L’intervista

«La Toscana deve innovare di più»

di Silvia Pieraccini

La sede di ChiantiBanca

3' di lettura

«Nei prossimi due anni vogliamo crescere e rafforzarci, continuando a sostenere il territorio e migliorando gli indici di solidità e di rischio. Per questo stiamo per cedere altri 50 milioni di Npl (i crediti deteriorati) con l’obiettivo di scendere intorno al 10% degli impieghi nel 2023» (oggi il tasso è all’11,8%, ndr). Maurizio Farnesi, 59 anni, pistoiese, laureato in giurisprudenza, da quattro mesi è il direttore generale di ChiantiBanca (dopo esserne stato vicedirettore vicario), la banca di credito cooperativo del gruppo Iccrea che ha sede a San Casciano Val di Pesa (Firenze), 44 filiali in sette province toscane, 420 dipendenti, 3 miliardi di raccolta diretta (più 900 milioni di raccolta indiretta) e 2,3 miliardi di impieghi, prima in Toscana per numero di soci con 28.400 e al quinto posto in Italia (è sesta nel gruppo Iccrea per totale attivo, pari a 4,1 miliardi).

Una carriera tutta nel mondo del credito, Farnesi manifesta «cauto ottimismo» sulla ripresa economica e guardando alle 24mila imprese clienti di ChiantiBanca - di cui 23mila di taglia micro, 1.000 Pmi e 53 grandi imprese - vede la ripartenza soprattutto per i settori turismo, ristorazione, costruzioni e vivai.

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Maurizio Farnesi, 59 anni, da quattro mesi è il direttore generale di ChiantiBanca

Direttore, qual è oggi il primo obiettivo di ChiantiBanca?

Lo sforzo di quest’anno sarà coprire i crediti “Stage1” (cioè quelli a basso rischio o che non lo hanno peggiorato) e “Stage2” (che hanno avuto un incremento significativo del rischio deterioramento), e lo faremo con gli utili (6,6 milioni nel primo semestre 2021, ndr). Questo comporterà un costo del credito più elevato, con tassi che passeranno dall’1,2 all’1,6%, ma è l’operazione che ci fa stare più tranquilli per il futuro.

Che effetti avrà l’aumento del costo del credito?

Beh, anche se sembra strano gli utili oggi non si fanno più dagli impieghi, ma dai servizi e dalla finanza. Per questo stiamo sviluppando un’attività di consulenza, nel rispetto della tradizione e dei valori del credito cooperativo, per passare dalla raccolta diretta alla raccolta qualificata e amministrata.

Ma come si fa a combinare gli obiettivi classici di mutualità con le richieste del mercato?

La sfida sarà proprio trovare l’equilibrio tra i valori del credito cooperativo e il rispetto degli indici di bilancio richiesti dall’appartenenza a un gruppo bancario. È la sfida della trasformazione, il salto di mentalità che abbiamo davanti.

Davanti avete anche le moratorie dei prestiti concesse causa Covid, che scadranno al massimo il 31 dicembre prossimo. Quante sono state?

Da marzo 2020 abbiamo “congelato” 980 milioni di euro per un totale di 10.169 pratiche. A oggi sono ancora in corso moratorie per 280 milioni. Alla luce di questi numeri aumenteremo, appunto, le coperture per i crediti “Stage1” e “Stage2”.

Siete allarmati?

Allarmati no, attenti sì. Molto dipenderà dai settori in cui le aziende operano.

Vi preoccupano i nuovi prestiti Covid concessi con le garanzie statali, che ora si stanno riducendo?

Abbiamo erogato 196 milioni di euro, per un totale di 4.608 pratiche. Per adesso teniamo questi crediti in portafoglio; nel momento in cui dovesse verificarsi l’insolvenza e dovessimo andare a escuterli, vedremo cosa accadrà.

A cosa sono servite queste nuove erogazioni, a tamponare le crisi di liquidità o a fare innovazione?

Durante la pandemia le aziende erano molto concentrate sulla tenuta. Sul fronte innovazione la Toscana deve spingere di più, così come sulla patrimonializzazione delle aziende.

Torniamo alla banca. Il sostegno al territorio in cosa si traduce?

In 900mila euro di sponsorizzazioni, contributi e beneficenza fatte nel 2020; sono già 450mila euro nel primo semestre 2021.

ChiantiBanca nel 2010 si è fusa con la banca di credito cooperativo di Monteriggioni, poi nel 2016 con quelle di Pistoia e Area Pratese. Nei mesi scorsi avevate avviato il dialogo con Banco Fiorentino e Banca Alta Toscana per una fusione a tre, poi sfumata. Il futuro è nelle aggregazioni?

La fusione con Monteriggioni è stata l’unica, all’interno del mondo del credito cooperativo toscano, che ha unito due banche sane, che non avevano problemi. Nel momento in cui dovessimo tornare a parlare di aggregazioni l’obiettivo dovrebbe essere esattamente questo: non il salvataggio di qualcuno, ma la valorizzazione e il miglioramento delle performance. ChiantiBanca non ha alcun semaforo rosso (il sistema usato da Iccrea per segnalare indici allarmanti), ma in questo momento all’orizzonte non ci sono accordi.

Quindi andrete avanti da soli?

Nei prossimi due anni vogliamo continuare a rafforzarci e a crescere grazie ai nostri punti di forza che sono la conoscenza dei clienti, la velocità di risposta e la possibilità di soddisfare chi magari vuole un mutuo e ha un problema catastale. La cessione di altri 50 milioni di Npl, la quinta che facciamo, va nella direzione di migliorare la nostra solidità (oggi il Cet1 è al 12,81%, ndr). Abbiamo pure
ripreso ad assumere, dopo molti anni, e non solo per sostituire chi va in pensione.

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