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La svolta sostenibile del trasporto aereo passa dai biocarburanti-

Accordo europeo per tagliare le emissioni di CO2 degli aerei: la proposta fissa obiettivi vincolanti e crescenti dal 2025 al 2050. E Dhl testa l'Eni Biojet

di Sara Deganello

3' di lettura

La decarbonizzazione del trasporto aereo passa per i carburanti alternativi. Aspettando l’idrogeno. È recente l’accordo al Parlamento europeo, nell’ambito del regolamento ReFuelEU Aviation, per includere nel 2025 almeno il 2% di Sustainable Aviation Fuel (Saf) nei carburanti, che diventerà il 6% nel 2030 e il 70% entro il 2050. «Si guarda con favore al biofuel: utilizzabile con aeromobili e motori già presenti. Con ulteriore compensazione delle emissioni», conferma Pierluigi Di Palma, presidente di Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile italiana, che ricorda come la proposta dell’ultimo Piano nazionale aeroporti sia il primo capitolo, da qui al 2035, di un piano più ampio di riconciliazione tra trasporto aereo e tutela ambientale che punta alla neutralità carbonica entro il 2050. In particolare, l’utilizzo dei Saf, che tagliano dell’80% circa le emissioni, rappresenta uno dei pilastri di questa strategia.

«Nel nostro settore operano insieme l’industria che realizza gli aerei, le compagnie di volo, gli aeroporti che organizzano il servizio. Senza contare l’interconnessione che c’è con altri Paesi e continenti. Nell’ambito di questa complessità, c’è un percorso in atto», sottolinea Di Palma, che aggiunge: «Allo stato dell’arte, l’aeromobile a idrogeno ha una diversa configurazione, con problemi che riguardano l’integrazione dei vari sistemi, e può essere usata per corto e medio raggio». Il trasporto aereo è in crescita, sia dal punto di vista dei passeggeri che delle merci. È responsabile di circa il 13% delle emissioni in Europa, contro il 72% di quello su gomma: «Trasportando le merci con l’aereo si tolgono dalle strade centinaia di migliaia di quintali di prodotto», riflette il presidente di Anac.

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Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Milano di Malpensa e Linate, dopo aver sottoscritto nel 2021 un accordo con Eni per lo sviluppo di utilizzo e fornitura di biocarburanti per l’aviazione, nel 2023 ha stanziato un fondo da 450mila euro per riconoscere un contributo di 500 euro a tonnellata per Saf puro acquistato dalle compagnie presso gli aeroporti di Linate e Malpensa. Obiettivo: coprire parte dell’extracosto che ancora caratterizza i carburanti alternativi. Le richieste per il primo periodo da aprile ad agosto hanno superato di circa 30 volte la disponibilità degli incentivi erogabili. Dhl, Ita Airways, Volotea e Cargolux Airlines sono alcune delle compagnie aeree che hanno risposto al bando. È inoltre recente l’accordo tra Dhl Express Italy, Sea ed Eni per la sperimentazione di Eni Biojet, il Saf miscelato al 20% con JetA1 e prodotto da materie prime di scarto, grassi animali e oli vegetali esausti, su 28 voli da Malpensa.

«Il carburante per l’aviazione Jet A1+Eni Biojet, che contiene il 20% di componente biogenica e che è commercializzato da fine 2022, ha anticipato la direzione indicata dall’Ue ad aprile 2023 con ReFuelEU Aviation, il regolamento che stabilisce obiettivi di miscelazione dei carburanti tradizionali con carburanti più sostenibili in quantità crescenti», racconta Stefano Ballista, ceo di Eni Sustainable Mobility, che aggiunge: «Eni è stata la prima al mondo ad aver riconvertito, nel 2014, una raffineria in bioraffineria, a Venezia. Nel 2019 è stata avviata a Gela. Oggi la capacità di lavorazione autorizzata è di oltre un milione di tonnellate all’anno, che diventeranno 3 milioni di tonnellate nel 2025 e oltre 5 milioni di tonnellate al 2030. Inoltre, Eni Sustainable Mobility ha firmato un accordo con Pbf per l’ingresso in una joint venture al 50 e 50, la St. Bernard Renewables, per una bioraffineria oggi in fase di avviamento a Chalmette, in Louisiana (Usa), e sta studiando la possibile realizzazione di due ulteriori nuove bioraffinerie: una all’interno del sito industriale Eni di Livorno, e una a Pengerang, in Malesia».

I Saf includono combustibili sintetici (a base di idrogeno e CO2), idrogeno, quelli ricavati da rifiuti plastici, biocarburanti da residui agricoli, alghe, biomasse o olio da cucina usato. È il caso di Eni: «Da novembre 2022, le bioraffinerie hanno smesso di trattare l’olio di palma e utilizzano scarti e residui di origine vegetale o animale, quali gli olii usati di frittura e i grassi animali. In quantità in prospettiva crescenti, utilizzeremo nei nostri impianti anche gli olii vegetali provenienti dalle coltivazioni in terreni degradati, non idonei alla produzione alimentare e con scarso bisogno di acqua, che Eni sta sviluppando in Africa», conclude Ballista.

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