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La Tav avanza verso Torino con 35 imprese e 700 operai

Nel primo semestre dell’anno sono stati affidati lavori per 300 milioni. Proteste in estate, espropri completati nell’area piemontese del cantiere

di Filomena Greco

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Nel primo semestre dell’anno sono stati affidati lavori per 300 milioni. Proteste in estate, espropri completati nell’area piemontese del cantiere


4' di lettura

Un’estate di lavoro intorno alla Torino Lione. Sono 35 le imprese impegnate con quasi 700 addetti perlopiù sul versante francese, ma anche Chiomonte si è messo in moto, con le operazioni di ampliamento del cantiere in vista dei futuri lavori per il nuovo svincolo autostradale e le procedure di esproprio definitivo (in base all’articolo 22 del Testo unico sulle espropriazioni di pubblica utilità) dei terreni a ridosso del tunnel della Maddalena, circa 2,2 ettari per un totale di 40 proprietari coinvolti.

Tra loro anche alcuni esponenti del Movimento No Tav che durante le scorse settimane sono tornati a protestare e a riunirsi in presidio contro la realizzazione del collegamento internazionale. I terreni sono, in parte, all’interno della recinzione del 2011, acquisiti in occupazione temporanea e ora riconosciute come aree funzionali ai lavori in corso, mentre per un’altra parte si tratta di nuove aree per il 50% destinate alla realizzazione dello svincolo della A32.

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Sono sei le imprese che lavorano a Chiomonte con, attualmente, una quarantina di addetti impegnati, numero destinato a salire a quota 400 nella fase di picco. Come previsto dalla variante approvata dal Cipe nel 2018, sarà il cantiere della Maddalena ad ospitare la principale area di lavori per lo scavo del tunnel di base in territorio italiano, opera che vale 8,6 miliardi nel suo complesso. Secondo le previsioni dei responsabili di Telt e secondo quanto stabilito dall’accordo – Grant Agreement, rivisto ad aprile scorso con aggiornamento al 2022 per le procedure previste nella prima fase – sottoscritto con Francia ed Unione europea, ad inizio 2021 si dovrebbe tornare a scavare anche in Valsusa per realizzare le nicchie di interscambio all’interno dell’attuale galleria geognostica.

Il progetto definitivo è in fase di approvazione al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in attesa dell’ok definitivo. Già all’inizio dell’estate il direttore di Telt, Mario Virano, aveva sollevato una serie di preoccupazioni su possibili ritardi nell’iter autorizzativo dei lavori e sulla variabile rappresentata dai tempi di approvazione definitiva dei progetti in sede ministeriale. A maggior ragione a fronte dei cinque cantieri attivi su territorio francese, dove in particolare si sta continuando a scavare – con metodo tradizionale, dopo l’utilizzo della fresa per i primi 9 chilometri – a Saint Martin La Porte.

Il primo semestre 2020

Nel primo semestre del 2020 Telt, stazione appaltante dei lavori per la realizzazione della Torino-Lione, ha affidato lavori per quasi 300 milioni di euro a una trentina di imprese. Non si tratta ancora dello scavo del tunnel di base, per il quale sono in corso le procedure di gara sia per la parte francese (2,3 miliardi) che per quella italiana (un miliardo), ma di lavori connessi. Il più rilevante dei quali, per consistenza economica, è l’appalto da 220 milioni per realizzare i pozzi di ventilazione del tunnel di base ad Avrieux, lato Francia.

Nella lista dei lavori già assegnati ci sono le nicchie di interscambio a Chiomonte (40 milioni), i monitoraggi ambientali dei cantieri italiani (16,3 milioni), la direzione lavori per la valorizzazione dei materiali di scavo (8,5 milioni), il coordinamento delle attività per la sicurezza degli addetti sui cantieri in fase di progettazione (7,8 milioni), accanto ai 5,4 milioni impegnati per la protezione dei cantieri italiani.

Il nodo Salbertrand

In concomitanza con i lavori di scavo del tunnel di base sarà necessario realizzare il nuovo svincolo autostradale sulla A32 all’altezza di Chiomonte e chiudere il cerchio sullo smarino, il materiale di scavo estratto dalla montagna che dovrà essere trasportato e riutilizzato. A Torrazza, provincia di Torino, sarà utilizzato una parte del materiale per riqualificare una vecchia cava. A Salbertrand invece sarà realizzata, su un’area complessiva di 110mila metri quadri, la futura fabbrica dei conci che saranno poi utilizzati per realizzare le pareti della futura galleria da 57 chilometri tra Italia e Francia.

Nel sito, interessato per una parte anche da una inchiesta della Procura, c’è una situazione davvero complessa per i rischi connessi alla presenza di amianto, situazione sulla quale il Movimento No Tav ha lanciato da mesi l’allarme per richiamare la necessità di una bonifica. La delibera del Cipe che ha individuato Salbertrand come area di riferimento per realizzare lo stabilimento prevede che Telt eventualmente agisca «in danno» nel caso i proprietari dell’area – tra cui anche Itinera del Gruppo Gavio – non si facciano carico delle bonifiche. Il Gruppo Gavio fa sapere che su una parte dei terreni gli interventi di bonifica dall’amianto sono in corso dal mese di giugno e che si concluderanno tra fine 2020 e inizio 2021. Sul resto dell’area Telt ha realizzato una mappatura dei materiali presenti in vista di rimozioni o bonifiche. Il calendario dei lavori in ogni caso prevede che lo stabilimento sia operativo entro il 2023, in tempo per accogliere parte dello smarino – circa il 60% secondo le stime dei tecnici di Telt – che arriverà dalle attività di scavo a Chiomonte.

A completare il quadro del programma di riutilizzo dei materiali di scavo ci sono le due cave, di Torrazza Piemonte e di Caprie, dove si realizzeranno interventi di riqualificazione.

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