ciclismo

La Tirreno-Adriatico a Roglic. Per la Sanremo l’Italia spera in Viviani

di Dario Ceccarelli


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Primoz Roglic (Ansa)

3' di lettura

Eccola di nuovo. Come quella canzone degli Anni Sessanta che fa tanto primavera. Sabato 23 marzo si corre la Milano-Sanremo numero 110 con 175 corridori e 25 squadre alla partenza da via della Chiesa Rossa. Una corsa affascinante, e densa di storia, che una volta dava il via alla stagione ciclistica.

Una volta. Adesso è un'altra storia. Perché oramai il ciclismo moderno è già in pista da più di due mesi. In Australia, in Spagna, in Colombia, negli Emirati Arabi, e infine in Francia (Parigi-Nizza) e in Italia con l'ultima edizione della Tirreno Adriatico finita a San Benedetto del Tronto con la vittoria dello sloveno Roglic, con l’inglese Adam Yates beffato nella crono conclusiva per soli 31 centesimi.

Una spazio breve come un battito di ciglia, ma tanto è bastato a Roglic, sempre più lanciato verso una carriera prestigiosa. Da ex saltatore di sci, lo sloveno, 29 anni, è ormai una certezza. Forte in salita, spericolato, in discesa, ottimo a cronometro, dopo aver conquistato Romandia, Paesi Baschi, Emirati e Slovenia il nuovo vincitore della corsa dei Due Mari si è già candidato per il prossimo Giro d'Italia. «Correrò per il podio», ha detto con la sua vocina flebile. Si vedrà.
Quello che invece si è già visto, è l’amaro bilancio degli italiani. Nessuno azzurro tra i primi dieci. Non era mai accaduto dalla prima edizione della Tirreno-Adriatico. Il migliore (11esimo) è stato Alberto Bettiol, giovane promessa toscana che col secondo posto nella crono recupera diverse posizioni.

Vincenzo Nibali, in ritardo di condizione, è solo quindicesimo. Ha faticato molto, cercando più di migliorare la forma che raggiungere qualche risultato. Però, anche l'anno scorso, quando poi vinse a Sanremo con un exploit straordinario, non aveva poi fatto granché. Il siciliano è un talento assoluto, quindi può sempre stupire. Certo, per ora non è tra i favoriti, ma forse è meglio così. Sarà più libero di inventare qualcosa, una delle sue specialità.

In questo panorama, che conferma il declino generale del nostro ciclismo, svetta invece Elia Viviani, vincitore a Foligno su Sagan e Gaviria. Il veronese, oltre che disporre di una squadra fortissima (Deceuninck -Quick Step) è in una condizione strepitosa. In un arrivo in volata non dovrebbe aver concorrenti. Ma la Sanremo è un po' come il derby di Milano, sfugge a qualsiasi logica, e quindi è meglio non farsi troppe illusioni. Anche se una vittoria di Viviani, in maglia tricolore, sarebbe uno spot formidabile per tutto il movimento.

Nella squadra di Viviani, c'è però il vero favorito di questa Sanremo, e cioè il francese Julian Alaphilippe, vincitore di due tappe alla Tirreno-Adriatico. Lui è l’osservato speciale, avrà tutti contro, ma può contare sull’ottima intesa con Viviani. Diciamo che si vedrà in corso d’opera quale delle due frecce sia meglio scoccare.

Un altro da tener d'occhio è Fernando Gaviria. Il colombiano è uno dei maggiori sprinter in circolazione. Imbattibile negli ultimi metri, finora si è nascosto. Ma va monitorato. Soprattutto da Viviani, che lo considera il suo più temibile rivale. Altri da tenere sotto controllo sono l’olandese Tom Dumoulin, quarto a Recanati, e Greg Van Avermaet, uno che la Sanremo la conosce come le sue tasche (ne ha disputate 11).

Intanto, mentre il nostro ciclismo si fa più piccolo, gli altri crescono. L'ultima novità viene dal Team Sky che è stata acquistata dal colosso chimico Ineos guidata dall’uomo più ricco della Gran Bretagna, il magnate Jim Ratcliffe, ciclista appassionato con un patrimonio di 25 miliardi di euro, scusate se è poco. Per Sky, che entrò nel ciclismo, nel 2010, è un'altra tappa storica. Secondo i siti inglesi, ci sarà anche un incremento di budget (da 35 a 42 milioni di euro a stagione).

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