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La Tate celebra il Barocco inglese

La mostra che evidenzia gli intensi scambi artistici del regno con il resto d’Europa è a Londra fino al 19 aprile

di Nicol Degli Innocenti

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Antonio Verrio «The Sea Triumph of Charles II» 1674

La mostra che evidenzia gli intensi scambi artistici del regno con il resto d’Europa è a Londra fino al 19 aprile


3' di lettura

Barocco è un termine che fa pensare a Roma, a Vienna o a Versailles ma non a Londra. Non a caso la mostra “British Baroque” appena inaugurata a Tate Britain è la prima mai dedicata alla versione inglese dello stile che tanto ha trionfato in Italia e nel Continente europeo.

Lo stile barocco era arrivato in Inghilterra già all'inizio del Seicento, ma la mostra della Tate si concentra volutamente su un periodo storico segnato dal ritorno di Carlo II nel 1660 fino alla morte della Regina Anna nel 1714, l'ultima Stuart a regnare.

Già dalla prima sala è evidente lo stile della Corte di Carlo II: l'era dell'edonismo sfrenato, degli eccessi e degli scandali. Il Re, giunto al trono dodici anni dopo l'esecuzione del padre Carlo I, voleva far sapere a tutti che regnava supremo per volere divino e volle replicare a Londra tutta la magnificenza che aveva visto nelle corti d'Europa. L'arte doveva essere una rappresentazione e un'ostentazione del potere.

Il Barocco inglese alla tate Britain

Il Barocco inglese alla tate Britain

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Il grande quadro di Antonio Verrio mostra Carlo come Nettuno che emerge dalle onde su una conchiglia circondato dalla flotta inglese vittoriosa e da angeli trombettieri. Peter Lely, pittore di corte, ritrae il Re portato in palmo di mano da Astrea, figlia di Zeus. Uno straordinario busto di Honoré Pelle coglie nel marmo l'attimo in cui il re che si volta da una parte, la sua cravatta di pizzo svolazza dall'altra parte e la sua cascata di riccioli sembra muoversi.

Nella sala successiva c'è la vasta rassegna di ritratti delle varie amanti del re, le bellezze di una corte trasgressiva e dedita al piacere, al punto da scandalizzare perfino lo scrittore Samuel Pepys.
Benedetto Gennari, nipote del Guercino, ritrae Ortensia Mancini, nipote del cardinale Mazzarino, che ostenta la sua ricchezza circondata da quattro paggi di colore. Lely osa ritrarre Barbara Palmer, Duchessa di Cleveland, amante principale di Carlo II, nelle vesti della Madonna con suo figlio nelle vesti di Gesù bambino - il cui padre, il Re, è implicitamente paragonato a Dio.

Il clima permissivo non era limitato alla corte reale: nel 1660 avevano riaperto i teatri, chiusi da decenni, e per la prima volta era stato permesso alle donne di calcare la scena. Ben diverso lo stile della Regina, la cattolica Caterina di Braganza, che scelse come pittore della sua corte il più sobrio Jacob Huysmans. Anche i quadri che l'eclettico Gennari dipinse per lei erano ben diversi - tutti soggetti religiosi e pii.

L'Inghilterra non aveva molti pittori eccellenti, con l'eccezione di James Thornhill, che realizzò la Painted Hall a Greenwich, nota come la “Cappella Sistina inglese”. Per realizzare la sua visione della grandezza reale Carlo II ha dovuto “importare” talenti dall'estero, come gli italiani Verrio e Gennari o l'olandese Lely.

I veri talenti inglesi dell'epoca erano architetti: John Vanbrugh creatore di Castle Howard e di Blenheim Palace, Nicholas Hawksmoor fantasioso artefice del palazzo Easton Neston, John Talman ideatore della sublime Chatsworth House e soprattutto Christopher Wren. L'architetto della cattedrale di San Paolo e di molte altre chiese londinesi aveva l'ambizione di trasformare Londra in una città di capolavori degni di Roma o di Parigi, tutto per la gloria del Re. Nelle due sale della mostra dedicate all'architettura si possono vedere disegni originali, stampe e modelli dell'epoca in legno.

La mostra vuole anche inviare un sottile messaggio anti-Brexit, ricordando che quando si tratta di arte e di cultura l'Inghilterra non è mai stata un'isola. “I re, l'aristocrazia e l'elite politica, tutti si sono rivolti ad artisti dall'Olanda, dalla Francia, dalla Germania dall'Italia e dall'Ungheria, il che rende l'idea di un Barocco inglese problematica e anche contraddittoria -, afferma Alex Farquharson, direttore di Tate Britain -. La cultura inglese era strettamente collegata a quella di altri Paesi, allora come oggi. L'identità nazionale è sempre creata in un contesto internazionale, tramite il confronto e gli scambi con altre culture, soprattutto quelle più vicine. Spero che questa mostra offra un senso di prospettiva a lunga distanza”.

British Baroque: Power and Illusion, Tate Britain, Londra, fino al 19 aprile 2020

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