Energia

La transizione ecologica: il nodo delle Regioni

di Fiorella Lavorgna

(anatoliy_gleb - stock.adobe.com)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - L'aumento dei prezzi dell'energia e il mutamento del contesto internazionale spingono i paesi europei, e soprattutto l'Italia fortemente dipendente dalle importazioni di gas, a trovare alternative per l'approvvigionamento energetico. La strategia dell'Italia punta sulle energie rinnovabili, tuttavia la transizione ecologica per compiersi non ha bisogno solo di fondi economici, ma anche del buon funzionamento della macchina amministrativa. Il report R.E.gions 2030, presentato da Elemens e Public Affairs Advisors, accusa le Regioni di operare una strenua opposizione ai procedimenti di valutazione dell'impatto ambientale, di fatto bloccando gli investimenti nelle rinnovabili. Il piano del governo, presentato a luglio 2021 dal Ministro Cingolani prevede che entro il 2030 la produzione di energia eolica debba raddoppiare, cosi' come il fotovoltaico. Eppure, su 47 pareri presentati dalle Regioni sulle procedure di approvazione di Via nazionale, 46 sono stati negativi. Secondo il rapporto, la lentezza delle procedure affligge anche le quelle autorizzate, ma con troppo ritardo. Trascorsi gli anni le tecnologie possono diventare obsolete, e si rende necessaria una nuova autorizzazione per una variante progettuale, e il ciclo ricomincia.

Lo sviluppo delle rinnovabili

Raffaele Cattaneo, assessore per l’Ambiente e il Clima della Regione Lombardia, commenta: “Se in Lombardia volessimo raggiungere l’obiettivo dei 2,44 GW con il fotovoltaico, significherebbe trovare circa 5.000 ettari per gli impianti. Ciò equivale a dire che ogni comune lombardo dovrebbe trovare tre campi da calcio da destinare ai pannelli”. E infatti, il rapporto presentato da R.E.gions2030, che monitora i processi di sviluppo delle energie rinnovabili nelle regioni italiane, mette in luce come siano proprio gli enti locali a fermare il processo. È stato questo il caso anche della Regione Lazio che con una moratoria ha bloccato lo scorso agosto le installazioni degli impianti. L’assessore per la Transizione Ecologica Roberta Lombardi però spiega che la moratoria è stata necessaria per due ragioni. Primo, provvedere alla stesura di una mappa delle aree non idonee al fine di dare certezza agli investitori privati che avrebbero potuto vedere i propri progetti bloccati dalle sovraintendenze. Secondo, coniugare lo sviluppo delle rinnovabili con le attività produttive del territorio e facilitare il loro sviluppo in maniera più spedita. La moratoria si concluderà a metà aprile con la presentazione della mappa.

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Centralizzazione, localizzazione e solidarietà

La transizione ecologica è al centro sia del Pnrr che dei fondi di coesione. Queste risorse interessano anche le aziende private che intendono investire nelle rinnovabili. Restano però dei nodi da sciogliere che hanno a che vedere sia con le procedure, che spesso sembrano in contrapposizione l'una con l'altra, che con degli aspetti culturali. All'interno del MITE oggi esistono due commissioni di Valutazione dell'Impatto Ambientale, di cui una dedicata completamente ai progetti del Pnrr. Allo stesso tempo le Regioni lamentano l'accentramento delle procedure da parte dello Stato, e rivendicano maggiore autonomia nella decisione di dove collocare gli impianti. L'aspetto culturale ha invece a che vedere con il concetto di solidarietà energetica. L'Italia abbonda di fonti rinnovabili, ma queste non sono equamente distribuite sul territorio nazionale. La mentalità del 'non nel mio giardino' è ancora troppo diffusa. L'obiettivo della solidarietà energetica nazionale non puo' che essere raggiunto con un'opera di pianificazione territoriale di cui le regioni si facciano portatrici. Eppure, la maggior parte non si e' ancora dotata di un Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), le uniche che lo hanno fatto sono Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Sicilia e Piemonte. E secondo il MITE, i luoghi dove le fonti rinnovabili sono abbondanti non possono restare senza pianificazione.


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