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La «temperatura ambiente» non esiste: ecco come gustare i vini al loro meglio

Le temperatura del servizio del vino è molto importante per esaltare le sue caratteristiche organolettiche e olfattive, ma bando a luoghi comuni e falsi miti

di Cristiana Lauro

(mikephotoart - stock.adobe.com)

2' di lettura

La temperatura di servizio del vino è un aspetto molto importante per poter apprezzare l'ampia gamma dei sentori olfattivi e gustativi che esso ci offre. Spesso perdiamo la piacevolezza delle sfumature organolettiche dei vini a causa di errori marchiani facilmente evitabili. Ecco quindi un piccolo prontuario, sintetico e veloce (spero anche utile) per meglio orientarvi su questo tema. L'obiettivo è sempre lo stesso: cercare di avvicinare le persone alla piacevolezza di un calice di vino, raccontandolo con parole semplici, comprensibili e alla portata di tutti.

A costo di ripetermi come una vecchia zia, comincio subito ricordandovi di demolire il luogo comune sul “vino rosso a temperatura ambiente”. È una sciocchezza, mi pare ovvio, perché dipende dall'ambiente. Mia nonna viveva con i riscaldamenti spenti per risparmiare, al contrario della sua vicina che li regolava su temperature sahariane. Ambienti simili, adiacenti, con temperature molto diverse che due bottiglie dello stesso vino non avrebbero affrontato in egual modo.La temperatura ambiente, parlando di vino, non esiste. Piuttosto, esistono temperature di servizio corrette a seconda delle diverse tipologie che andremo a proporre.

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Per quanto riguarda spumanti, champagne – e bollicine in generale – è buona norma stare su una temperatura di 6-10° C, non di più. A meno che non si tratti di bottiglie con qualche anno sulle spalle, più mature e complesse. In quel caso non freddatele troppo.

Diverso è il discorso per i bianchi e i rossi dell'annata più recente in commercio: i primi andrebbero bevuti a circa 12°, i secondi fra i 14-16°. I vini rosati e quelli frizzanti sono piacevolissimi a 10-12°, mentre con i bianchi importanti o da invecchiamento potete regolarvi sui 12° e non oltre i 14°.

I vini passiti - insieme ai muffati - vengono spesso proposti a temperatura ambiente, ma si esprimono molto meglio se rinfrescati, quindi serviti non oltre i 10°.

Possiamo salire di temperatura con i rossi di medio corpo (15-16°) e i rossi più strutturati e da grande invecchiamento che, comunque, non dovrebbero mai superare i 18-20°.

Esistono poi eccezioni comprensibili con po' di buon senso o un pizzico di esperienza. Per esempio, la temperatura di servizio iniziale del Pinot Nero non dovrebbe superare i 15-16°.

Per concludere, un'altra questione importante: come raffreddare un vino in maniera corretta? Il metodo migliore resta quello tradizionale del cestello col ghiaccio riempito quasi fino all'orlo con dell'acqua e due manciate di sale grosso. In questo modo otterrete un raffreddamento uniforme della bottiglia. In alternativa esistono in commercio le fasce refrigeranti, da conservare in freezer e da far “indossare” alla bottiglia per portarla alla temperatura ideale. Un metodo veloce ed economico anche se – bisogna dirlo – non è il massimo dell'eleganza.

Adesso che sapete tutto sulle temperature, potete affrontare questa torrida estate senza rinunciare a un buon calice di vino servito correttamente. Se temete che la vostra memoria faccia cilecca proprio al momento del servizio, vi consiglio di stampare questo piccolo vademecum e di appiccicarlo all'anta del frigorifero o sulla porta della cantina. Sono certa che sia voi che la bottiglia farete un figurone coi vostri ospiti.

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