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La svolta “verde” di Fiumicino: così l’aeroporto recupera il 98% dei rifiuti plastici

Il gruppo guidato da Ugo De Carolis ha messo in piedi una filiera ad hoc attorno al riutilizzo della plastica prodotta nello scalo aeroportuale

di Celestina Dominelli

Efficienza energetica, Italia in Classe A vola a Fiumicino

Il gruppo guidato da Ugo De Carolis ha messo in piedi una filiera ad hoc attorno al riutilizzo della plastica prodotta nello scalo aeroportuale


3' di lettura

L’obiettivo, a tendere, è pià che ambizioso: arrivare a un aeroporto senza plastica nei prossimi anni. Intanto, però, lo scalo “Leonardo da Vinci” di Fiumicino, che fa capo con il “Giovan Battista Pastine” di Roma-Ciampino ad Adr- Aeroporti di Roma , procede lungo la strada di una svolta “verde” che, nel 2018, come si evince dal bilancio di sostenibilità pubblicato dal gruppo guidato da Ugo De Carolis, ha portato all’invio a impianti di recupero di quasi il 90% dei rifiuti totali prodotti a Fiumicino e di oltre il 60% di quelli raccolti a Ciampino.

Raccolta a porta a porta e smaltimento gratis per la differenziata
Un risultato conseguito grazie a un cambio di passo importante che ha coinvolto tutti i principali operatori aeroportuali e che vede orma la differenziazione dei rifiuti come una prassi acquisita. In entrambi gli scali è ormai operativo un sistema di raccolta “porta a porta” che prevede l’applicazione di una tariffa ad hoc per il pagamento solo della frazione non differenziata, mentre è gratuito lo smaltimento di tutto ciò che è differenziato in modo corretto. Gli utenti serviti da questo sistema di raccolta possono controllare on line la propria prestazione accedendo al meccanismo informatico di tariffazione. Per tutte le attività di vendita di prodotti alimentari e bevande (food&beverage) è invece prevista una vera propria pagella mensile che misura le loro performance ambientali.

Ispezioni quotidiane per verificare il rispetto degli standard Adr
Per assicurarsi che la raccolta dei rifiuti sia effettuata senza sbavature, Aeroporti di Roma ha poi avviato a Fiumicino un programma di ispezioni quotidiane sulla qualità dei rifiuti prodotti per controllare i risultati. I sacchetti dei rifiuti sono quindi aperti e sottoposti a una verifica molto stringente in laboratori specializzati per analizzarne il contenuto effettivo e il rispetto degli standar fissati dal gruppo aeroportuale. E, per rendere, efficaci tutte le politiche energetiche è stati costituito anche un energy team all’interno dell’azienda che si riunisce ogni due mesi per facilitare l’implementazione delle varie opportunità energetiche.

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La filiera di recupero attorno ai rifiuti plastici
Ma è sul recupero dei rifiuti plastici che Adr rappresenta un’avanguardia dal punto di vista delle strategie messe in campo. Il 98% della plastica prodotta viene infatti recuperata, tramite processi ad hoc in impianti di trasformazione, e destinata al riutilizzo in tre diversi settori, dalla fibra tessile per le moquette che rivestono i bauli delle auto alle fascette usate per imballare mattoni, cartoni o altro, fino alle lastre per la termoformatura dalle quali si ottengono in pratica le vaschette per la conservazione di alimenti. Solo il restante 2%, difficilmente recuperabile, viene invece inviato a impianto per la trasformazione in Css (combustibile solido secondario).

Al via un impianto di compostaggio
Aeroporti di Roma sta poi installando nei terminal delle macchine compattatrici di imballaggi in plastica presso i controlli di sicurezza per ridurre al massimo la quantità di rifiuti liquidi da smaltire e per garantire il recupero dei contenitori stessi come imballaggi in plastica. Il gruppo ha anche realizzato un impianto di compostaggio della frazione organica prodotta dagli scarti alimentari provenienti dai ristoranti e dai bar dei terminal. Il compost prodotto viene attualmente usato all’interno del sedime aeroportuale. L’obiettivo è ridurre di oltre mille tonnellate l’anno la quantità di rifiuti prodotti a Fiumicino dove, vale la pena di ricordare, transitano in media ogni giorno 140mila passeggeri e lavorano 40mila persone. Ecco perché, visti i numeri, si lavora anche sul recupero del cibo avanzato (l’equivalente di circa 100 pasti al giorno) per metterlo a disposizione delle associazioni che assistono i più bisognosi.

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