore «si può fare».
Dal canto suo Di Maio avverte: «Io non ho disdetto la campagna elettorale. Salvini mi ha chiesto altre 24 ore e insieme le abbiamo chieste al Colle, ma io resto in campagna elettorale». Sul governo «non c'è nulla di certo, sono dinamiche interne al centrodestra», ha continuato il leader M5s. E sull'ipotesi di un rilancio di una sua premiership, Di Maio sgombra il campo e ribadisce che si punta a un premier terzo: «Le mie dichiarazioni di domenica sono ancora valide: la mia parola è una. Se ci saranno le condizioni per un accordo si inizierà parlando di temi e non di nomi».

Il voto (il 22 luglio la prima data utile) fa paura a tutti i partiti. Lo sconsiglia in primo luogo il rischio astensionismo, messo in evidenza dallo stesso capo dello Stato. Ma lo rendono poco praticabile anche una serie di intoppi procedurali legati all’indizione delle elezioni: presentazione delle liste e relativa raccolta delle firme e aggiornamento degli elenchi degli italiani votanti all’estero.

Di Maio: no veti su Cav ma dialogo solo con la Lega
L’incontro di oggi tra Di Maio e Salvini avviene nel giorno in cui il leader del M5s usa parole meno sferzanti su Berlusconi. «Non c’è un veto su Berlusconi; c’è una volontà di dialogare con la Lega. Punto». «Noi - ha spiegato ai cronisti in Transatlantico - vogliamo fare un governo che preveda due forze politiche e non quattro. Perché lo abbiamo visto cosa succede quando si fanno i governi a quattro o a cinque forze politiche. Abbiamo detto: andiamo avanti insieme per un governo del cambiamento. Qual è il veto? Nessuno», ha concluso. E ha aggiunto, attribuendo a Salvini e Renzi, piuttosto che a Berlusconi, la responsabilità maggiore di un voto anticipato.

La nota del Quirinale
Stamattina in una nota il Quirinale ha reso noto che M5s e Lega hanno informato la presidenza della Repubblica che è in corso un confronto per
pervenire ad un possibile accordo di governo e che per sviluppare questo confronto hanno bisogno di 24 ore.

Possibili fino a 48 ore per accordo
Agenda alla mano, si può prevedere però che
Matteo Salvini e Luigi Di Maio potrebbero avere bisogno di più tempo per chiudere il loro tentativo di un accordo per un governo politico. Forse fino a 48 ore, anche se il comunicato del Quirinale parla chiaro e il capo dello Stato si attende una risposta definitiva già domani. Il presidente Sergio Mattarella è infatti atteso domani a Fiesole per una riunione internazionale con altri capi di Stato europei che lo terrà impegnato per tutta la giornata. Quindi si dovrebbe trasferire da Firenze direttamente a Palermo dove,
venerdì mattina, parteciperà Convegno di studi in tema di contabilità pubblica. Il rientro a Roma è previsto per venerdì all'ora di pranzo. Al momento l’agenda del presidente è confermata. Anche Di Maio ha confermato i suoi appuntamenti per domani lontano da Roma. Alle 11,30 il leader di M5S è atteso a 'Cibus' a Parma, mentre alle 19,30 parteciperà a un evento a Imola.

L’ottimismo di Salvini
«Entro 24 ore conto di avere qualcosa da dire» ha detto il leader della Lega Matteo Salvini ai cronisti uscendo da Montecitorio. A chi gli chiedeva se avesse sentito Silvio Berlusconi, Salvini ha replicato: “no”. Già stamattina Salvini, di fronte all’ennesima chiusura di Silvio Berlusconi all’ipotesi di un appoggio esterno a un esecutivo M5s-Lega, aveva confermato che fino alla fine avrebbe tentato di formare un governo politico. E nonostante i «no» e le smentite ufficiali di Forza Italia il confronto è restato aperto perché l’obiettivo principale, anche e soprattutto di Berlusconi, è scongiurare il ritorno al voto che secondo i sondaggi porterebbe Fi a perdere ancora consensi a vantaggio delle Lega. Il pressing su Arcore è fortissimo. E ad esercitarlo sono stati anche gli uomini più vicini al Cavaliere, a partire da Fedele Confalonieri. Il presidente di Mediaset nei giorni scorsi pubblicamente ha detto di «non aver paura» di un governo M5s-Lega.

La Lega: premier tecnico? Per noi meglio politico
«Ora aspettiamo che Silvio Berlusconi dica parole chiare entro 24 ore: Di Maio s'è già espresso e non possiamo chiedergli molto di più», ha detto il capogruppo leghista Gianmarco Centinaio parlando con i cronisti a Montecitorio. E sulla scelta del profilo per la premiership, il senatore sottolinea che la scelta spetta a Salvini e va concordata con il M5S. Un premier tecnico? «Per noi sarebbe meglio un politico», spiega.

Toti (Fi) per «astensione benevola» su Lega-M5s
La decisione finale spetta a Berlusconi. Ma oggi il governatore della Liguria Giovanni Toti, uomo di cerniera tra Lega e M5s, è tornato in pressing. Assodato che Forza Italia «non darà un appoggio esterno a un governo Lega-M5S», ha tirato fuori dal cilindro la formula della «astensione benevola», perché si può guardare «a questa esperienza di un nostro socio strutturale da 20 anni (la Lega, ndr) con critica benevolenza». Anche perché l’ipotesi del voto a luglio è fuori discussione: «Non credo che si possa invitare gli italiani alle urne con pinne, maschera, secchielli, palette e piscinette di gomma» ha chiosato il presidente della Regione Liguria. Anche i senatori di Fi ribadiscono che la scelta spetta al Cavaliere. «Su proposta della capogruppo Bernini tutti i senatori di Forza Italia sono compatti e si rimettono alle decisioni di Silvio Berlusconi per sbloccare lo stallo governativo», riferiscono a margine della riunione a palazzo Madama.


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