La beffa

La “tassa” di Alitalia sui piloti assunti da Ita: fino a 30mila euro per mancato preavviso

La vecchia compagnia ha chiesto ai dipendenti assunti dalla nuova società del Mef di pagare il mancato preavviso

di Gianni Dragoni

Ita è partita. Dove atterrerà?

4' di lettura

Alitalia vuole “tassare” i piloti e gli altri dipendenti della compagnia che sono stati assunti da Ita, la nuova società più piccola controllata dal ministero dell’Economia che vola dal 15 ottobre. Gli ex di Alitalia assunti da Ita hanno ricevuto dall’ufficio del personale della vecchia società lettere con la richiesta di pagamento di somme pari ad alcune mensilità di stipendio, per il mancato preavviso nelle dimissioni. Secondo il sindacato NavAid «ai piloti dimissionari, che sono stati assunti da Italia Trasporto Aereo, l’amministrazione straordinaria chiede il pagamento entro 10 giorni di importi variabili da 17.000 euro a 32.000 euro».

Assunti 2.800 dipendenti

Ai piloti sono arrivate le richieste più elevate perché hanno gli stipendi più alti. Analoghe richieste sono state fatte anche a hostess, steward e dipendenti di terra. Ita ha assunto i 2.800 dipendenti in pochi giorni, tra la fine di settembre e le prime due settimane di ottobre, di cui 1.500 naviganti (piloti, hostess e steward) quasi tutti da Alitalia e circa 1.250 addetti di terra, questi ultimi per il 30% dall’esterno, soprattutto i dirigenti.

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La «discontinuità economica»

La nuova società dal punto di vista legale è totalmente separata da Alitalia, per rispettare il requisito della «discontinuità economica» voluto dalla Commissione Ue quando ha autorizzato la nascita di Ita. Ma in pratica Ita è un pezzo di Alitalia: stessi aerei (52, metà della flotta), stessa livrea, stesse uniformi, stessi slot aeroportuali, stesse attrezzature, stessa sede (la palazzina Alfa di Fiumicino e la «Charlie» con i simulatori), ha persino comprato il marchio, per 90 milioni di euro, anche se al momento non lo usa.

Il mancato preavviso

I dipendenti assunti da Ita, non potendo rispettare i termini del preavviso per le dimissioni (almeno un mese, in alcuni casi di più) a causa dei tempi stretti con cui sono state fatte le assunzioni, hanno eccepito la «giusta causa» nelle dimissioni, per evitare trattenute su quanto loro dovuto. Ma la direzione del personale di Alitalia, evidentemente con l’avallo dei tre commissari (tutti avvocati, Giuseppe Leogrande, Gabriele Fava, Daniele Santosuosso), si comporta come se le due aziende fossero totalmente distinte. E ignora il contesto in cui il personale che sarebbe stato messo in cigs a zero ore ha invece avuto la possibilità di continuare a lavorare in una nuova società in un’«operazione di di sistema», coordinata dal governo, come l’ha definita il presidente esecutivo di Ita, Alfredo Altavilla.

La direttrice del personale Chirichilli

La direzione del personale, guidata da Romina Chirichilli, nelle lettere inviate agli ex dipendenti contesta «le motivazioni di giusta causa addotta in quanto inesistente», cioè sostiene che non c’è giusta causa ed eccepisce «il mancato rispetto del preavviso». Alitalia minaccia azioni legali per richiedere il pagamento, con sovraccarico di spese per azzeccagarbugli, notifiche, bolli ecc.

Zorzo (NavAid) parla di «ricatto»

«Alitalia vuole costringere i lavoratori a rinunciare a quanto loro spetta e alle cause che gli stessi hanno pendenti usando il mancato preavviso come un ricatto», spiega il comandante Franco Zorzo, presidente di NavAid. Il motivo indicato da Alitalia è di «preservare, specie nell’attuale momento critico, il patrimonio societario nell’interesse dell'amministrazione straordinaria», ha commentato. I destinatari delle richieste sono 420 piloti, circa 780 assistenti di volo, più le altre categorie di terra degli ex Alitalia.

I lavoratori diffidano la società

I lavoratori si sono rivolti agli avvocati e hanno inviato la diffida formale personale alla società perché non faccia trattenute né passi alle vie legali. «Se Alitalia tratterrà i soldi degli stipendi e quanto spetta ai lavoratori avvieremo cause contro l’amministrazione straordinaria», spiega Zorzo. «Evidentemente AZ in A.S. non considera soldi sperperati quelli spesi per i “consueti avvocati” che da decenni ricevono incarichi dall’azienda», fa notare NavAid. «È paradossale che un’azienda che chiude la sua attività operativa mettendo i piloti a terra, in cassa integrazione a zero ore, preludio al licenziamento, abbia anche il coraggio di chiedere il “mancato preavviso a chi ha perso il lavoro e rischia di perdere le licenze” solo perché ha dovuto accettare l’assunzione a condizioni capestro presso Ita».

In Ita stipendi dei piloti dimezzati

Questa beffa si aggiunge alla situazione già lamentata dal personale assunto da Ita, il taglio degli stipendi che per i piloti arriva ad oltre il 50% delle buste paga precedenti in Alitalia. «Va ricordato come i piloti “fortunati” assunti da Ita e “selezionati comunque senza alcun criterio” - afferma NavAid - abbiano accettato, “obtorto collo”, condizioni economiche uniche nel panorama mondiale, con stipendi ridotti del 50% rispetto a quelli di Alitalia (...) ed abbiano dovuto accettare un regolamento aziendale che non solo è irrispettoso del Ccnl e delle leggi dello Stato, ma che prevede solo 7 riposi al mese di 24 ore ciascuno, e soli 6 giorni di ferie nel periodo maggio settembre, nonché soli 19 giorni di ferie annuali».

I commissari tacciono ma hanno il consulente per la comunicazione

«L’amministrazione straordinaria dovrà spiegare prima o poi, anche nelle sedi competenti, a cui saremo costretti a ricorrere, nessuna esclusa, come abbia pensato di garantire “l’attuale patrimonio societario” quando ha ceduto il proprio logo per soli 90 milioni di euro dinanzi ad una valutazione di 290 milioni, sito, e quant’altro di proprietà di Alitalia», dice NavAid. Ma mi commissari non parlano, malgrado abbiano perfino affidato una consulenza per la comunicazione a una società esterna, Comin & Partners. Nel frattempo, dice NavAid, ogni iniziativa verrà messa in atto per denunciare tali comportamenti nel silenzio dei ministri dell’Economia Daniele Franco e dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, nonché di tutto il governo.

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