Intelligenza artificiale / 1

La Terza via europea per un capitalismo digitale ben temperato

di Giovanni De Gregorio e Oreste Pollicino

(greenbutterfly - stock.adobe.com)

3' di lettura

«Plasmare il futuro digitale dell’Europa». Questa è la dichiarazione di intenti della strategia europea che, già agli inizi del 2020, si poneva l’obiettivo di rispondere alle sfide della società algoritmica attraverso una serie di riforme in cui l’innovazione tecnologica non si contrapponesse ai valori guida del costituzionalismo europeo, a cominciare dal rispetto della dignità e (centralità) dell’uomo.

Un altro, assai importante, tassello di tale strategia è andato a segno con la presentazione, il 21 aprile, della proposta, da parte della Commissione europea, di un regolamento, sulla regolazione dell’intelligenza artificiale. Si tratta del primo strumento normativo sovranazionale che fornisce un sistema orizzontale di regole che mirano a mantenere il mercato interno competitivo nei prossimi decenni e ad assicurare la tutela dei valori europei, primi tra tutti la tutela dei diritti fondamentali e il principio di rule of law.

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Il nuovo quadro giuridico proposto è il risultato di un particolare humus costituzionale che considera la dignità dell’individuo e, più in generale, i valori della democrazia costituzionale come bussola che possa guidare lungo il percorso volto a ridurre opacità e nebulosità che caratterizzano l’applicazione delle tecnologie algoritmiche.

L’obiettivo è quello di alimentare, attraverso gli ingranaggi di tale bussola, la fiducia dei cittadini, ma anche del mercato e delle istituzioni, nel nuovo ecosistema digitale costituito
dall’Intelligenza artificiale (Ai). Quindi aumentare il tasso (ancora assai basso) di affidabilità percepita dal nuovo (ormai esploso) scenario tecnologico.

Tale obiettivo primario si innesta su un meccanismo di analisi del rischio, basato su diverse soglie di guardia, in base alle quali trovano applicazione diversi obblighi, in relazione, per l’appunto, del tasso di affidabilità dei sistemi di Ai. Alcuni sistemi vengono addirittura vietati, ad esempio, nel caso di utilizzo di tecniche subliminali al fine di distorcere il comportamento dell’individuo in un modo in grado di causare danni fisici o psicologici. La violazione delle nuove regole comporta sanzioni fino al 6% del fatturato annuale globale.

La proposta europea non sembra avere l’obiettivo, come in altri casi legati alla riforma dello spazio digitale continentale, di proporsi come global standard rule, vale a dire a dire quale modello di applicazione e di esportazione globale del digital made in Europe. La scelta è diversa e si fonda sulla consapevolezza che i sistemi di Ai hanno sicuramente una dimensione transnazionale, ma la risposta a queste nuove sfide deve essere innanzitutto europea, perché la cornice valoriale del Vecchio continente necessita di garanzie ulteriori rispetto agli standard globali.

La tentazione di cedere al fascino di politiche liberali o eccessivamente sovraniste in ambito digitale è molto forte. Da un lato, il modello americano, guidato dal dogma della concezione sacrale del Primo emendamento, che tutela la libertà di espressione, sembra costituire un limite invalicabile alla regolazione delle tecnologie digitali e, in particolare, degli attori coinvolti nella loro implementazione, ad iniziare dalle big tech. Anche se l’amministrazione Biden ha posto maggiormente l’attenzione a questi temi e alcuni Stati federati hanno anche ristretto l’utilizzo delle tecnologie biometriche da parte della polizia, tuttavia non è semplice prevedere un cambio di rotta. Dall’altro lato, il modello cinese propone un controllo pervasivo di carattere pubblicistico su tali tecnologie, come dimostrato dall’esempio del social credit system, nonché sulle imprese nazionali come Alibaba e Tencent.

Tuttavia, tale sistema risulta incompatibile con i sistemi di protezione della libertà di iniziativa economica e di tutela delle libertà individuali che caratterizzano il codice genetico delle democrazie liberali. Rispetto a tali modelli, la proposta della Commissione, prima che sul piano giuridico e tecnologico, si caratterizza per una forte base culturale e valoriale: cercare una via europea all’intersezione tra tutela dei diritti e promozione di uno sviluppo sostenibile dell’intelligenza artificiale.

L’idea è quella di un capitalismo digitale costituzionalmente temperato in cui proporzionalità e ragionevolezza siano le stelle polari. Si potrà certamente contestare la proposta nel merito, ma certo non si potrà dire che non vi è una visione prospettica chiara, rispetto al vuoto programmatico e alla sola attenzione ai profitti e all’accelerazione lungo i percorsi dell’innovazione, che sembra caratterizzare le esperienze dei poli geopolitici concorrenti.

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