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La svolta di Lamborghini è nel super suv Urus

di Massimo Mambretti

3' di lettura

Per la Lamborghini l’anno della svolta è proprio il 2018, perché cede ai richiami della “suvmania” con la Urus. Un super-suv, come viene definito, che scrive la storia della casa del Toro anche a livello industriale e commerciale. Infatti, la sua produzione ha richiesto il raddoppio della superficie dello stabilimento di Sant’Agata Bolognese, passata da 80 a 160mila metri quadrati. Contestualmente, il suo avvento ha procurato lavoro a 700 nuovi addetti, ai quali si devono aggiungere quelli dell’indotto che opera nei dintorni dell’azienda. Il risultato finale che dà l’avvento del terzo modello Lamborghini consiste nel raddoppio della capacità produttiva. Infatti, passerà dalle oltre 3.800 unità consuntivate alla fine del 2017 alle 7mila previste alla fine del 2019. Una previsione che, tra l’altro, sembra destinata a crescere a breve-medio termine in quanto sono all’orizzonte sistemi di propulsione elettrificata, che amplierebbero la gamma di Sant’Agata Bolognese.

Tuttavia, l’attenzione posta nei confronti dello sviluppo della Urus, che per la cronaca è il primo suv made in Emilia Romagna e che probabilmente ha tolto a Maranello i dubbi relativi all’avventurarsi in questo settore, non ha distolto quella legata allo sviluppo di supercar sempre più estreme, come la Huràcan Performante. Insomma, il Dna ha continuato a permeare il contesto in cui, da sempre, opera la Lamborghini, pur lasciandosi contagiare più che dalle “ruote alte” dal concetto di una “coupé alta” ispirando la Urus.

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Quest’ultima ha vesti che ricalcano fedelmente quelle della concept che ne anticipò la gestazione nel 2012 e ha molti motivi per essere una pietra miliare nella storia della Lamborghini.

Innanzitutto perché porta in questo brand una vettura con quattro porte e portellone. Una configurazione che unitamente al raffinato abitacolo che accoglie quattro persone, le conferisce una funzionalità che nessun’altra vettura del Toro ha mai avuto. Poi, perché sconvolge la tradizione motoristica del marchio utilizzando un’unità di “appena” 4 litri di origine Audi, ovviamente ampiamente rivista in Emilia, con un’architettura V8 per di più sovralimentata da ben due turbo. Come se tutto ciò non bastasse c’è anche il fatto che s’interfaccia con un cambio automatico con convertitore, ovviamente a otto marce, prima di mettere a terra attraverso la trazione integrale i 650 cv di potenza e gli 850 Nm di coppia che è in grado di sviluppare. Nonostante questo schieramento di novità la Urus non perde per strada il lato più caratterizzante del Dna Lamborghini, quello che riguarda le prestazioni. Infatti, è il più veloce e scattante suv in circolazione, poiché tocca i 305 all’ora e raggiunge i 100 orari in 3”6, a dispetto sia di una mole XL poiché è lunga 5,11 metri sia di una massa che s’aggira sui 2.100 kg. Quest’ultima, tra l’altro, intrecciandosi con la cavalleria produce un rapporto peso/potenza 3,38 kg/cv, tipico di una supercar pura.

Un genere in cui rientra a pieno titolo anche la Huràcan Performante Spyder, presentata al salone di Ginevra. È la diretta discendente dell’omonima coupé e, quindi, s’avvale del sistema Ala (aerodinamica Lamborghini attiva) per per gestire al meglio sia accelerazioni, frenate e cambi di direzione sia lo sviluppo delle migliori prestazioni e, per di più, determinando sempre un assetto costante. Questa Performante tocca i 325 all’ora e raggiunge i 100 orari in 3”1.

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