Energia e Ambiente

La transizione sia equa e rapida. Serve accelerare sulle riforme

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

I fondi per la transizione energetica ci sono, ma per riuscire a spenderli bisogna accelerare le riforme. È questo il messaggio principale da parte delle imprese emerso nella giornata inaugurale dell’Italian Energy Summit, organizzato da 24 Ore Eventi con Il Sole 24 Ore, che ha visto la presenza online di oltre 1.600 partecipanti. Oggi la seconda giornata. Il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha puntato l’indice sul nodo principale nella sfida «di proporzioni colossali» per la decarbonizzazione, il permitting. Il Governo è intervenuto col Decreto semplificazioni, ma servono altre, anche locali, hanno evidenziato le maggiori società energetiche intervenuti al convegno. «Il Recovery Plan possa essere una leva per un ulteriore snellimento nelle procedure – afferma Giuseppe Gola, ceo di Acea. – In particolare servirebbe un maggiore coordinamento tra Governo nazionale e Regioni».

Frank Meyer, che da aprile guida E.on Italia, ha fiducia: «Siamo nel Paese giusto al momento giusto, il Governo Draghi ha fatto della transizione una priorità e ha già dimostrato di saper prendere decisioni».

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Bisogna fare in fretta, anche per non perdere i fondi Ue. «La pandemia si sta sconfiggendo con misure straordinarie e credo che anche in campo autorizzativo dovremmo fare lo stesso, il sistema di permitting va rivisto in profondità», esorta Paolo Merli, ad di Erg. «Si parla di transizione digitale, ma dovremmo parlare di transizione burocratica», è l’invito di Paolo Gallo, ad di Italgas. Anche per Fabrizio Di Amato, presidente di Maire Tecnimont, «è importante non solo attrarre capitali ma anche avere corrette procedure». Per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili Simone Demarchi, ceo di Axpo Italia, invita anche a fare più affidamento sul mercato: «Lo strumento dei Ppa (Power Purchase Agreement) è fondamentale per evitare incentivi che poi si scaricano in bolletta. Per farli decollare il problema principale è accelerare il permitting, ma anche il sistema finanziario deve maturare». «Sui temi autorizzativi forse una semplificazione ulteriore è necessaria», concorda il ceo di Terna, Stefano Donnarumma, mentre Renato Mazzoncini (A2A) evidenzia come i maggiori ostacoli alla realizzazione delle infrastrutture sorgano a livello locale: «Credo che le istituzioni debbano prendersi più responsabilità, dal livello regionale a quello nazionale». Per vincere la sindrome Nimby la presenza sul territorio può essere decisiva: «È necessario recuperare il tema della fiducia, rieducare la popolazione, portare le persone dentro gli impianti», sottolinea Gianni Vittorio Armani, ceo di Iren. Massimo Quaglini, ad di Edison Energia, concorda: «Con la collaborazione di tutti, cittadini e imprese, si realizza la transizione». È fondamentale peraltro che la transizione sia non solo rapida ma soprattutto equa. «Abbandonando le ideologie e unendo le forze, si possono traguardare anche gli obiettivi del Fit-for-55», assicura Giuseppe Ricci, presidente di Confindustria Energia, convinto che «quella che sembra una sfida impossibile può diventare una grande opportunità applicando tutte le integrazioni e le sinergie, senza lasciare indietro nessuno». «Crescita economica e benessere sociale da una parte, rispetto per il pianeta dall’altro», sintetizza Valeria Termini, economista e membro dello UN High Level Dialogue on Energy 2021-COP26. «Assistiamo a un cambio di paradigma del modello energetico senza precedenti», osserva Francesco Gagliardi, partner KPMG, e anche all’interno delle imprese «il principale driver del cambiamento sarà il tema della valorizzazione del capitale umano».

Anche il tema dei rincari è emerso più volte durante il convegno. Per le materie prime necessarie alla transizione Valerio Battista, ceo di Prysmian, pensa che «ci vorranno sei mesi-un anno, poi torneremo a una situazione più normale». Quanto all’impennata del gas, più che triplicato di prezzo da inizio anno, il Tap nei limiti del possibile ci ha aiutato, ricorda il managing director Luca Schieppati: il gasdotto non solo ha aggiunto diversificazione alle fonti, ma «ha contribuito ad azzerare lo spread tra Psv e Ttf, senza avremmo pagato il gas ancora più caro».

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