L’INTERVENTO

La svolta digitale su case, scuole e aziende

L’emergenza accelera svolte epocali. Nell’architettura, la dimensione sociale e interattiva dovrà essere esaltata, perseguendo la personalizzazione degli spazi con servizi fisici e digitali

di Bernardino Chiaia*

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(Adobe Stock)

L’emergenza accelera svolte epocali. Nell’architettura, la dimensione sociale e interattiva dovrà essere esaltata, perseguendo la personalizzazione degli spazi con servizi fisici e digitali


3' di lettura

Con le prime avvisaglie di stabilizzazione della pandemia Covid19, si inizia a parlare degli scenari economici post-emergenza. Nel settore immobiliare, l’analisi dominante si limita alla perdita di valore degli asset derivante dal calo della domanda e delle compravendite. Mi pare più importante captare le trasformazioni derivanti dall’evoluzione dei processi di digitalizzazione che legano sempre più il valore degli immobili alla dimensione immateriale, ossia alla valenza intangibile, esteticoartistica o tecnologico-funzionale.

Gli esempi di come l’emergenza stia accelerando trasformazioni epocali partono dal dilagante “lavoro agile” o smart working. Non è questa la sede per valutare le ricadute psico-sociali, in termini di alienazione e auto-realizzazione, del lavoratore “agile”. Preme qui invece evidenziare le implicazioni indotte dalle nuove modalità di lavoro sulla definizione degli spazi per attività che oggi paiono remotizzabili con notevole vantaggio economico.

Il primo esempio, raccontatomi da un wise hound cacciatore di segnali deboli, arriva dal mondo bancario dove, dopo uno sforzo per dotare i dipendenti degli strumenti per il lavoro da casa, i maggiori istituti hanno ottenuto risultati eccellenti arrivando addirittura, in alcuni casi, a raddoppiare l’efficienza lavorativa nel primo mese di lavoro remoto. Varrà la pena per le banche, in futuro, mantenere i costi fissi degli uffici quando molte attività potranno essere efficacemente svolte da casa, con indubbi vantaggi ambientali per la riduzione degli spostamenti in auto? Il medesimo ragionamento mi è posto dal ceo di una società internazionale con sede a Milano e uffici in Brianza: la società abbandonerà gli uffici fuori città favorendo lo smart working e mantenendo la sola sede cittadina per riunioni e rappresentanza.

L’altro esempio è legato al mondo della formazione. Scuole e università tradizionali, chiuse per l’emergenza, oltre allo smart working per i dipendenti, hanno scoperto le modalità di didattica a distanza tramite videolezioni e piattaforme interattive. Il rischio qui è quello della “uberizzazione” della formazione, dove un solo docente (si spera il migliore...) potrebbe erogare formazione sincrona o asincrona a migliaia di studenti delocalizzati. Tale approccio andrebbe a discapito di valori millenari quali l’interazione socratica diretta docente/discente e lo spirito di community studentesca oltre che, evidentemente, renderebbe superflua l’attuale onerosa disponibilità di aule e professori.

È quindi certo che l’architettura degli immobili per uffici e didattica dovrà profondamente cambiare per mantenersi attrattiva e conveniente. La dimensione sociale e interattiva dovrà essere esaltata, perseguendo la personalizzazione degli spazi con servizi fisici e digitali per gli utenti. La rivoluzione era già partita, si pensi agli headquarter di Google e Nike negli Stati Uniti; l’emergenza ha solo accelerato il cambiamento già in atto. E così scuole e università dovranno ripensare la propria organizzazione sfruttando le tecnologie digitali in un modello ibrido di formazione e ricerca che sviluppi una maieutica sempre più personalizzata e flessibile. Interessanti, in questo contesto, le sperimentazioni della Fondazione Agnelli e il Social Impact Campus della Fondazione Cottino nel Politecnico di Torino.

Se gli uffici e gli spazi formativi sono gli ambiti più investiti dall’onda digitale, anche il residenziale e l’industriale ne risentiranno. Nel residenziale, oltre alla necessità di spazi funzionalizzati per l’home working e il life-long-learning, si prospetta lo sviluppo di tecnologie per la home hospedalization, volte a rilassare la pressione sul sistema ospedaliero e a riconnettere le situazioni di isolamento della ageing society.

Nel settore della produzione industriale, già modificato dalla robotica e dall’automazione, l’onda tecnologica e le nuove consapevolezze sociali e sanitarie comporteranno la rifunzionalizzazione degli immobili produttivi, sempre volta alla personalizzazione dei servizi fisici e digitali. In tale ottica si colloca il modello aggregativo di aziende e servizi Mirafiori Industrial Hub di Torino Nuova Economia, che si svilupperà intorno al Competence Center Industria 4.0.

La drammatica crisi strutturale che affligge il settore immobiliare, oggi acuita dall’emergenza, non potrà risolversi tramite investimenti pubblici tesi a preservarne il fragile status quo. Non basterà il mantra “riapriamo i cantieri”. Sarà necessaria una profonda riconfigurazione del settore che, a fronte dell’atomizzazione dimensionale, delle carenze infrastrutturali (es. ospedali) e dell’ancestrale riluttanza al cambiamento, dovrà rimodulare i valori dell’ambiente costruito improntandoli a sostenibilità, digitalizzazione, innovazione sociale e nuovi servizi alla persona.

*Professore del Politecnico di Torino e amministratore unico di Tne (Torino Nuova Economia)

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