ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLE INCHIESTE DI FIUME DI DENARO/2

La Ternana Calcio fa volare gli iscritti dell’Ateneo che la controlla al 100%

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi


Parte la serie A e fa il pieno di società offshore

5' di lettura

Chi l'ha detto che sport, affari e istruzione sono incompatibili? L'Università telematica Niccolò Cusano di Roma (Unicusano), grazie agli investimenti nel Fondi calcio 1923 e nella Ternana calcio spa, tre mesi fa ha acquistato un Campus nel Kent – a un'ora circa da Londra – immerso in nove ettari di parco. «Il campus Nciul è in fase di ristrutturazione – spiega il managing director, Pietro Dipalo – e verrà riportato ai vecchi fasti del ‘900 per ospitare dall'estate del 2020 ragazzi e studenti da tutto il mondo».

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Gli “utili” di Fondi e Ternana volano nel Kent

Senza troppi giri di parole Stefano Bandecchi, che nel 2006 ha fondato l'Università Niccolò Cusano e che oggi è presidente del club umbro, spiega che «gli utili del Fondi e della Ternana sono stati reinvestiti nell'Università del Kent».

L'utile «indiretto», come lo definisce Bandecchi, deriva dall'incremento vertiginoso del numero degli iscritti ai 24 corsi universitari di laurea, giunti a quota 30mila (+118% nell'ultimo quinquennio), ai quali si aggiungono i 13mila iscritti negli anni ai 150 master, con il fatturato di Unicusano che in cinque anni di impegno nel calcio,è schizzato da 35 a 85 milioni di euro.

Trend spinti dalla pubblicità, dal marketing, dall'informazione diretta e dal clamore dettato dagli acquisti del Fondi nel 2014 e poi, a luglio 2017, della società calcistica umbra per 100mila euro, oltre ai due milioni di debiti che il nuovo proprietario Unicusano ha appianato.

La sede nel Kent del Campus Nciul

Il debutto con il Fondi

«Il Fondi, squadra della provincia di Latina che abbiamo rilevato in serie D nel 2014 a zero euro – spiega Bandecchi – era diventata famosa in tutta Italia come la squadra della ricerca scientifica. L'UniCusano Fondi era nata con l'unico scopo di avvicinare la ricerca ad un pubblico vasto come quello sportivo. Sappiamo quanto possano fare gli idoli sui più giovani e sappiamo quanto male, a volte, venga usato questo potere. Con l'UniCusano Fondi c'era la precisa volontà di ribaltare lo schema portando la ricerca e la necessità di sostenerla economicamente al centro di tutto».

L'Università Unicusano – che possiede anche un media in continua crescita nazionale come Radio Cusano Campus – ha avuto chiaro fin dall'inizio come diversificare la visibilità del connubio sport-ricerca scientifica, che nei 54mila metri quadrati della sede romana spaziano dall'ingegneria alla biomedica.

Una visibilità merito anche del contratto con il Corriere dello Sport, realtà informativa che abbraccia soprattutto il Centro Italia che – dal 1° novembre 2014 fino allo scorso anno – ha offerto per tutto l'anno una pagina dedicata alla promozione della ricerca scientifica, «attraverso la quale i lettori hanno potuto conoscere associazioni, ricercatori, medici, laboratori e aziende che la portano avanti», chiosa Bandecchi.

No alla doppia proprietà

Visto che il Fondi ha dato soddisfazione, l'Università Niccolò Cusano, la cui retta annuale media, comprensiva dei diritti, è di 3mila euro, dopo avere avuto anche una parentesi di sponsorizzazione dell'Aurelia Nuoto di Roma, ha pensato bene di raddoppiare. Oltre al Fondi ha mirato la Ternana Calcio spa, la cui proprietà nel 2017 cercava di vendere il pacchetto azionario.

Due è meglio di uno, deve avere pensato il management dell'Ateneo, ma il 13 giugno 2017 è arrivato l'altolà della Federazione italiana giuoco calcio. La Figc, con un divieto assoluto e senza deroghe, ha spento le speranze di possedere due società di calcio iscritte a leghe professionistiche.

Spazio alla Ternana

E così, ceduto l'Unicusano Fondi, l'università telematica a novembre 2017 ha virato sulla sola Ternana, che nell'ultimo campionato ha vissuto la retrocessione in serie C ma che ha tutta l'intenzione di risalire di categoria.

A leggere l'ultimo bilancio depositato a ottobre 2018, i ricavi della squadra vengono in gran parte dai biglietti venduti allo stadio (482mila euro nello scorso campionato, oltre a 192mila euro da abbonamenti), dai contributi della Federazione (tre milioni) e dai diritti televisivi (nello scorso campionato sono stati di 1,1 milioni di euro mentre nella stagione appena partita saranno al massimo 350mila euro oltre ai 500mila euro come “salvagente” per la retrocessione di categoria).

«Una squadra di calcio professionistica – approfondisce il ragionamento Bandecchi – se vuole restare sul mercato deve essere ben strutturata e rivendico che la Ternana è tra le 25 squadre meglio gestite in Italia nelle 100 dei campionati professionistici. Ci sono squadre come la Roma e la Juventus che sono soverchiate dai debiti e che miracolosamente vengono ogni anno iscritte alla competizione di categoria. Se venisse davvero applicato il fair play finanziario non rimarremmo più di 40 squadre su 100 e senza dubbio Roma e Juventus non ne farebbero parte».

Malagestione nelle serie inferiori

Il capitale sociale interamente versato è stato di poco superiore agli 8 milioni di euro. Un pacchetto – suddiviso in 156mila azioni tutte in mano all'Università – che squadre storiche più blasonate non hanno. La Ternana calcio spa ha chiuso l'ultimo bilancio, di circa 8,5 milioni, con un fatturato in crescita da 576.536 a 706.620 euro e una perdita che è passata da 6 a 4,3 milioni.

«Non essendo una società di ladruncoli come altrove capita – afferma tutto d'un fiato Bandecchi – dobbiamo avere un capitale sociale importante. Per gestire male una squadra di serie C puoi permetterti di avere un capitale sociale di 5 milioni ma se la vuoi gestire bene e in trasparenza devi farlo salire almeno ad otto milioni. Noi paghiamo regolarmente a ogni fine mese lo stipendio a tutti i calciatori e a tutti i dipendenti e vi assicuro che non è la regola aurea delle serie inferiori».

A questo punto Bandecchi, livornese trapiantato nella Capitale, diventa un fiume in piena. «Da me arrivano giocatori – Bandecchi scandisce bene parole e concetti – che mi chiedono di essere pagati in nero, perché così sono stati spesso abituati negli ultimi dieci anni, con la scusa che la società risparmia sui contributi. Parlo anche di 300mila euro che molti giocatori pretendono sottobanco. La Ternana paga fino all'ultimo centesimo di stipendi e contributi. Sei milioni all'anno di cui la metà in contribuzione».

Nuovi investimenti e chissà...

L'Unicusano ha in corso investimenti in Francia e Spagna, con nuove filiali universitarie e di ricerca. Se si chiede a Bandecchi se il gruppo che ha fondato ha intenzione di espandersi ancora, la risposta è tutta un programma: «Ad oggi siamo ternani». E finché dura i ternani si augurano che Unicusano investa per riportare la squadra quantomeno nella categoria cadetta dove milita il Perugia, rivale di sempre.

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