sistema moda

La tracciabilità del made in Italy chiave per la crescita. Ma serve il sostegno del governo

di Silvia Pieraccini


Fra i padiglioni di Pitti95 nel giorno dell’apertura (foto Aka Studio-Collective)

3' di lettura

Schiacciare il pedale dell'acceleratore per conquistare altri primati. L'industria italiana della moda non si lascia intimorire dai rallentamenti di alcuni mercati come Russia, Francia e Regno Unito e dai venti di protezionismo che spirano dagli Stati Uniti, e punta a nuovi traguardi per dare risposta alle esigenze dei consumatori mondiali. Ma chiede il sostegno del Governo per continuare a marciare.

La rotta da seguire è stata disegnata ieri a Firenze all'inaugurazione dell'edizione numero 95 del salone Pitti Uomo, il più importante appuntamento mondiale della moda maschile (1.230 marchi per il 46% esteri presentano le collezioni per il prossimo autunno-inverno), una “fiera” che attira circa 25mila buyer da 100 Paesi. «Faccio appello agli operatori del settore a investire in sostenibilità», ha detto Marino Vago, presidente di Sistema moda Italia (Smi), ricordando che in questo campo la filiera del tessile-abbigliamento si è mossa da tempo e ha cinque anni di vantaggio sui competitor. «Ma la sostenibilità – ha aggiunto Vago, imprenditore tessile oltre che presidente di Smi – esiste solo se c'è la tracciabilità».

Sul tavolo è così tornato, a sorpresa, il tema della tracciabilità delle produzioni, che per anni e anni ha rappresentato una battaglia del settore moda (declinato nell'obbligo dell'indicazione di origine, il cosiddetto “made in”) per poi affievolirsi a causa dello scarso interesse mostrato da Bruxelles. O meglio: dai Paesi del Nord Europa dell'Unione europea. «Dobbiamo trovare un modo per presentarci insieme, con un unico processo – ha proposto Vago –. Partiamo con una tracciabilità volontaria, in modo da dare l'esempio e da spingere la Commissione europea a valutare l’opportunità di far sapere al consumatore dove le cose vengono fatte. Una volta che il consumatore saprà dov'è fatto il prodotto, in Italia, ci pensiamo noi a fargli capire che è ben fatto, bello e sostenibile».

Gli investimenti nella sostenibilità e nella tracciabilità, secondo il presidente di Smi, dovranno essere accompagnati dagli aiuti economici del Governo: da qui la richiesta indirizzata al sottosegretario allo Sviluppo economico, Michele Geraci, di «aumentare il sostegno al settore che è stato fatto negli anni passati, e che ha dato risultati molto significativi in termini sia di volumi, che di export e di bilancia commerciale». Geraci non si è sbilanciato, limitandosi a dire che le risorse che il Governo destinerà al sistema moda saranno «una sorpresa positiva», mentre il neo presidente dell'Agenzia Ice, Carlo Maria Ferro, ha aggiunto che il piano di promozione è in via di definizione e che «il supporto alla moda per il 2019 sarà sugli stessi livelli del 2018».

Per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, occorre «fare i conti con le potenzialità e andare oltre la manovra economica»: il Paese deve «puntare sull'industria ad alto valore aggiunto e eliminare i divari su occupazione, inclusione dei giovani e infrastrutture», ha aggiunto augurandosi che, per quanto riguarda Firenze, si costruisca la nuova pista dell'aeroporto. Un'opera sollecitata anche dal sindaco Dario Nardella che ha sottolineato come ora Pitti Uomo abbia bisogno, per crescere ancora, di una «porta d'Europa altrimenti parole come creatività, innovazione e visione resteranno vane».

Alla crescita di Pitti Uomo lavora anche, da pochi mesi, Antonella Mansi, presidente del Centro di Firenze per la moda italiana (Cfmi) che controlla la società operativa Pitti Immagine, nata 30 anni fa, un compleanno festeggiato con un francobollo dedicato, il cui primo annullo è stato fatto ieri da Poste Italiane. «Pitti deve essere sempre più un grande motore di sviluppo per il territorio e non solo –, ha detto Mansi –. Abbiamo intenzione di far “vivere” Pitti ancora di più a Firenze», ha aggiunto.

Il presidente di Pitti Immagine e di Confindustria Moda, Claudio Marenzi, ha definito la kermesse fiorentina «la più grande manifestazione di moda maschile mondiale» e ricordato i risultati positivi che ha portato la collaborazione intrapresa negli ultimi anni tra Pitti e la Camera nazionale della Moda, l'associazione guidata da Carlo Capasa che organizza, tra le molte cose, le quattro fashion week milanesi. L'asse Firenze-Milano continuerà: «Ora lavoriamo per rimanere leader», ha promesso Marenzi citando i dati di una ricerca Launchmetrics sull'impatto mediatico delle settimane della moda, che vede quella dell'uomo battezzata Firenze-Milano in testa con più di 59 milioni di euro, davanti a Parigi con 49 milioni.

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