natale2020

La svolta delle boutique: dalle vetrine virtuali fino alle consegne a casa

Più di un quarto delle vendite di orologi si concentra nel mese di dicembre: nuove strategie per mantenere il business scelte da big come Gobbi, Pisa, Rocca e Verga a Milano, Hausmann & Co. a Roma, Operti a Cagliari

di Paco Guarnaccia

3' di lettura

Secondo gli ultimi dati dell’annuale ricerca di Gfk Italia sul mercato degli orologi, commissionata da Assolorogi (Associazione Italiana Produttori e Distributori di Orologi) e relativa al 2019, dicembre si confermava come il mese preferito dagli italiani per comprare un segnatempo. Il Natale, in particolare, è stato il motivo di acquisto per il 25,6% in valore e il 23,9 in quantità. Tuttavia negli ultimi anni è emersa anche la tendenza a diluire le vendite in tutto l’arco dell’anno per quasi la metà degli acquirenti.

Scenario che potrebbe cambiare in questo 2020 in cui anche tutto il settore orologiero ha dovuto fare i conti con due diversi lockdown e che aspetta le festività per chiudere l’anno al meglio. I concessionari, in prima linea per il sell-out, avevano introdotto nuovi servizi e strategie fin dalla prima riapertura. Quali sono le loro aspettative? E come si preparano per raggiungere gli obiettivi? A Milano ci sono alcune delle orologerie più importanti d’Italia: Pisa Orologeria, Gobbi 1872, Orologeria Luigi Verga e Rocca 1794.

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Chiara Pisa, ad di Pisa Orologeria (un flagship store multi brand e poi le boutique di Rolex, Patek Philippe, Hublot, Vacheron Constantin e A. Lange & Söhne), dice: «Il Natale potrebbe riservare delle sorprese. Se fino all’anno scorso alcuni erano indecisi se acquistare un bene prezioso, oggi non hanno più esitazioni: il domani è incerto quindi è meglio pensare al presente. Nel frattempo abbiamo lanciato due nuovi progetti: Pisa Circle che è una vetrina virtuale con le nostre proposte e la possibilità di contattare i nostri esperti (la vendita poi andrà conclusa in negozio) e Timeless, un servizio di permuta per orologi acquistati dal 2010 provvisti di scatola e garanzia».

Serena Pozzolini Gobbi, presidente e ad di Gobbi 1872, conta sulle caratteristiche del settore orologiero: «è un mercato molto vivace, ricco di appassionati e collezionisti per i quali, soprattutto in un momento come questo, orologi come quelli che vende la nostra boutique (Patek Philippe, Rolex e Tudor, ndr) sono un bene rifugio e un ottimo investimento». E cita ad esempio un Patek Philippe Ref.2523 del 1953 personalizzato dal logo Gobbi 1842 che a inizio anno Christie’s ha battuto all’asta per 9 milioni di dollari.

Cauto Umberto Verga, presidente di Orologeria Luigi Verga. «La situazione attuale non ci consente di immaginare un Natale con clienti euforici in cerca di ricchi regali, piuttosto di un acquisto consolatorio. Dopo la prima riapertura i risultati sono stati ottimi perché siamo sempre stati, per vocazione, legati alla clientela italiana. Abbiamo comunque migliorato i nostri siti, ma senza introdurre le vendite online alle quali al momento non crediamo».

Ha il polso della situazione su Milano, ma anche nel resto d’Italia Stefano Amirante, buying & merchandising manager di Rocca 1794 (11 boutique multimarca in Italia e una in Svizzera): «Il periodo natalizio resta fondamentale, anche senza turismo internazionale, perché i consumatori italiani sono per noi clienti stabili da generazioni. Abbiamo adattato il nostro modello di vendita a questo nuovo scenario, ripensato gli spazi, organizzato incontri su appuntamento e consegne a domicilio, e potenziato le piattaforme online. Il digitale è importante per la comunicazione, ma i clienti vogliono un confronto con un esperto capace di raccontare il prodotto».

Dall’osservatorio privilegiato di Roma, Francesco Hausmann e Benedetto Mauro, co-ad di Hausmann & Co. (un flagship store multibrand e due vetrine monomarca di Rolex, Patek più una terza in arrivo di Tudor) spiegano che le previsioni sono per un Natale non ai livelli pre Covid, ma comunque sostenibili:

«Se dovessimo essere chiusi, ci comporteremo come ad aprile con il nostro personale in boutique in piccoli gruppi e la possibilità di consegnare gli orologi a domicilio. Se prima del lockdown eravamo convinti che il 40% del nostro fatturato fosse legato ai turisti, i risultati brillanti degli ultimi mesi in cui il 90% del business è stato di clienti locali, per noi è stata una piccola, ma confortante, svolta epocale».

Da Cagliari, Candido Operti che gestisce l’Antica Orologeria Candido Operti (storica vetrina multibrand) e altri spazi in località turistiche dell’isola dice: «Le vendite non si concentrano più solo sul Natale. Le nostre attese dipendono da come reagirà la clientela allo stato di emergenza che stiamo vivendo. Posso dire che dopo il lockdown di primavera, il loro atteggiamento è stato positivo tanto da averci permesso una ripresa nell’ordine degli stessi volumi del passato. Nel frattempo non smettiamo di impegnarci e a inizio ottobre abbiamo inaugurato il rinnovamento del negozio storico di via Roma che ci consentirà di valorizzare ancora di più i brand che trattiamo e avere la possibilità di aprire nuove collaborazioni».

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